Covid, dalla Ue le regole per le vacanze di fine anno

Covid, dalla Ue le regole per le vacanze di fine anno
di Roberta Amoruso e Antonio Pollio Salimbeni
5 Minuti di Lettura
Lunedì 23 Novembre 2020, 23:56 - Ultimo aggiornamento: 24 Novembre, 12:10

Una strategia c’è. Il premier Giuseppe Conte ha cominciato a parlarne con gli altri leader europei. E Bruxelles il 2 dicembre dovrebbe dettare le linee guida comuni per la stagione sulle piste da sci in Europa e per il Natale. Perché senza una posizione comune dei Paesi europei sulla riapertura o, molto più probabilmente, per lo stop allo sci, si rischia davvero il pasticcio: migliaia di sciatori potrebbero riempire le piste in Francia, Svizzera, Austria o Slovenia, proprio mentre al di qua delle Alpi, subito dopo il confine, si fa l’ennesimo bilancio degli impianti chiusi e del fatturato andato in fumo.

La situazione in Europa

«Con Merkel e Macron siamo al lavoro per un protocollo europeo», ha annunciato Conte. Da parte sua, la Francia deciderà entro i prossimi 10 giorni «puntando ad essere coerenti quanto più possibile con i nostri Paesi vicini», ha fatto sapere Palazzo Matignon. 


In gioco c’è un’economia da 9,6 miliardi con 3.000 addetti solo agli impianti e 120.000 posti di lavoro a rischio in Italia. I governatori del Nord hanno presentato una loro proposta al governo con linee guida precise per aprire in sicurezza, tra riduzioni a metà delle presenze in funivia, digitalizzazione e tetto agli skipass. E poi rifugi e bar potrebbero essere chiusi come in Austria. Ma soprattutto i governatori chiedono di poter dare una prospettiva agli operatori del settore e di evitare la concorrenza sleale tra gli impianti confinanti con altri Paesi. Sarebbe una beffa, dicono dall’Alto Adige al Trentino, dalla Valle d’Aosta al Piemonte, dalla Lombardia al Veneto, fino al Friuli Venezia Giulia.


LE TAPPE
Il premier Conte ha detto di aver parlato ieri con il presidente Ue Charles Michel indicando la necessità «di un coordinamento» delle decisioni a livello europeo sulla stagione sciistica in questa fase. A favore di un coordinamento, ha indicato Conte, sono anche la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron. 


Di sicuro i flussi turistici resteranno durante le Feste subordinati alle regole di confinamento e di viaggio di cui restano competenti i singoli Stati e ciò di fatto limita i movimenti delle persone nelle città come in montagna. Né Bruxelles è in qualche modo coinvolta in particolare per il capitolo “settimane bianche” per riaprire le quali ci sono evidenti pressioni da parte degli operatori turistici, del sistema alberghiero e ricettivo per favorire gli afflussi. Ma delle linee guida sugli spostamenti, arriveranno da Bruxelles.
Intanto, entro dieci giorni il governo francese deciderà se aprire le stazioni dello sci alpino: problema non facile perché in Alta Savoia, per esempio, si registra il tasso di contagiati più elevato del Paese. 
Per ora gli impianti sono per lo più chiusi in Italia, Francia e Austria. La Svizzera invita gli sciatori, invece, a patto che le stazioni sciistiche sottopongano le misure di protezione ai vari cantoni che devono approvarle, ha indicato l’ufficio federale della sanità.


La situazione non è chiara e non lo sarà ancora per molto. Il 2 dicembre la Commissione europea pubblicherà una nuova raccomandazione agli Stati membri della Ue sugli orientamenti generali che dovrebbero essere seguiti nelle decisioni che ogni Paese prenderà per organizzare i movimenti durante le Feste. 


IL QUADRO EUROPEO


Il quadro di riferimento della Commissione resta l’approccio coordinato delle misure sulla circolazione all’interno della Ue: attualmente non ci sono restrizioni nelle regioni “verdi” (su un periodo di 14 giorni nella settimana precedente si è registrato un tasso di test positivi inferiore al 4% e meno di 25 casi di Covid-19 ogni centomila abitanti); quando ci si sposta da una zona arancione o rossa i governi possono chiedere di sottoporsi a un test o a una quarantena. La zona è arancione se il tasso di test positivi è pari o superiore al 4% ma ci sono meno di 50 casi ogni centomila abitanti oppure se il numero di casi è compreso fra 25 e 150 ogni centomila abitanti; è rossa se il tasso di positivi è pari o superiore al 4% ma il numero dei casi è pari o superiore a 50 oppure ci sono più di 150 casi sempre ogni centomila abitanti.


Cinque i principi base: ci si può spostare dalle regioni “verdi” senza alcuna restrizione; è sempre consentito tornare nel proprio Stato membro di cittadinanza o di residenza; i cittadini non devono subire discriminazioni; le misure che limitano la libera circolazione devono essere proporzionate, ma in linea generale l’ingresso non dovrebbe essere negato; se viaggiano per lo svolgimento di funzioni essenziali o per necessità imprescindibili, i cittadini non saranno tenuti a sottoporsi a quarantena.

Conte, Dpcm: «Cerchiamo di riaprire le scuole prima di Natale. Niente vacanze sulla neve»

Sci, ecco la proposta delle regioni per riaprire in sicurezza gli impianti

Covid Italia, il bollettino di oggi 23 novembre 2020: 22.930 nuovi casi e 630 morti. Calano attualmente positivi e terapie intensive

Sono 22.930 i nuovi contagi da Covid in Italia secondo l'ultimo bollettino del ministero della Salute. I morti sono 630. A 11 mesi dall'inizio dell'emergenza, l'Italia supera quindi la soglia delle 50mila vittime per Covid. Secondo i dati del ministero della Salute il numero dei morti è arrivato a 50.453, con un incremento rispetto a ieri di 630.


© RIPRODUZIONE RISERVATA