Governo, tra Conte e Renzi è alta tensione. «Mistificare la realtà è scorretto»

Governo, tra Conte e Renzi è alta tensione. «Mistificare la realtà è scorretto»
di Marco Conti
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Mercoledì 2 Ottobre 2019, 08:28 - Ultimo aggiornamento: 16:36

Il Def è stato varato, ma gli incubi restano e contro di loro Giuseppe Conte ha combattuto anche ieri. «Sarà il nome?», chiede ai suoi, con un filo d'ironia, il presidente del Consiglio. Tolto un Matteo, Salvini, ne arriva un altro ad agitare i sonni del premier che però non ha nessuna intenzione di rivedere il film del governo gialloverde perché, ripete, «io ci sono passato». L'irritazione di Conte nei confronti di Matteo Renzi sta tutta nel messaggio che ha contribuito a far passare durante la messa a punto della nota di aggiornamento al Def.

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IL TAGLIO
Da un lato il Pd, favorevole all'aumento selettivo dell'iva. Dall'altro Italia Viva e, a ruota, i grillini che, con Di Maio, si sono affrettati a non lasciare solo ai renziani la battaglia. In mezzo Conte e il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri che a palazzo Chigi avevano analizzato una serie di proposte tra le quali quell'aumento dell'Iva che avrebbe permesso di avere più risorse per il taglio del cuneo fiscale.

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«Si è cercato di mistificare la realtà», sostengono a palazzo Chigi secondo cui l'unica ipotesi presa in considerazione tra le varie proposte del Mef, e poi scartata, c'era quella di un aumento dell'Iva di un punto e mezzo per l'uso del contante, ma con una corrispondente diminuzione di tre punti grazie all'uso della carta di credito. Gettito invariato, si sostiene, e nessuna imposizione da parte di nessuno. «Se non si spiega il meccanismo e si dice solo che si voleva aumentare l'Iva - è convinto Conte - si fa una operazione comunicativa mistificatrice della verità. E pertanto altamente scorretta».

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Lo scorretto sarebbe quindi l'ex sindaco di Firenze che anche ieri è tornato sull'argomento definendo di «buon senso» la «convergenza» con il M5S. Ma a far drizzare le antenne del premier è stata la replica di Dario Franceschini, capo-delegazione dei Dem nel governo, al renziano Luigi Marattin. Convinto che si sia superato il livello di guardia, Conte si prepara a prendere le sue contromisure per evitare il confronto nella maggiorana si trasferisca di nuovo sui social e sulle pagine dei giornali.

Anche perché il problema non è tanto l'amalgama tra Pd e M5S, quanto il costante braccio di ferro tra i Dem e i fuoriusciti di Italia Viva. «Con Franceschini lavoriamo molto bene. Soprattutto in questo primo mese molte questioni che potevano essere un problema le abbiamo risolte molto bene. Anche perché gli riconosco non solo una grande esperienza ma anche grande capacità». Le parole pronunciate ieri ad Agorà del ministro degli Esteri, sottolineano dove la maggioranza va in sofferenza.

I DIVERSI
Per ora al Nazareno si lascia al ministro dei Beni Culturali il compito di reagire e si evita di ripetere lo schema salvininiano. Ovvero del segretario che alza il telefono, chiama palazzo Chigi, e strattona il premier. Ma poichè Renzi, a differenza di Salvini, non ha l'arma del voto anticipato da brandire, Conte è convinto di poter affrontare a viso aperto i renziani rintuzzando dichiarazioni e iniziative eterodosse che possono mettere in difficoltà gli altri partner. Ma se il Pd non intende montizzarsi, ripetendo l'esperienza del 2011, nella pattuglia renziana si allargano le braccia: «Con le regionali in Umbria avremmo fatto un capolavoro se avessimo fatto passare l'idea che l'iva sarebbe salita», sostiene Michele Anzaldi.

Senza una forte iniziativa di Conte, lo scontro Pd-IV è però destinato ad inasprirsi. Ieri Zingaretti, dopo aver invitato tutti a produrre «meno polemiche», ha posto una serie di paletti sul ritorno al proporzionale e chiesto - insieme a Leu - un vertice di maggioranza prima del voto sul taglio dei parlamentari previsto per martedì. Per il costituzionalista Stefano Ceccanti si tratta di una richiesta per rendere «armonico» il taglio lineare dei parlamentari. Ma per i renziani si tratta di un tentativo di sbarrare la strada al neonato partito.
 

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