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Carfagna: «I populismi sono in ritirata, ora ricuciamo con Meloni»

La ministra di FI: «La competizione tra FdI e Salvini danneggia il centrodestra»

Carfagna: «I populismi sono in ritirata, ora ricuciamo con Meloni»
di Francesco Malfetano ed Ernesto Menicucci
5 Minuti di Lettura
Martedì 26 Aprile 2022, 00:26 - Ultimo aggiornamento: 10:31

«I populismi sono in ritirata» e «in questa fase storica i cittadini non vogliono salti nel buio»: nel centrodestra quindi, «Credo che una riflessione sia d’obbligo». All’indomani del successo di Emmanuel Macron nella sua corsa bis all’Eliseo, e soprattutto della sconfitta di Marine Le Pen, a fare il punto sullo stato di salute del polo nostrano è la parlamentare di Forza Italia e ministra per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna.

Il ruolo-guida/ Il progetto della Francia per il rilancio della Ue


Ministra Carfagna, ieri il senatore Renzi ha rilanciato l’idea di un polo riformista per un macronismo all’italiana, rifiutando però l’etichetta di Macron nostrano. Per cercare una Republique En Marche in molti guardano a Forza Italia. È così?
«Renzi è il primo ad ammettere che il fenomeno Macron è legato ad un sistema elettorale molto specifico: elezione diretta e doppio turno. I cittadini fanno una scelta “di bandiera” al primo turno e una scelta di governabilità al secondo. In Italia il momento elettorale è uno solo, vince chi sa tenere insieme valori e credibilità di governo: Forza Italia ci è riuscita a lungo, personalmente sono convinta che ci riuscirà ancora». 

Forte europeismo, ricette “nuove” per l’economia (nucleare, aumento del salario minimo per i docenti e premi ai dipendenti ad esempio) e pugno duro sull’immigrazione sono alcuni dei punti cardine della vittoria francese. Lo sarebbero anche per il polo italiano?
«Credo che la vittoria di Macron sia legata più che a specifiche proposte alla convinzione della maggioranza dei francesi che, dopo due anni di pandemia, con una guerra che mette a rischio la crescita europea, vada esclusa ogni avventura. In questa fase storica i cittadini cercano protezione più che salti nel buio. E comincia a farsi strada l’idea che un solido rapporto con l’Unione sia un valore aggiunto dei leader, non un handicap».

Lei ha lanciato l’iniziativa «Verso Sud», che si terrà a Sorrento il 13 e 14 maggio, con l’obiettivo di individuare una «strategia europea per una nuova stagione geopolitica, economica e socio-culturale del Mediterraneo». Serve a capire se la strada tracciata dal governo dal 2023 possa proseguire senza Draghi?
«Serve a raccontare e discutere le enormi opportunità che si aprono per le imprese e gli investitori nel Mezzogiorno. Do per scontato che la strada tracciata dal governo prosegua anche nella prossima legislatura: il Pnrr è un patto quinquennale stipulato con l’Europa, con un preciso calendario di riforme a cui sono collegati i finanziamenti dell’Unione a grandi opere, infrastrutture, servizi ai cittadini. Rinnegarlo sarebbe suicida».


Tornando alla Francia. Anche in questo caso si è segnata una divisione netta nel centrodestra, che allontana FI dalla Lega di Salvini schierata con Le Pen e dalla Meloni. Non trova quantomeno strano che nella stessa area di riferimento ci siano distanze cosi nette? 
«È un dato di fatto collegato a un periodo molto specifico della nostra storia: la fase in cui i populismi antieuropei sembravano vincenti. Ora sono in ritirata ovunque. L’alleanza di Visegrad si è spezzata. Marine Le Pen ha perso la sua terza elezione presidenziale. Credo che una riflessione sia d’obbligo per chi vuole governare la prossima fase della politica italiana».


Nel Carroccio e tra gli azzurri aumentano coloro che sono convinti dell’idea della federazione. “Prima l’Italia”, nata per la Sicilia, sarà la formazione in cui convergerete? 
«Un conto sono gli scenari locali, dove la sperimentazione di formule è un fatto consueto, un conto è lo scenario italiano. Sono stata sempre convinta, anche quando il vento gonfiava le vele populiste, che il ruolo dei moderati vada valorizzato, non minimizzato con qualche nome qua e là in una lista determinata da altri. E tutte le analisi demoscopiche sono chiare su un fatto: un eventuale lista unica nazionale avrebbe risultati inferiori rispetto alla somma di Forza Italia e Lega». 


Come vede il centrodestra del futuro? La competizione tra Salvini e Meloni vi indebolisce?
«Ormai è chiaro a tutti che la competizione danneggia il Centrodestra. Vedo in questo momento due priorità: recuperare il rapporto con Giorgia Meloni e riscoprire il valore originario del Centrodestra come alleanza per la libertà, il merito, il garantismo, le riforme, l’europeismo».

Ci sono tempi e margini per cambiare la legge elettorale? Con quale proposta? 
«Una modifica non mi sembra in vista».


Un’alleanza centrista tra voi, Renzi, Toti e Calenda è possibile secondo lei? 
«Non mi appassionano i ragionamenti ipotetici, il nostro dovere è lavorare nel contesto politico che viviamo e il contesto attuale è il bipolarismo: lo spazio per un centrismo indipendente è minimo». 


Dopo Berlusconi, chi vede come leader del centrodestra?
«Anche il dibattito sulla successione del presidente Berlusconi può appassionare solo chi non lo conosce: il presidente sta benissimo, ha da poco “dato la linea” agli stati generali di FI a Roma e presto sarà a Napoli per un’analoga iniziativa, mai come ora il suo ruolo è stabile e determinante».

Lei in particolare per il ruolo che riveste, ma tutta FI a livello politico come dimostra l’evento di Napoli, oggi guarda soprattutto al Sud. Il Pnrr è un’opportunità per spezzare la retorica del “fanalino di coda”, ma basterà? Come si sanano decenni di distacco?
«Per la prima volta dopo un ventennio di austerity abbiamo risorse da investire nel recupero dei divari e lo stiamo facendo. Il distacco non si sana in un giorno, ma il percorso è cominciato: nessun governo del futuro potrà permettersi di interromperlo senza pagare dazio, e non solo al Sud. Il vecchio modello del Nord “che tira” e del Mezzogiorno che arranca a traino è diventato insostenibile: ci serve un Sud che cresca e generi ricchezza».

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