Calenda a Controcampo: «Avanti con Draghi premier. Destra divisa, non governerà»

Il leader di Azione al Messaggero tv: «Meloni inesperta, ci porta a sbattere. «Nel Paese c’è voglia di pacificazione, possiamo replicare il successo di Roma»

Calenda a Controcampo: «Avanti con Draghi premier. Destra divisa, non governerà»
di Massimo Martinelli e Barbara Jerkov
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Mercoledì 14 Settembre 2022, 00:09 - Ultimo aggiornamento: 17:16

Confronto Letta-Meloni senza altri interlocutori. Non l’hanno voluta, onorevole Calenda?

«Sottolineo un dato che mi sembra sia passato sotto silenzio: ovvero che non ci sono due coalizioni. Letta ha detto esplicitamente: io non governerò con Bonelli e Fratoianni, che però fa votare ai suoi elettori. E la Meloni ha parlato sempre del programma di FdI, mai come leader di una coalizione che ha un proprio programma ma totalmente diverso: infatti mentre lei parlava, Salvini la smentiva. Quindi dobbiamo essere consapevoli che se non ci sono coalizioni di governo, possiamo votare la Meloni, ma non governerà, e tantomeno la sinistra, che dovrebbe allearsi con i 5Stelle. Dunque l’unica soluzione seria è votare Terzo polo e cercare di tenere Mario Draghi lì dov’è».

Letta ha detto che il 25 settembre gli italiani saranno a un bivio, una sorta di Brexit italiana. Condivide?

«No. Tutta la campagna elettorale di Letta è fatta di manifesti che dicono “Berlinguer o Almirante”. Non si può pensare che un Paese debba scegliere tra rosso e nero, perché la maggioranza degli italiani chiede altro: vuole un governo di buonsenso, moderato, che faccia con spirito repubblicano le cose che servono e che Draghi ha espresso con la sua agenda».

La vera emergenza di questi giorni sono le bollette. Lei è stato il primo a chiedere una sospensione della campagna elettorale per varare misure condivise. Ora lo propone anche Meloni e il Pd si è detto d’accordo. Si farà qualcosa?

«Non si farà niente, perché se racconti che ti odi poi come fai a sederti intorno a un tavolo? Abbiamo un governo sfiduciato, in carica per gli affari correnti e ci vogliono 15 miliardi per abbassare le bollette. Per questo la mia proposta per far pagare meno tutti gli italiani era: da un lato rinunciamo alle proposte elettorali folli e, dall’altro, impegniamoci a fare il rigassificatore di Piombino. Lo dico con molta chiarezza: se per marzo non sarà stato fatto, rischiamo che se c’è una gelata non avremo più gas. E invece lì sia il Pd che FdI hanno votato contro il rigassificatore».

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Il centrodestra ha già detto che se andrà al governo, al primo punto della sua agenda ci saranno presidenzialismo e autonomia: riforme che potreste sostenere?

«Ma non succederà mai, lo sanno tutti. Con l’inflazione, il costo del gas, il Pnrr da gestire, noi ci mettiamo a fare il presidenzialismo? Se vogliamo parlare di questo e di Peppa Pig è anche una campagna divertente, ma è chiaro che non si farà niente di tutto questo».

Pnrr: secondo la destra è da aggiornare. Letta obietta che rinegoziarlo ci farebbe apparire inaffidabili agli occhi della Ue. Secondo lei?

«Meloni è partita dicendo che va rinegoziato: il Pnrr non si può rinegoziare. Adesso dice che va aggiornato: ma questo è già previsto. Ma si deve saper fare. Quando a Bruxelles sentono una Meloni dire “la pacchia è finita” pensa che si mettano paura? Si mettono a ridere. E’ il modo migliore per non ottenere quello che vuoi».

Si è parlato molto in queste settimane della possibilità di un nuovo governo di larghe intese. Perché Meloni dovrebbe rinunciare a palazzo Chigi? 

«Se ti accingi a governare un paese senza l’esperienza necessaria ti fai male, e la Meloni si farà male. L’unica soluzione per tenere l’Italia sui binari è continuare con una larga coalizione e Mario Draghi. Dopodiché la Meloni non lo farà. L’abbiamo già visto con i 5Stelle, con Salvini: incarnano la rabbia degli italiani, si vota, e quando vanno al governo crollano nei sondaggi. La mancanza di classe dirigente pesa. Se il Terzo polo prenderà tra il 10-12%, ma io credo prenderà ben di più, non vince nessuno. A quel punto c’è un premier in carica e noi diremo: non facciamo alleanze che non comprendano Draghi presidente del Consiglio».

Con un governo Meloni invece potreste collaborare?

«No, perché sarebbe un governo fallimentare, diviso su tutto, che deraglierebbe nel giro di sei mesi al massimo. Il rischio è che persone molto inesperte, che hanno già portato il Paese sull’orlo del fallimento, si mettano a governare l’Italia con una persona del tutto inesperta nel momento più difficile della sua storia recente».

Quale risultato si aspetta per il Terzo polo alle elezioni?

«E’ molto difficile da immaginare. Un po’ come è successo a Roma, dove siamo partiti che ci davano al 5-6% e siamo finiti al 20. Ma nel Paese c’è una grande voglia di serietà e di pacificazione e io credo che andremo molto vicini a quel risultato».

Quindi obiettivo 20%?

«Non lo so. Quello che so è che abbiamo avuto una crescita esponenziale nei sondaggi e che sento un clima positivo».

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