«Dare più poteri a Roma»: parte l’iter della legge che Conte ha dimenticato

«Dare più poteri a Roma»: parte l iter della legge che Conte ha dimenticato
di Francesco Pacifico
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Sabato 14 Agosto 2021, 22:54 - Ultimo aggiornamento: 16 Agosto, 10:02

Il Paese deve ripartire da Roma. L’hanno ripetuto per mesi imprenditori (in primis il leader di Confindustria, Carlo Bonomi), ministri, presidenti di Regione del Centro Italia, convinti che l’Italia non riprenderà a crescere se il suo motore amministrativo e strategico, la Città eterna, non avrà gli strumenti per correre e competere con altre Capitali del Mondo. L’ha chiarito anche il prefetto di Roma, Matteo Piantedosi dalle nostre colonne, guardando alle ultime emergenze che affliggono Roma e ne rallentano lo sviluppo. «Su certe questioni, come i rifiuti e i trasporti, serve meno segmentazione delle funzioni e vanno finalmente ripensate le funzioni di Roma Capitale». Mentre Luca Bianchi, economista e direttore dello Svimez, ha ricordato che da Roma si deve partire per riattivare, «come sanno benissimo gli imprenditori, quelle filiere lunghe che passano per tutto il Paese» e sono collocate nelle diverse aree del Paese.

Giuseppe Conte, schiaffo a Virginia Raggi (e a Roma). Svolta nordista M5S: «Legge per Milano»

La proposta di Conte 

Ma a dispetto di questo scenario e di queste strategie Giuseppe Conte - per solleticare la pancia del Nord e far dimenticare il parassitario reddito di cittadinanza del suo governo che ha soltanto allontanato i giovani dal lavoro - ha proposto una legge speciale per rafforzare Milano. La stessa legge che Roma, per ottenere i poteri di ogni Capitale, attende da 40 anni. E che proprio Conte, quando era a Palazzo Chigi, si è dimenticato di far approvare, dando un ulteriore schiaffo a Virginia Raggi, Cinquestelle come lui.
Riforma dei poteri per Roma, Capitale questa sconosciuta. Anzi, una chimera. L’anno scorso anno qualcosa sembrava essersi mosso, tra ordini del giorno, audizioni alle Camere e convegni. Ma adesso questo processo iniziato negli anni Ottanta - il primo a parlarne è stato Bettino Craxi - è entrato nel congelatore istituzionale, o meglio si è perso nei meandri dei lavori parlamentari. Ci sono sei proposte depositate alle Camere, da altrettanti partiti, che la commissione Affari costituzionali, ha smesso di discutere negli ultimi mesi perché impegnata con altre priorità. Nonostante il tema sia sempre più centrale nel mondo produttivo del Paese, come ha spiegato a questo giornale e dopo in altre occasioni alla politica Carlo Bonomi, lombardo e leader di Confindustria: «Quella dei prossimi anni su Roma è una partita fondamentale, perché è essenziale per trainare anche il Mezzogiorno. Qui si gioca una partita per il futuro del Paese».

L'alternativa

Congelato al momento l’iter parlamentare, la Città eterna però potrebbe ottenere più soldi e più competenze per via traversa: grazie alla più generale riforma che il ministro per gli Affari regionali e alle autonomie, Maria Stella Gelmini, sta ultimando con i suoi esperti per introdurre in Italia il regionalismo differenziato. In estrema sintesi, maggiore gettito fiscale mantenuto sui territori come chiedono i governatori del Nord, i Lep, i livelli essenziali delle prestazioni invocati da quelli del Sud per fare spendere su asili e bus a Bari quanto si investe a Milano, mentre il Campidoglio, invece, potrebbe finalmente ricevere i fondi necessari per finanziare le funzioni (sicurezza, pulizia delle strade e trasporti) che permettono l’operatività di ministeri, ambasciate e aziende partecipate. Cioè delle attività di rappresentanza del Paese.

A settembre, in commissione Affari Costituzionali, è attesa una relazione dei tecnici della Gelmini, i quali propongono, cambiando l’articolo 114 della Costituzione, di dare a Roma alcune funzioni oggi in mano ai governatori come la potestà legislativa o il ricorso diretto alla Corte Costituzionale. Con questo nuovo status, simile a quello delle Regioni, il Campidoglio potrà attivare il cosiddetto federalismo asimmetrico previsto dall’articolo 116, e avere i poteri oggi concessi agli enti a Statuto speciale come la Sicilia o il Friuli-Venezia Giulia. A quel punto il futuro sindaco di Roma potrebbe con legge ordinaria attribuirsi una serie di competenze (attivare direttamente i fondi europei o riscrivere le funzioni dei Municipi) che hanno i suoi colleghi di tutte le capitali del mondo.

In commissione

Il condizionale è d’obbligo e non soltanto per i tempi lunghi dell’iter. Qualcosa in più si capirà a settembre quando la relazione dei giuristi chiamati dalla Gelmini arriverà in Commissione Affari costituzionali della Camera. Dove la politica dovrà decidere se rispondere finalmente alla questione romana oppure continuare con le sue liturgie. Lo stesso consesso a giugno ha creato un comitato ristretto per velocizzare i lavori della riforma e provare a unire in unico testo le sei proposte di legge depositate. Ma finora si è riunito una sola volta.

 

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