Orte-Civitavecchia, il Tar boccia gli ambientalisti: «L'opera deve essere finita». Il contenzioso aperto nel 2001

I giudici respingono il ricorso delle associazioni verdi che volevano lo stop

Orte-Civitavecchia, il Tar boccia gli ambientalisti: «L'opera deve essere finita»
di Valentina Errante e Federica Lupino
4 Minuti di Lettura
Giovedì 8 Dicembre 2022, 00:23 - Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre, 09:22

Ricorso respinto. Il Tar del Lazio boccia i rilievi Wwf Italia, Lipu, Gruppo intervento giuridico e Italia nostra sulla “Trasversale Orte-Civitavecchia”. I giudici amministrativi, che hanno ritenuto infondati i rilievi mossi dalle associazioni contro la presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero della Transizione ecologica, hanno così evitato un nuovo arresto delle opere del “tracciato viola”, la cosiddetta variante di Tarquinia. Uno stralcio di un’opera che, già nel 2001, faceva parte delle «infrastrutture pubbliche e private e degli insediamenti produttivi e di preminente interesse nazionale da realizzare per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese». Nella sentenza viene ripercorso il lunghissimo iter della vicenda amministrativa, tra revisioni del progetto iniziale e un successivo ricorso al Tar, che aveva rispedito gli atti alla Presidenza del consiglio. Alla fine si era tornati al vecchio progetto. Ed è a quella sentenza del Tar che le associazioni facevano riferimento rivolgendosi ai giudici e sostenendo che non fosse stata ottemperata. 

Trasversale Orte-Civitavecchia, l'Anas tira dritto: gara d'appalto in vista


IL RICORSO


Secondo le Associazioni, il progetto, per il quale era stata decretata la valutazione di impatto ambientale nel 2004, difetterebbe della valutazione di incidenza. Inoltre il ricorso, che rischiava di bloccare ancora i lavori, evidenziava l’illegittimità dello stralcio funzionale.

Nel lungo iter dell’opera, un passaggio fondamentale è stato la richiesta di Anas, arrivata nel 2015 prima dell’avvio dei lavori del tratto da Monte Romano sino alla SS1 via Aurelia (ora autostrada A12). L’azienda proponeva una variazione del progetto (il cosiddetto “tracciato verde”), avviando una nuova valutazione di impatto ambientale (Via), visti gli elevati costi dell’opera. La nuova valutazione, arrivata nel 2017, era stata però negativa: si suggeriva invece (per contenere i costi) la suddivisione del terzo lotto, ossia il “viola” in due stralci funzionali (Monte Romano Est-Tarquinia e poi Tarquinia-Ss1 Aurelia). Nel 2018 il nodo sembrava essere sciolto, ma gli atti, impugnati al Tar, sono stati annullati a ottobre 2021. I giudici amministrativi avevano stabilito che c’era la possibilità «di realizzare l’opera seguendo un percorso differente, anche se maggiormente oneroso da un punto di vista finanziario». Il Consiglio dei ministri era quindi chiamato a rivedere il progetto, tenendo conto dei rilievi. L’Anas, dopo l’annullamento, presentava istanza per l’aggiornamento della valutazione di impatto ambientale evidenziando di voler riprendere il tracciato viola, suddividendo però l’opera in due stralci funzionali: il primo da Monte Romano Est a Tarquinia, il secondo da Tarquinia a Civitavecchia. L’opera otteneva tutti i permessi. Ma, per le associazioni, i permessi concessi violavano la precedente sentenza del Tar. 

Gli ambientalisti tornano alla carica: ''Completamento Orte-Civitavecchia, no allo spezzatino''


LE MOTIVAZIONI


Per i giudici la decisione di tornare al vecchio progetto costituisce «un’opportuna semplificazione procedurale». 
«Quanto poi alla mancata comparazione dei vari tracciati autostradali e all’omessa individuazione delle necessarie misure di mitigazione - si legge nella sentenza - va osservato che tali verifiche sono assorbite dal “recupero” del tracciato viola: difatti, l’amministrazione – che avrebbe potuto procedere ad una verifica sui percorsi – decideva discrezionalmente di impiegare un progetto già valutato dall’autorità di tutela ambientale. Tale scelta - conclude il Tar - appare coerente con i fini pubblici perseguiti, poiché, dovendo procedere al completamento dell’asse viario risulta logico riutilizzare un progetto che aveva già conseguito un giudizio di compatibilità ambientale che si estende sia alla comparazione dei percorsi, sia alle misure di mitigazione. In aggiunta, con il ritorno all’originario progetto, l’amministrazione ha raggiunto il risultato di snellire l’iter burocratico e avviare in tempi maggiormente rapidi la cantierizzazione di un’opera immaginata già negli anni ’60 del secolo scorso».
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA