Papa Francesco all'Ergife con la Cei: «Non siamo qui per eleggere il vescovo più bello ma per fare riforme»

Papa Francesco all'Ergife con la Cei: «Non siamo qui per eleggere il vescovo più bello ma per fare riforme»
di Franca Giansoldati
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Lunedì 24 Maggio 2021, 19:09 - Ultimo aggiornamento: 19:10

Città del Vaticano – Stavolta l'hotel Ergife invece che ospitare un maxi concorso ha ospitato l'assemblea dei vescovi. Tutta colpa del covid e dei distanziamenti che impone. Così il Papa ha aperto il dibattito tra gli oltre 200 prelati che darà corpo al processo di rinnovamento della Chiesa italiana: si tratta di un lungo cammino di consultazione che dovrà partire dal basso, dalle parrocchie e dalle comunità. Francesco ha esordito con una battuta feroce. Prima però si è informato col presidente cardinale Gualtiero Bassetti: «Giornalisti non ci sono eh? Così posso parlare libero». Una volta ricevuta la conferma che la stampa era assente (senza sapere però che c'era una diretta tv) ha ironizzato: «Quando sono entrato qui mi è venuto in mente un cattivo pensiero, scusatemi: ma siamo ad una assemblea dei vescovi o ad un concorso per eleggere il vescovo più bello? Perché qui si fanno concorsi mondiali ma speriamo che questa assemblea vada bene avanti. So che non è facile fare una cosa domestica in una casa che non è nostra ma possiamo fare che diventi nostra col nostro atteggiamento e la preghiera».

Poi Papa Bergoglio ha annunciato i tre temi chiave che avrebbe affrontato nel dibattito con domande e risposte (stavolta a porte e microfoni chiusi): il tribunale rotale, il Sinodo per l'Italia e la formazione nei seminari. 

Papa Francesco ha subito ricordato con amarezza che la road map da lui evidenziata cinque anni fa a Firenze non è andata tanto avanti. All'epoca aveva incoraggiato una maggiore inclusione sociale dei poveri, la capacità di incontro e di dialogo per favorire l’amicizia sociale alla ricerca del bene comune e la capacità a rompere gli schemi per dare vita a una «Chiesa inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza». In pratica una Chiesa movimentista, meno strutturata e meno ingabbiata da strutture burocratiche.

Il cardinale Bassetti ha ammesso indirettamente che il cammino delineato a Firenze cinque anni fa, che già avrebbe dovuto condurre ad un Sinodo, non sempre ha trovato orecchie attente. Ha citato Manzoni e don Abbondio («Se il coraggio non ce l'abbiamo lo possiamo sempre trovare»). «Servono desideri e sogni che sovrastino le nostre paure». 

Francesco ha poi puntato l'attenzione sui tribunali rotali e ha annunciato che verranno fatte prossimamente delle visite da parte di giudici rotali per vedere se funzionano bene. Un particolare non indifferente poiché da questo dipende l'attuazione del documento Amoris Laetitia (che ha introdotto la comunione ai divorziati risposati, la semplificazione delle dichiarazioni di nullità matrimoniale, l'agevolazione a pratiche un tempo costose e farraginose). 

Sui seminari si è soffermato al secondo punto. Francesco ha messo in chiaro ai vescovi che «in questo momento c'è un pericolo grande»: bisogna evitare di sbagliare nella formazione dei ragazzi e ammettere candidati al sacerdozio non idonei che apparentemente «sembrano buoni ma poi sono rigidi e la rigidità non ha uno spirito buono. Spesso ci siamo accorti che dietro questa rigidità c'erano grandi problemi». La allusione evidente riguarda seminaristi con problemi di immaturità ma che sono stati accolti ugualmente nonostante fossero stati cacciati da altre diocesi. 

La Cei poco tempo ha ricevuto una lettera di avvertimento dalla congregazione per il clero proprio sulla formazione. «Non possiamo scherzare con i ragazzi che vengono da noi per il seminario». 

Infine è partita la riflessione sul sinodo per rinnovare l'approccio verso la gente, in una società sempre più scristianizzata, contrassegnata dal crollo delle nascite, dei matrimoni, dei battesimi e, in generale, dalla incapacità di coltivare speranza. «Noi abbiamo perso la memoria, mi riferisco all'incontro di Firenze. Era stato un passo in avanti» e che deve «illuminare questo momento» ispirando un processo che dal basso si dirige verso l'alto. «La luce viene dalla dottrina ma anche da Firenze”. Bisogna “far parlare la gente». 

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