Vaccini: in un mese evitati 11mila morti. Studio Ceds Digital: senza profilassi l’Italia sarebbe in lockdown

Con il 100% di popolazione immunizzata i morti sarebbero invece il 40% in meno

Vaccini: in un mese evitati 11mila morti. Studio Ceds Digital: senza profilassi l Italia sarebbe in lockdown
di Valentina Arcovio
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Domenica 2 Gennaio 2022, 22:27 - Ultimo aggiornamento: 3 Gennaio, 14:20

Tra i mille dubbi e le altrettanto numerose incognite di questa pandemia, possiamo contare su un’unica certezza: i vaccini. Se non fossero stati somministrati così diffusamente in tutta Italia, oggi la situazione sarebbe ben diversa, un disastro. A quantificare il contributo della campagna di vaccinazione anti-Covid, sono i stati tecnici di Ceds Digital per Il Messaggero in una nuova elaborazione effettuata a partire dai dati sui contagi, sui ricoveri ordinari e in terapia intesiva, e i decessi. Ebbene, i risultati sono molto eloquenti: considerando il 14 ottobre come inizio della quarta ondata, senza i vaccini l’Italia avrebbe oltrepassato le prime soglie di rischio di occupazione dei posti letto nei reparti ordinari e nelle terapie intensive - in pratica lo scenario attuale - già da molto tempo. Più precisamente a metà novembre e avrebbe rapidamente raggiunto, intorno al 10 dicembre, numeri da «zona rossa». In pratica, senza i vaccini avremmo trascorso un altro Natale in lockdown. Perché senza misure restrittive, secondo le stime di Ceds Digital, i reparti ordinari e le terapie intensive sarebbero stati occupati per quasi il 60 per cento da pazienti Covid-19. Solo dal 21 novembre al 21 dicembre ci sarebbero stati ben 11.000 decessi in più; quasi 8.000 ingressi in più nelle terapie intensive e 53.000 in più in area medica.

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Scenario ottimistico

Numeri spaventosi, ma che sono comunque sottostimati. Va infatti sottolineato che quello descritto è uno scenario assolutamente ottimistico, poiché il modello di Ceds Digital è stato costruito ipotizzando la stessa circolazione virale che abbiamo avuto con la stragrande maggioranza di popolazione vaccinata. Cioè il modello non ha tenuto conto di un altro effetto fondamentale dei vaccini e cioè la loro eccezionale capacità di ridurre statisticamente anche la circolazione del virus. È bene ribadirlo: ridurre, ma non annullare. I vaccini, infatti, non essendo dispositivi di protezione fisici, non possono impedire al virus di entrare attraverso le vie aeree, ma il sistema immunitario della persona vaccinata, riconoscendo il virus, interviene molto prima nel bloccarne la replicazione. È in questo modo che si riduce statisticamente sia il tempo in cui si è contagiosi che il rischio di progressione in malattia grave. Di contro, se si fossero vaccinati tutti gli italiani, Ceds Digital ha calcolato che ci sarebbero stati il 40 per cento in meno sia di morti che di ospedalizzati.

Il contributo della campagna di vaccinazione è evidente anche solo studiando gli attuali dati dei pazienti Covid-19 ospedalizzati. Infatti, la proporzione fra vaccinati e non vaccinati non lascia dubbi: in tutte le classi d’età chi non si è sottoposto alla vaccinazione ha un rischio di sviluppare una malattia grave e di morire estremamente maggiore. Dal report del 24 dicembre dell’Istituto superiore di sanità (Iss) emerge come, dal 21 novembre al 21 dicembre, i ricoverati non vaccinati in area medica sono stati il 47 per cento del totale, il 64 per cento nelle terapie intensive e il 42 per cento dei quasi 2.000 deceduti. Letti così, i numeri dei non vaccinati e quelli dei vaccinati sembrerebbero comparabili, ma è solo per il cosiddetto “effetto paradosso”: essendo i non vaccinati una piccola minoranza della popolazione italiana, quel 42 per cento di morti No vax è in realtà un numero enormemente alto. Se poi si vanno a considerare i dati per fascia di età si può subito notare che, per quanto riguarda i pazienti clinicamente giovani (ovvero sotto i 60 anni d’età), i non vaccinati costituiscono l’assoluta maggioranza. Precisamente, oltre l’80 per cento di tutti i ricoveri in terapia intensiva e di tutti i deceduti. Nella fascia d’età 12-39 anni, infatti, quasi l’82 per cento dei pazienti Covid-19 ricoverati in terapia intensiva non è vaccinato, così come non era immunizzato l’80 per cento dei pazienti della stessa fascia d’età deceduti. Statistiche simili sono state registrate anche nella fascia d’età 40-59 anni: quasi l’84 per cento dei pazienti ricoverati in terapia intensiva non era vaccinato, così come non era immunizzato il 72 per cento circa dei pazienti deceduti. 

Rasi

«È indubbio che il vaccino anti-Covid ha rappresentato una svolta in questa emergenza globale», dice Guido Rasi, consulente del commissario per l’emergenza Covid Figliuolo e direttore scientifico di Consulcesi. «I dati mostrano chiaramente che coloro che non si sono vaccinati, non solo sono più a rischio contagio, ma hanno un rischio più alto di riportare esiti più gravi», conclude.

 
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