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Chiesa, la Cei e le riforme: niente celibato dei preti e sacerdozio femminile

Chiesa, la Cei e le riforme: niente celibato dei preti e sacerdozio femminile
di Franca Giansoldati
4 Minuti di Lettura
Giovedì 27 Maggio 2021, 17:00 - Ultimo aggiornamento: 19:34

Città del Vaticano – In Italia contrariamente a quello che sta accadendo in Germania dove i vescovi tedeschi da due anni hanno aperto un rivoluzionario cammino sinodale - che dal basso ha fatto affiorare richieste sempre più pressanti per l'abolizione del celibato dei preti e l'introduzione del sacerdozio femminile – non ci sarà niente di questo genere. I vescovi italiani non hanno nessuna intenzione di fare aperture in questa direzione. La doccia gelata è arrivata dal presidente cardinale Gualtiero Bassetti che al termine della assemblea generale ha messo in chiaro: I problemi avvertiti dalla gente sono ben altri. 

Papa Francesco tre giorni fa ha dato il via ufficiale al cammino sinodale italiano ma il percorso che dovrà essere strutturato eviterà temi tabù, anche se in Germania sono affiorati con forza e restano sul tappeto ormai ineludibili.

«Se ne può discutere ma credo che i problemi di fondo che attanagliano la nostra gente siano ben altri. Per esempio quello della solitudine, dell'educazione dei figlioli che non si sa più da che parte rifarsi, oppure i problemi di chi non arriva in fondo al mese perché non ha il lavoro, i problemi di una immaturità affettiva che porta le famiglie a disgregarsi: ecco noi vescovi affronteremo tutti questi problemi, ma il celibato dei preti, importantissimo, il sacerdozio alle donne, si può discutere, non sono i problemi fondamentali che in questo momento attanagliano la Chiesa e l'umanità». 

IL DIBATTITO - All'hotel Ergife lunedì scorso il Papa ha aperto il dibattito tra gli oltre 200 prelati per incoraggiare il processo di rinnovamento della Chiesa spiegando che si tratta di un lungo cammino di consultazione che dovrà partire dal basso, dalle parrocchie e dalle comunità. 

Papa Francesco, in quella occasione, aveva ricordato con una certa amarezza che la road map da lui evidenziata cinque anni fa a Firenze non è mai andata tanto avanti. Praticamente ignorata. All'epoca aveva incoraggiato a garantire una maggiore inclusione sociale dei poveri, la capacità di incontro e di dialogo alla ricerca del bene comune e la capacità a rompere gli schemi per dare vita a una «Chiesa inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta - aveva detto - col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza». In pratica una Chiesa movimentista, meno strutturata e meno ingabbiata da strutture burocratiche di quanto non sia oggi.

I VESCOVI - A preoccupare i Vescovi italiani resta soprattutto la situazione socio-economica del Paese: la pandemia, oltre al fortissimo impatto sul fronte sanitario, ha avuto un’incidenza negativa sul tessuto sociale. I dati della Caritas, citati dal cardinale Bassetti, e le testimonianze dei diversi territori impongono un grande sforzo a sostegno delle famiglie, delle imprese, dei giovani. In questo senso, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) del governo rappresenta «un’opportunità di crescita per dare nuova linfa al Paese e mettere in circolo nuove risorse, a beneficio della collettività, provata dagli effetti che l’emergenza sanitaria sta provocando sull’economia, sul lavoro, sulle relazioni e anche sull’ambito ecclesiale». 

I vescovi nel post Covid guardano poi con timore alla riduzione della partecipazione attiva alle messe domenicali e alla vita ecclesiale in una società ormai scristianizzata benchè emerga, sottolineano, una certa domanda di spiritualità. Questo potrebbe essere il punto di partenza per un nuovo progetto ecclesiale futuro dove al centro c'è l’uomo. Si tratta però di capire come. 

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