GIUSEPPE CONTE

Governo, nel Pd crescono i dubbi sul M5S. Zingaretti: «Chi comanda, Conte o Di Maio?»

Domenica 1 Settembre 2019 di Mauro Evangelisti
Governo, nel Pd crescono i dubbi sul Pd. Zingaretti: «Ma chi comanda, Conte o Di Maio?»

«Ma alla fine chi comanda? Conte o Di Maio?». Nicola Zingaretti rilancia la domanda parlando al telefono con i suoi in serata. Pensare che al pomeriggio i Dem erano usciti dall'incontro sui programmi con Giuseppe Conte soddisfatti, dicendo: «Sono state accolte quasi tutte le nostre proposte».

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CASELLE
Quello che al Nazareno non comprendono è perché il premier, con il quale comunque in questi giorni si è mantenuto un canale di dialogo costruttivo, non riesca a sciogliere il nodo della formula dei vicepremier: due, uno o nessuno. L'impuntatura del capo politico del Movimento 5 Stelle, che ogni giorno riunisce i suoi per poi ripetere che lui alla posto di vicepremier non rinuncia, sta alimentando lo stupore di Zingaretti, abituato a trattative politiche più tradizionali, dove le due parti concedono qualcosa e ci s'incontra a metà strada. Cedere su tutto, ma proprio su tutto, con i pentastellati - presidenza del consiglio e vicepresidenza - risulta indigeribile. E l'insistenza di Di Maio potrebbe inficiare il percorso verso l'accordo. Per questo si spera nel capo dello Stato che anche ieri ha ricevuto Giuseppe Conte. Zingaretti ripete: «Noi vogliamo un governo nuovo, un governo di svolta». E dal Nazareno fanno passare un messaggio che va a sviluppare questo concetto: «Il cuore del problema è chiaro ed è questo: il Pd vuole fare un governo nuovo con i 5 Stelle e altri, di svolta e con un programma nuovo e scritto insieme. M5S invece vuole i voti del Pd e della sinistra per un governo 5 Stelle guidato da Conte e Di Maio». Sintesi: non siamo disponibili a fare la stampella di Conte e di Di Maio. Fin qui la linea ribadita da Zingaretti o da chi gli sta vicino. Poi, all'interno dei democrat, a partire dai renziani, c'è chi invita a non offrire pretesti a Di Maio che dall'inizio vuole fare saltare la trattativa magari per tornare a flirtare con Matteo Salvini: alla fine sulla casacca da vicepremier da lasciare al capo politico M5S si può anche cedere, perché s'incide maggiormente sull'azione del futuro governo puntando su deleghe più pesanti in cambio della concessione a Di Maio. «Il problema - dice qualcuno dal Pd - è che ogni volta alza la posta: per ogni cosa che concediamo, da Di Maio arriva una nuova richiesta. Per questo sarebbe utile capire se Conte abbia davvero la forza per governare la situazione».
 

Nel Partito democratico inoltre ora vogliono anche evitare un altro pericolo: i giorni che mancano alla presentazione della squadra da parte di Giuseppe Conte non devono trasformarsi in un poco lusinghiero spettacolo di wrestling su posti, poltrone e divisioni di dicasteri. Ecco perché ieri, al termine del confronto sui programmi tra le delegazione del Pd e Conte, sono stati ricordati quali sono i principali obiettivi del futuro esecutivo sostenuto dalla maggioranza rosso-gialla. Dicono: il vertice è andato bene, c'è stato il via libera a nostra proposta su taglio tasse sul lavoro a favore dei lavoratori, a una nuova legge su immigrazione; bene anche su infrastrutture, sostanzialmente accettate quasi tutte le proposte già discusse ai tavoli delle delegazioni nei giorni scorsi. E Zingaretti ricorda parlando del calo dei tassi per i Btp: «L'apertura di una nuova fase politica e di Governo ha già fatto guadagnare al Paese 600 milioni di euro, in prospettiva potrebbero essere 15 miliardi di euro che tornano alle famiglie».

CERTEZZE
Secondo i dem, Conte ha criticato aspramente Di Maio per le continue fughe in avanti. In serata le certezze si sono disperse e Zingaretti con i suoi ha osservato provocatoriamente: in questa storia dobbiamo capire se è più forte Conte o Di Maio, perché in questo modo è difficile davvero andare avanti. Paola De Micheli, vicesegretaria del Pd: «Non accettiamo ultimatum da M5S». La vicepresidente del Pd, Debora Serrachiani: «Abbiamo tante cose da fare e mi auguro che si possano fare con il Movimento 5 Stelle, non sulla base di un contratto ma di un accordo politico. Se non c'è questo, a mio avviso si va al voto, che affrontiamo non solo senza paura ma anche per vincere».
 

Ultimo aggiornamento: 13:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA