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Sci e Covid, Regioni: «Dobbiamo riaprire altrimenti sarà fallimento ecomico». Le regole per la sicurezza

Lunedì 23 Novembre 2020
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Sci e Covid, come fare a conciliare pandemìa e business?  È necessario «darsi una data comune per l'avvio della stagione bianca, tenuto conto del quadro sanitario che andrà a delinearsi nelle prossime settimane». È quanto chiedono in una nota congiunta gli assessori con delega agli impianti di risalita delle Regioni alpine. «Molte realtà imprenditoriali legate alla stagione bianca - tra cui scuole di sci, noleggi, aziende di trasporto, hotel e ospitalità in genere, ecc. - aspettano risposte per programmare la stagione invernale», scrivono gli assessori di Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Provincia di Trento, Provincia di Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Nel governo però per il momento sembra prevalere la linea rigorista: nessuna apertura finché la situazione dei contagi non sarà tornata sotto controllo. La Conferenza delle Regioni ha tuttavia già approvato un piano con le linee guida per il via agli impianti in condizioni sicurezza.

Tra le Regioni più agguerrite la Lombardia

«Tenere chiusi gli impianti sciistici vuol dire fare fallire l'economia della montagna». Davide Caparini e Massimo Sertori, rispettivamente assessore al Bilancio e alla Montagna, definiscono lo stop una scelta scriteriata, incomprensibile da parte di un Governo disorientato. Ed è per questo che chiedono anzi pretendono «che venga cancellata. Dato che gli addetti del turismo della montagna devono programmare la stagione - spiegano in una nota - pretendiamo che il Governo riveda questa incomprensibile decisione. Forse a Roma - hanno sottolineato Caparini e Sertori in una nota - non hanno ancora capito che gran parte del Paese non vive di stipendio garantito. Mentre a Natale si scierà in Svizzera, in Austria e in Francia secondo il Governo da questa parte delle Alpi dovrà essere tutto chiuso. Le Regioni - hanno ricordato - hanno approvato le linee guida per l'utilizzo degli impianti di risalita per gli sciatori amatoriali in massima sicurezza. Protocolli pensati per i diversi scenari». E dunque «dato che gli addetti del turismo della montagna devono programmare la stagione - è la loro conclusione - pretendiamo che il Governo riveda questa incomprensibile decisione».

Alberto Tomba

Alberto Tomba non ha dubbi. «Lo sci è per eccellenza sport all'aperto ed individuale: in più, visto come ci si veste quando si va a sciare, non è davvero un problema di mascherine, perché già ora si usano normalmente protezioni della bocca e del viso. E sciando neppure c'è un problema di distanziamento. Suona come un appello alla riapertura degli impianti - tema al centro del dibattito in ambito covid, con gli operatori del settore che si oppongono alla chiusura voluta dal governo - quello del più famoso campione azzurro dello sci, secondo il quale le piste dovrebbero dunque essere aperte, anche se ci sono ovviamente degli accorgimenti da prendere. Per gli impianti non vedo però problemi particolari: dove c'è un seggiovia a due o tre posti si va da soli, se è da cinque si va in tre. E si possono benissimo diminuire e segnare anche i posti sulle cabinovie: non c'è dunque problema a mantenere il distanziamento sugli impianti», aggiunge Tomba dalla casa di famiglia di Castel de' Britti. «Il problema è, semmai quello dell'opres ski e dei rifugi dove si va a bere e mangiare qualcosa dopo una sciata - spiega poi il bolognese - ma anche in questo caso, come avviene nei ristoranti, si può limitare gli accessi, con mascherina e distanziamento obbligatori».

Il virologo Bassetti

«Se le cose si fanno in sicurezza, tra l'altro all'aria aperta, credo si possa fare. Non vorrei che chiudessimo piste in Italia e restino aperte in Francia o in Svizzera». Lo ha precisato Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova e membro dell'Unità di crisi Covid-19 della Liguria, ospite di 'Un giorno da pecorà su RaiRadio1 rispondendo alla domanda sulla possibilità di riaprire le piste da sci a dicembre.

La campionessa

«È molto importante che gli impianti sciistici aprano a Natale, perché sarebbe un segnale positivo per tutti. Altrimenti, con le stazioni chiuse, il danno sarebbe irreparabile». Parlando all'Ansa, Federica Brignone,  milanese, ultima vincitrice della coppa del mondo, prende posizione in maniera forte sul dibattito del giorno sul fronte misure anti covid.

Cortina

«Stiamo tremando, siamo in attesa della decisione che verrà presa dalla Conferenza Stato- Regioni, ma se non si dovessero aprire le piste da sci per Natale sarebbe tremendo, andiamo verso una crisi nera da cui sarà davvero difficile risollevarsi». Così all'Adnkronos Enrico Ghezze presidente del Consorzio degli impianti sciistici di Faloria- Cortina commenta la situazione di incertezza in cui si trovano ad oggi i gestori degl impianti di risalita di tutto l'arco alpino, in attesa di una decisione del governo sull'eventuale riapertura o meno delle piste da sci. «Il periodo delle feste di Natale che vanno fino all'Epifania per noi rappresenta più di un terzo del fatturato di tutta la stagione - spiega - l'unica cosa positiva di questa vicenda è che per la prima volta ci si accorge dell'importanza del nostro comparto per tutto il settore del turismo invernale: dietro alle piste da sci gira tutta un'economia che va dai bar, ai ristoranti, agli alberghi, agli esercizi commerciali: un euro speso sugli impianti di risalita ne vale altri 9 per tutte le attività economiche correlate». 

E, il responsabile degli impianti sciistici di Cortina non dimentica poi «i nostri lavoratori, l'80 p.c. dei quali son o stagionali e che quindi non possono contare nemmeno sulla cassa integrazione», si tratta di  decine di migliaia di addetti in gran parte giovani che rimarranno sensa un reddito. Ghezze poi avverte «Anche le previste restrizioni dovranno essere commisurate all'importanza e alla grandezza della località sciistica: ho sentito parlare ad esempio del limite di 150 skipass giornalieri, per una località come Cortina dove la media è di 3 mila skipass giornalieri sarebbe un niente assoluto». Ma i problemi non finiscono qui: «per il Consorzio Dolomiti Superski i turisti stranieri rappresentano il 50% di tutti i turisti che vengono a sciare da noi: senza di loro saremo comunque  in una crisi nera». Per questo Ghezze sottolinea che «Anche per  il nostro comparto  devono essere previsti ristori, e subito, perchè stiamo andando in profondo rosso, con le attività di manutenzione estiva già fatte siamo già oggi con il fiato corto, e se non si aprono le piste non abbiamo futuro», conclude.

 

Sciare in sicurezza, il documento delle Regioni

 

Il documento approvato dalle Regioni prevede un pacchetto di regole ben definite. Sulla neve nelle zone gialle e arancioni mascherina chirurgica obbligatoria - meglio tenerla sotto lo scaldacollo - ma con la riduzione del 50% di presenze in funivie e cabinovie rispetto alla capienza massima, che resta al 100% per le seggiovie. Ma anche tetto massimo di skipass giornalieri, acquisto on-line di biglietti per evitare le code e après ski consentito solo con posti a sedere. Impianti chiusi nelle zone rosse, invece, per gli sciatori amatoriali.

Distanza di un metro

Le linee guida comunque prevedono, secondo la bozza, che ovunque venga "assicurato il distanziamento interpersonale di un metro in tutte le fasi precedenti il trasporto" dei turisti: "il distanziamento si applica anche a nuclei familiari, conviventi e congiunti", ad eccezione dei soggetti che necessitano di accompagnamento (come i bambini al di sotto di un metro e 25, nel caso delle seggiovie) o di assistenza (per esempio i non vedenti).

Impianti di risalita

Misure rigide da rispettare anche per i gestori degli impianti di risalita, che "dovranno garantire l'organizzazione e la gestione dei flussi e delle code, l'applicazione di misure per il mantenimento del distanziamento", anche con cartelli che segnalano le regole. La vigilanza sul rispetto delle misure di distanziamento dovrà essere garantita "dalle autorità di Pubblica sicurezza in raccordo con gli Enti locali, anche con la collaborazione del Dipartimento di Protezione Civile, del Corpo dei Vigili del fuoco, del Corpo Forestale e del Soccorso Alpino".

Après ski

L'après ski, e quindi lo svago al di fuori delle piste con aperitivi e spuntini, è "consentito solo con posti a sedere nel rispetto delle regole già definite nei protocolli sulla ristorazione e pubblici esercizi". Nel documento "si suggerisce di prevedere dei sistemi di informazione a valle che comunichino ai turisti che nelle strutture in quota potrà non essere assicurata l'accoglienza laddove sia stata raggiunta la massima capienza dei locali".

Per la discesa a valle "in caso di eventi atmosferici eccezionali (come i temporali) e per scongiurare assembramenti nelle stazioni a monte, è consentito "l'utilizzo dei veicoli a pieno carico" solo "per il tempo strettamente necessario", sempre con "l'uso della mascherina chirurgica anche eventualmente opportunamente utilizzata inserendola in strumenti (come fascia scalda collo) che ne facilitano l'utilizzabilità".

Skipass limitati

Riguardo agli skipass sarà necessario "limitare il numero massimo di presenze giornaliere mediante l'introduzione di un tetto massimo di skipass giornalieri vendibili, determinato in base alle caratteristiche della stazione/area/comprensorio sciistico". Al momento dell'acquisto del biglietto l'utente, spiegano le linee guida, deve "ritenersi responsabile e informato (con l'ausilio di materiale informativo affisso o reperibile sul sito, se l'acquisto viene effettuato on-line) circa lo stato di salute proprio e dei propri conviventi o costituenti il nucleo familiare (inteso come persone con le quali si condividono spazi confinati quali mezzi di trasporto, camere d'albergo, unità abitative ecc...), impegnandosi nel caso contrario a non utilizzare gli impianti di risalita e segnalando secondo le procedure, l'insorgenza di eventuale sintomatologia".

Zaia: pronti a riaprire in sicurezza

«Con i presidenti delle Regioni, oggi in videoconferenza, abbiamo deciso di approvare le linee guida delle piste da sci», ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia. «Non vuol dire che abbiamo segnato un gol - spiega - diciamo che in via preventiva troviamo assurdo non 'preparare a magazzino' le linee guida, perché semmai decidessero di aprire noi comunque le abbiamo fatte».

Per lo sci invernale «possiamo trovare un punto di equilibrio, come stanno facendo in altri paesi. È uno sport e lo si può praticare in sicurezza. Si potrebbe consentire l'attività sciistica, lasciando chiusi bar e ristoranti. È una strada che dobbiamo percorrere insieme al Governo», ha detto il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, a Rai News24. «Come sempre, - dice - bisogna cercare soluzioni di buon senso, verificare se esiste la possibilità di permettere alle attività sciistiche di funzionare pur nel rispetto, prioritario, delle condizioni di salute».

«Il turismo invernale - ha spiegato Cirio - è un pezzo fondamentale dell'economia del Piemonte, i gestori degli impianti e i ristoratori nelle vacanze di Natale realizzano metà del loro fatturato annuale. Tutti vogliamo vivere il Natale, ma se pensiamo di viverlo come l'estate sbagliamo di grosso: una terza ondata e un terzo lockdown non possiamo permettercelo». «È evidente - ha concluso Cirio - che se non verrà data la possibilità di riaprire, dovranno essere corrisposti ristori certi e adeguati alle imprese e alle persone danneggiate».

«Accanto alle regole approvate oggi dalla Conferenza della Regioni per l'apertura degli impianti di risalita, si dovrà predisporre un piano per un'apertura in sicurezza della stagione invernale», chiede la Valle d'Aosta al Governo. «Dobbiamo arrivare ad una sintesi con il Governo per garantire la sicurezza di sciatori e operatori e per determinare quali possano essere le migliori modalità e tempistiche per l'avvio della stagione, partendo dal presupposto che per regioni come la Valle d'Aosta l'inverno è uno dei momenti di maggiore attività, per tutto il nostro sistema economico», spiegano il presidente della Regione Erik Lavevaz e il vice presidente, con delega agli impianti di risalita, Luigi Bertschy. 

Marcucci

«Ci sono le condizioni per tenere le piste da sci aperte con regolamenti restrittivi molto rigidi. Io lavorerò per creare le condizioni perchè siano aperte le piste con standard di sicurezza, chiuderle sarebbe un errore». Lo ha detto il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci a Un giorno da pecora.

Alto Adige, Kompatscher prudente

Per quanto riguarda l'Alto Adige, il governatore altoatesino Arno Kompatscher ieri ha sottolineato che «è ancora prematuro parlare di stagione sciistica. Noi speriamo che nel mese di gennaio possa anche riiniziare questa attività, ma tutto dipenderà dall'andamento epidemiologico e dalla nostra disciplina nell'osservare le regole di distanza, dell'uso della mascherina e dell'igiene delle mani, ovviamente anche dalla situazione nelle altre regioni italiane e negli altri paesi europei. Senza turisti non ci può essere turismo».

In Alto Adige le misure restrittive dureranno fino al 29 novembre, come previsto dalle ordinanze. Da martedì riaprono con l'attività in presenza i servizi alla prima infanzia, le scuole d'infanzia e le scuole elementari. «L'obbiettivo primario è quello di riaprire le attività didattiche in presenza. Dopo il 29 novembre intendiamo riattivare determinate attività economiche, partendo da quelle meno rischiose, per poi man mano nelle settembre di dicembre, se l'andamento epidemiologico lo consentirà, riaprire sempre più attività».​

 

Francia

Annunciando una decisione «entro i prossimi 10 giorni» sull'apertura delle stazioni di sci a Natale, il governo francese ha fatto sapere di aver consultato le principali organizzazioni del settore nella giornata di oggi, interrogandosi, «oltre che sulle attività sportive all'aperto nelle stazioni di montagna, sulla vita vera e propria in queste località» durante la pandemia. «A tutt'oggi, la decisione non è stata presa - informa Matignon in una nota -, le due opzioni sono entrambe sul tavolo, ci sono incertezze sull'evoluzione della situazione sanitaria». Il governo ha fatto sapere che sono all'esame «diversi scenari», sia la «definizione di un protocollo sanitario specifico» sia, in caso di chiusura delle stazioni, «modalità di accompagnamento economico e sociale dei soggetti coinvolti, imprese e stagionali». La decisione sarà adottata «in funzione della situazione sanitaria, che deve rappresentare il criterio essenziale» ma «puntando ad essere coerenti quanto possibile con i nostri Paesi vicini».

 

Ultimo aggiornamento: 18:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA