Rixi: «Valichi e Roma-Pescara, porteremo il Sud in Europa»

Parla il viceministro alle Infrastrutture: «Fondi soltanto per le opere utili al Paese. Un errore sommare le risorse del Pnrr con quelle nazionali, serve più flessibilità»

Rixi: «Valichi e Roma-Pescara, porteremo il Sud in Europa»
di Umberto Mancini
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Venerdì 9 Dicembre 2022, 00:34 - Ultimo aggiornamento: 06:29

«Decideremo delle priorità, saremo pragmatici, realizzando le opere che servono davvero al Paese, consapevoli che ci sono gli extra costi legati al boom delle materie prime e i problemi di liquidità delle imprese». Il vice ministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi, della Lega, fresco di deleghe, va subito al punto, illustrando la strategia dei prossimi mesi che ispirerà, tra l’altro, la selezione tra le tante opere da fare nei prossimi mesi.

Viceministro, da dove pensate di partire?
«Partiremo da un punto fermo che ispira l’azione del governo: vogliano portare tutto il Paese alla stessa velocità, dal Sud al Nord, senza esclusioni ma con sano realismo, sbloccando opere ferme da decenni, migliorando le connessioni intermodali, riavviando i lavori sulle reti autostradali e per quelle ferroviarie. Ma occorre puntare anche sui valichi alpini, lo sviluppo dei porti, quello degli aeroporti».

Quanta attenzione pensate di dedicare al Ponte sullo Stretto di Messina?
«Rilanceremo tanti progetti, ma con senso di responsabilità. Non c’è infatti solo il Ponte sullo Stretto, necessario a unire e collegare tutta l’Italia all’Europa, ma lo sblocco di 15 miliardi per ammodernare la rete autostradale, soldi che sono tuttora congelati. Così come andrà affrontato il tema dei valichi alpini. Lì c’è il problema del tunnel del Bianco che dovrà andare in manutenzione. Vanno accelerati i lavori per il Brennero, sul Tenda e a Ventimiglia, per garantire al Paese di essere connesso in sicurezza con l’Europa, in attesa del completamento della Tav. Ma c’è grande attenzione anche per il Centro Italia e per il Sud».

Si riferisce alla linea ferroviaria Roma-Pescara e all’autostrada A24-A25?
«La tratta ferroviaria che collega i due mari va fatta, tenendo conto ovviamente dei tempi di realizzazione. Stesso discorso per l’autostrada che collega il Lazio e l’Abruzzo che necessita di lavori importanti. Bisogna eliminare i colli di bottiglia, avere grande attenzione per i pendolari, per chi lavora, non solo per l’Alta velocità».

Come verranno rimodulati i fondi del Pnrr? Ci sono almeno 30 miliardi in ballo più i fondi nazionali...

«Avere messo insieme le risorse del Pnrr e quelle nazionali è stato un po’ azzardato, sarebbe stato meglio avere margini di manovra diversi, più flessibili. Di certo accelereremo tutti i processi autorizzativi, taglieremo i tempi ma una selezione sarà inevitabile».

Però mettendo insieme le due linee di investimento potete contare su una bocca di fuoco più importante, soprattutto con tappe obbligate.
«Guardi che se tutti i progetti fossero realizzati dovremmo fare 500 chilometri di gallerie, un impegno impossibile da sostenere in qualsiasi Paese europeo. Faremo le opere in grado di essere realizzate nei tempi previsti, compatibili con le risorse a disposizione e con la loro utilità. Consapevoli, lo sottolineo, che ci sono poi altre emergenze da affrontare per la manutenzione del territorio, le frane, il dissesto idrogeologico. Dobbiamo fare di tutto per impedire che si ripetano tragedie come quella che ha devastato e messo in ginocchio Ischia». 

Chiederete più risorse anche in considerazione del fatto che, come ha denunciato l’Ance, c’è stato un incremento dei costi delle materie prime per la guerra e il caro energia?
«L’aumento dei costi delle materie prime sfiora mediamente il 35%, un dato oggettivo. L’obiettivo è consentire a persone e merci di viaggiare senza problemi. Per questo va anche implementata la rete ferroviaria, obsoleta in molte parti. Sull’Alta velocità Roma-Firenze, ad esempio, la commistione col traffico regionale è un limite. In altre zone invece i treni AV viaggiano come Intercity perché le linee non sono adeguate alle loro caratteristiche. E bisogna potenziare i servizi, a partire dal Wi-Fi su tutti i treni».

Dalla terra al cielo. A che punto siete nella trattativa per la privatizzazione di Ita Airways dopo lo stop al fondo americano Certares? 
«Come sa il dossier è in mano al ministero dell’Economia che è azionista unico della compagnia e che sta valutando la situazione. La mia posizione è chiara, da sempre sostengo che serve una soluzione italiana per Ita, che garantisca le rotte, i nostri hub, il made in Italy, il turismo. Sono convinto che un partner industriale come Lufthansa sia utile, certo servono garanzie sul fronte occupazionale e della governance. Ita rappresenta un asset strategico per il nostro Paese e va tutelato, anche alla luce delle ingenti risorse dello Stato impiegate in tutti questi anni. Sono convinto che si troverà una soluzione in tempi rapidi, il governo farà la sua parte».

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