Carlo Calenda, il controdibattito: «Letta e Meloni ignorano i veri problemi»

Il leader di Azione simula un confronto a tre sul web: «Destra e sinistra? Un imbroglio»

Carlo Calenda, il controdibattito: «Letta e Meloni ignorano i veri problemi»
di Andrea Bulleri
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Martedì 13 Settembre 2022, 06:07

Lo chiama il «Controdibattito». Ed è costretto ad ammettere anche lui, prima di cominciare con le risposte, che la scena ha qualcosa di strano, di «surreale». Perché da un lato dello studio televisivo c'è Carlo Calenda, in piedi dietro a un leggìo con il logo di Azione e Italia viva. Dall'altra parte, uno schermo issato su un treppiedi. Sul quale scorrono le immagini del faccia a faccia Letta-Meloni appena concluso. E alle cui domande il leader del Terzo polo intende rispondere. Un supplemento di confronto «necessario», esordisce l'ex ministro dello Sviluppo, perché «la democrazia non è à la carte». E dunque, spiega Calenda, se i front runner di centrodestra e centrosinistra vengono messi uno di fronte all'altro, è giusto che la stessa possibilità sia concessa ai leader delle due forze tagliate fuori. «Ho invitato anche Giuseppe Conte che però non ha risposto punge Carlo forse però aveva altre cose da fare».

«Imbroglio»

Mena a destra e a sinistra, il battitore libero del centro. Attacca Meloni, «ridicola quando dice all'Europa che la pacchia è finita». E fuori strada pure nel voler rinegoziare il Pnrr («una follia»). Poi bacchetta Letta che «promette assunzioni a pioggia al Sud e insegue i Cinquestelle»: «Enrico lo rimprovera stai facendo il furbetto». Entrambi, affonda Calenda, sono a capo di «alleanze finte», che si disgregheranno il giorno dopo il voto. «Una cosa è emersa in modo chiaro twitta Calenda a confronto concluso Non ci sono coalizioni di governo di destra e sinistra. È un imbroglio elettorale. Letta e Meloni parlano per loro in aperto contrasto con gli alleati. Letta aggiunge dice che non farà un governo con Bonelli e Fratoianni, però li fanno votare ai loro elettori». E poi ancora: nessuno dei due contendenti («Sandra e Raimondo», rincara la dose Calenda), spiega come risolvere i problemi, a cominciare dalla questione dell'energia. «Dilettanti allo sbaraglio», li apostrofa: «Non è così che si governa un Paese». E poi il rigassificatore di Piombino, che nessuno dei due cita: «Vi stanno prendendo in giro», avverte. Sul monitor scorrono per più di un'ora gli interventi dei due competitor, messi in pausa dalla regia per consentire a Calenda (che nel mentre inforca gli occhiali e prende appunti) di inserirsi.

In qualche passaggio, l'ex ministro spezza una lancia in favore del segretario Pd. Sull'Ue, ad esempio, anche se «i dem sono ingenui nel chiedere di allargare i confini» perché «si rischiano nuove delocalizzazioni». Altre volte si avvicina a Meloni. Come sull'immigrazione: «Le rotte illegali vanno chiuse, i confini presidiati», avverte (sottolineando che «il Pd ha gettato all'inferno il lavoro di Minniti». Ma subito aggiunge: Salvini da ministro «ha fatto il cretino chiudendo gli Sprar»).

L'appello finale

La prima domanda però è sull'Ucraina. E Calenda parte in quarta: Letta e Meloni «non sono credibili, dice, perché quando ci troveremo a decidere sul sostegno militare a Kiev, Fratoianni e Bonelli voteranno contro, e forse pure la sinistra del Pd». Mentre «dall'altra parte rintuzza Carlo Salvini e Berlusconi saranno pronti a disingaggiarsi». «Noi invece abbiamo sempre tenuto una posizione chiara», rivendica. È la linea Draghi, che Calenda invoca nell'appello finale agli elettori. «Ci attendono sfide grandissime avverte e le vogliamo affrontare con l'agenda e il metodo Draghi, che prevede di andare in Parlamento e dire dei sì e dei no. E possibilmente conclude anche con Draghi stesso».

 

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