Napolitano, Ravasi si affida al Libro di Daniele e alla cultura pitagorica: «Possa brillare in cielo come le stelle di coloro che hanno indotto alla giustizia»

La citazione si basa su un assunto proveniente dal mondo pagano: i discepoli di Pitagora guardavano nelle notti stellate la via lattea e immaginavano che l'anima diventasse una stella

Napolitano, Ravasi si affida alla cultura pitagorica
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Martedì 26 Settembre 2023, 13:58 - Ultimo aggiornamento: 14:08

«I saggi rispenderanno come lo splendore del firmamento. Coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre». Il  cardinale Gianfranco Ravasi ha deposto sul feretro di Giorgio Napolitano «un fiore ideale, un fiore di parole». La sua orazione funebre per l'ex Capo dello Stato fa affiorare un passo biblico che suona da epitaffio. È un verso tratto dal Libro del Profeta Daniele. Ravasi spiega, quasi giustificando la citazione religiosa in un contesto totalmente laico, che è significativo il brano poichè «è desunto dalla cultura pitagorica, quindi dal mondo pagano: i discepoli di Pitagora guardavano nelle notti stellate la via lattea e immaginavano che l'anima diventasse una stella».

Il biblista racconta anche della sua amicizia con Napolitano («anche se il nostro dialogo è stato quasi sempre celato») e la racchiude in quattro fotografie tratte «dal lungo filmato del nostro rapporto».

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Ravasi e Napolitano, che rapporto avevano? Ecco quattro ricordi

Il primo ricordo risale al 1998 quando Napolitano era ministro dell'Interno e andò a Milano e volle visitare la Biblioteca Ambrosiana di cui Ravasi all'epoca era prefetto. «Dopo la visita è entrato nel mio studio e ho voluto mostrargli un testo. Ricordo le sue mani, l'emozione davanti all'autografo Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, una reliquia laica in un tempo ecclesiastico.

Lui andò subito a cercare le parole sulla pena di morte» 

«La seconda istantanea è nel 2010 quando entra in scena un personaggio ecclesiale con il quale ha avuto un grande legame, papa Benedetto XVI con il quale i dialoghi e gli incontri furono molteplici». Durante uno dei primi incontri Napolitano citò una frase tratta da uno dei suoi scrittori preferiti, Thomas Mann. «La frase era: il cristianesimo rimane una delle colonne portanti dello spirito occidentale e l'altra è l'antica cultura mediterranea. Naturalmente Papa Benedetto ripetè la stessa frase ma in tedesco che consoceva a memoria». 

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La terza istantanea fa entrare in scena la cutura e l'arte. «Napolitano era un uomo di altissima cultura e lo posso testimoniare. Lui mi citava l'incipit del Doctor Faustus e Giuseppe e i suoi fratelli di Mann. Ma poi c'era Dante. Nel suo studio aveva una edizione in miniatura della Divina Commedia e mi disse ogni tanto ne leggeva una pagina, come un breviario laico». 

Amava la musica. «Un giorno ascoltammo un concerto dove veniva eseguita l'Ave Verum di Mozart. Al termine dell'esecuzione mi disse: sono stati quattro minuti di bellezza ultraterrena».

Ravasi ha concluso la sua orazione evocando il Cortile dei Gentili ad Assisi, vale a dire il dibattito di cui furono protagonisti nel 2012. «Napolitano tenne una straordinaria lezione sul rapporto tra società e religione, ma soprattutto alla fine confessò il momento in cui lasciò da ragazzo la sua pratica religiosa. Ma conservando ancora, e vorrei citare una sua frase, a un intimo biosogno di raccogliemento sfuggendo alla pressione incessante di doveri e assilli che rischia di non riuscire a farci sollevare lo sguardo e la mente». 

Ravasi, infine, sempre riguardo a quel pomeriggio davanti alla Basilica di Assisi, riporta alla mente un altro passo del discorso di Napolitano e del suo dolore davanti al «visibile impoverimento ideale e culturale della politica che ha rappresentato il terreno di coltura del suo inquinamento morale. E nel dialogo tra credenti e non credenti», disse, è proprio la schiettezza a dare un esito fruttuoso «affinchè possano venire stimoli e sostegni nuovi per una ripresa di slancio ideale e di senso morale». 

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