Green pass, ipotesi tamponi gratuiti per i portuali: il rifiuto di Trieste al Viminale

«Spese a carico dei datori». I lavoratori No pass fanno muro, blocco vicino

Green pass, ipotesi tamponi gratuiti per i portuali: il blocco di Trieste preoccupa il Viminale
di Francesco Malfetano
5 Minuti di Lettura
Martedì 12 Ottobre 2021, 23:57 - Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre, 09:46

Manca ormai pochissimo all’entrata in vigore dell’obbligo del Green pass per accedere ai luoghi di lavoro. In alcuni settori però “l’ora x” del 15 ottobre potrebbe avere effetti critici. Tra questi c’è soprattutto quello portuale. Secondo sindacati e autorità infatti, tra i lavoratori dei porti italiani ci sarebbe circa un 20 per cento di non vaccinati. Un dato pressoché in linea con quello nazionale che però preoccupa per l’importanza strategica rivestita dal settore della logistica. 

Faq Green pass: chi attende il rilascio come andrà al lavoro? E le multe? Dai parrucchieri ai taxi, le risposte del governo

Tant’è che lunedì, non senza polemiche per il precedente creato, il ministero dell’Interno con una circolare inviata a tutti i prefetti ha sollecitato le imprese portuali perché «valutino di mettere a disposizione del personale sprovvisto di Green pass test molecolari o antigenici rapidi gratuiti». In altri termini, a dispetto di quanto accade in qualsiasi altro settore, si invita ad una mediazione con i lavoratori che in alcuni degli approdi italiani, ormai da giorni, minacciano di bloccare tutto se il governo non ritirerà l’obbligo della certificazione verde. 

Portuali, circolare del Viminale: «Aziende valutino tamponi gratis per non fermare le attività»

TRIESTE
La situazione più esplosiva è quella di Trieste, dove i lavoratori sono scesi in piazza rifiutando qualsiasi tentativo di mediazione e minacciando di non presentarsi sul posto di lavoro o di bloccare le attività a partire dal 15 ottobre. Al punto che il presidente dell’Autorità portuale del mare Adriatico Orientale, Zeno D’Agostino, è arrivato a minacciare le dimissioni se non si troverà un accordo. Per ora, nonostante le imprese del porto triestino si siano anche dette disponibili a pagare i test ai lavoratori fino al 31 dicembre, i portuali hanno rigettato l’intesa.

E questo preoccupa per almeno due motivi. In primis nel porto di Trieste, secondo il Coordinamento dei lavoratori portuali della città, si conterebbe il 40 per cento di operatori non vaccinati. Il doppio della media nazionale, e quindi una quota difficilmente gestibile. In secondo luogo, lo scalo è tra quelli cruciali per le rotte commerciali che partono dalla Turchia, dall’Est Europa o dal Medio Oriente. Ogni giorno vi sbarcano circa 3mila camion. E quindi, al di là dell’essere snodo centrale, ha a che fare con autotrasportatori o marittimi stranieri. Lavoratori che spesso sono vaccinati con Sputnik, il vaccino russo non riconosciuto dalla Unione europea, e che difficilmente vorranno sottoporsi ad un tampone. Un cortocircuito legislativo a cui, sperando nella collaborazione dei lavoratori italiani (e delle loro imprese), con buonsenso si può ovviare. Ad esempio installando, assieme alle Asl, dei centri per i test rapidi sulle banchine, in aree interne al porto o al suo ingresso. 

GLI ALTRI PORTI
Soluzione individuata, ad esempio, dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale (Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta), il cui presidente Pino Musolino spiega: «Abbiamo fatto valutazioni approfondite e per ora la situazione è sì da tenere sotto controllo ma non critica. Per capire il vero impatto però bisognerà aspettare venerdì e vedere quanti lavoratori esterni o anche stranieri arriveranno con il Green pass». Il porto attenzionato è quello di Civitavecchia che ha connessioni con Tunisi o con la Spagna, oltre ad essere punto d’approdo delle navi da crociera in arrivo da tutto il mondo. E quindi, pur contando a terra solo 4 dipendenti non vaccinati su 80, potrebbe dover fronteggiare una situazione difficile. A quanto trapela però, in linea di massima se dovesse servire le aziende che operano nel porto (concessionari e terminalisti) sembrano disposte ad aderire all’invito del Viminale, ma per ora si resta solo in attesa.

D’altronde a Roma come in Sicilia, in Puglia, nel porto di Ancona (dove i sindacati hanno indicato come «novità positiva» l’indicazione dei test a carico delle imprese) piuttosto che in quello di Salerno, ovvero in alcuni dei principali scali merci della Penisola, appare tutto sotto controllo. La sola altra città in cui, assieme a Trieste, sembra esserci qualche tensione è Genova, primo scalo italiano per traffici. Nel porto ligure però, le recriminazioni contro la certificazione verde si intrecciano alla trattativa per il rinnovo contrattuale dei lavoratori della compagnia portuale. Al termine di una lunga giornata di incontri tra sindacati e imprese non c’è ancora stata la fumata bianca. 
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA