LUIGI DI MAIO

Governo, il timing della possibile crisi: voto a settembre ancora possibile

Giovedì 18 Luglio 2019
Governo, il timing della possibile crisi: voto a settembre ancora possibile

Il Quirinale vuole mettere in salvo la legge di Bilancio 2020 ed evitare assolutamente l'esercizio provvisorio. E per portare a casa questo obiettivo serve un governo in carica. Al Colle non sono giunte formalizzazioni di crisi ma ciò non toglie che Sergio Mattarella stia registrando con attenta preoccupazione le sempre più violente dichiarazioni di Matteo Salvini e Luigi Di Maio, i due «main sponsor» del governo di Giuseppe Conte. Come sempre succede quando la politica fibrilla, in Parlamento tutti tornano a speculare sui modi e i tempi di una crisi di governo.

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Inevitabilmente il Quirinale torna nel centro della tempesta e fioccano ipotesi e interpretazioni. «Cosa farà il presidente della Repubblica in caso di crisi di governo?», è infatti la domanda del giorno. Mattarella, nel suo percorso presidenziale, ha dimostrato estrema linearità e scrupolosa attenzione costituzionale. Logico aspettarsi questo tipo di comportamento anche nella gestione di una crisi di governo. In questo caso Mattarella non si offenderebbe se lo si definisse «notaio» delle scelte parlamentari anche se ovviamente la tempistica della gestione della crisi sarà di suo insindacabile appannaggio. Sviluppando il ragionamento, che poggia sull'esigenza di evitare l'esercizio provvisorio, è chiaro che i tempi sono strettissimi.

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Da settimane il Colle ha fatto sapere che non esistono problemi ostativi per richiamare il Paese alle urne nel mese di settembre, e questa convinzione resta salda. Ove il voto popolare indicasse una nuova chiara maggioranza ci sarebbe il tempo per varare la legge di Bilancio 2020. Con un governo in carica nel pieno dei suoi poteri. Naturalmente, si ricorda, non è nei capricci di un presidente sciogliere le Camere. Ci sono una serie di passaggi ineludibili che pure possono essere veloci. Di questi passaggi quello fondamentale è l'accertamento, insieme ai presidenti delle Camere, dell'esistenza o meno di una diversa maggioranza parlamentare. E qui il Quirinale assume il ruolo di notaio: chiede, verifica e accerta. Le varie forze politiche saranno chiamate in rapida successione a incrociare la possibilità di maggioranze alternative e sappiamo che Mattarella già l'anno scorso non concesse tentativi al buio di racimolare voti in Parlamento.

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Tra l'altro le possibilità di una maggioranza alternativa erano state faticosamente già verificate nella lunghissima gestazione post-elettorale che portò alla nascita del governo Conte. Non c'erano allora ed è altamente improbabile che possano fiorire in questa caldo luglio. Anche perchè la manovra d'autunno - appunto la manovra - si annuncia ciclopica e impopolare ed è difficile che un Pd in ricostruzione si possa caricare sulle spalle tale macigno. Ancora più difficile è pensare che il neosegretario Zingaretti possa tenere il partito compatto in una spericolata alleanza con i Cinque stelle. Tempi strettissimi quindi. Occorrono infatti un minimo di quarantacinque giorni di campagna elettorale dallo scioglimento delle Camere in poi. E un massimo di 70. Gli esperti giudicano ragionevoli 55-60 giorni, contando anche l'ostacolo del voto degli italiani all'Estero del quale si dibatte dall'anno scorso. Oggi è il 18 luglio. L'ultima domenica di settembre cade il 29. Pochi giorni per decidere. Poi a settembre potrebbe essere tutta un'altra partita. Il Colle non vuole l'esercizio provvisorio.

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