GIUSEPPE CONTE

Conte: «La task force, ce la chiede l'Europa, ma non sarà invasiva»

Lunedì 21 Dicembre 2020
Conte: «La task force, ce la chiede l'Europa, ma non sarà invasiva»

Sulla task force «occorrerà una riflessione ampia e condivisa. È chiaro che avremo bisogno di qualche strumento, che ci assicurerà innanzitutto un monitoraggio. Ce lo chiede l'Ue, che vuole un monitoraggio puntale, concentrato, centralizzato. Su questo però potremo tornare a ragionarci tutti insieme per trovare le migliori soluzioni nell'interesse collettivo. Non è pensabile, e non ci abbiamo mai pensato, che ci sia una struttura centralizzata che possa essere invasiva». Lo sottolinea, a quanto si apprende, il premier Giuseppe Conte nel corso del vertice con la delegazione del Pd.

«Non è pensabile» una task force che «possa intralciare le prerogative, i poteri, le facoltà ma anche responsabilità che competono alle amministrazioni centrali, territoriali, periferiche. Mi dispiace che il dibattito pubblico abbia creato tale polverone. I ministeri, le regioni, i sindaci sono e rimarranno soggetti attuatori», spiega ancora il premier.

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Solo 9 miliardi alla sanità

«Come avrete già constatato, quando si fanno valutazioni per quanto riguarda la destinazione dell'allocazione delle risorse a determinati settori e attività bisogna fare attenzione che molto spesso ci sono dei progetti trasversali: la sanità, forse il caso più emblematico ma non l'unico, riceve delle risorse direttamente ma riceve anche ad esempio per l'efficientamento degli ospedali (compreso nella transizione verde)». È quanto ha spiegato il premier Giuseppe Conte nel corso del vertice con la delegazione Pd sul Recovery Plan. «Ci sono più progetti che si dispiegano per settori e attività, questo vale anche per altri aspetti, ad esempio il turismo: se analizziamo il recovery plan può apparire negletto ma dobbiamo aggiungere una serie di interventi che si sta facendo anche con i ristori. Questo ci spinge a fare anche un'altra considerazione», ha sottolineato il premier. «La parte ingente delle risorse, circa il 60 per cento, è destinato alla transizione verde e a quella digitale attraverso in particolare un ambizioso progetto di digitalizzazione pubblica, del sistema produttivo. Il 40 per cento è dedicato alla scuola, alla ricerca, alla parità di genere, equità sociale, territoriale e alla salute», ha infine ricordato Conte.

«Sui temi adesso c'è una proposta sul tavolo, è chiaro che adesso è tutto da discutere ma dobbiamo farlo in modo serrato e continuo nelle prossime ore e nei prossimi giorni perché il Paese attende. Sarebbe imperdonabile arrivare tardi o sottrarre tempo al Parlamento. Dobbiamo approfittare di queste vacanze per lavorare, per cercare di fare tutte le interlocuzioni e arrivare in Cdm prima della fine dell'anno, tra il 26 e il 31 dicembre. Andare oltre sarebbe un pessimo segnale a noi stessi, al Paese e ai cittadini che stanno soffrendo». Lo sottolinea, a quanto si apprende, il premier Giuseppe Conte incontrando la delegazione Pd.

Cosa dice il Pd

Il Partito Democratico fa sapere di «aver apprezzato lo sblocco della discussione sul Recovery Plan che ora deve andare deciso verso l'adozione della bozza in Cdm per consentire la discussione in Parlamento e l'apertura di un dibattito nel Paese, con le parti sociali, le imprese, l'associazionismo, i giovani, le donne, le associazioni ambientaliste». «È impensabile disegnare l'Italia del 2030 con le risorse che l'Europa ci ha messo a disposizione, con il contributo del Pd al governo e a Bruxelles, senza coinvolgere il sistema Paese - si legge in una nota - La questione della governance del Recovery non può essere accantonata e per il Pd, che chiede chiarezza su questo aspetto, è corretto impostarla nella forma della sussidiarietà ma non della sostituzione alle prerogative dell'amministrazione centrale e periferica dello Stato. Importante lo sforzo sul green che deve guardare alla transizione ecologica, alta l'attenzione sulla scuola, sul mezzogiorno, sulla parità di genere e sulla sanità. Il Pd ha espresso preoccupazione sincera per le mancate riforme sul lavoro: rischiamo di arrivare al termine del blocco dei licenziamenti senza una riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive, che abbiamo posto più volte al tavolo di maggioranza sul programma di governo. In un paio di giorni il Pd si riserva di inviare una proposta sulla bozza del Recovery Plan che è stato consegnato nel pomeriggio alla delegazione».

Ultimo aggiornamento: 22:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA