Bruno Vespa e la carica delle donne per salire al Quirinale

Anticipiamo un brano di “Perché Mussolini rovinò l’Italia (e come Draghi la sta risanando)”, il nuovo libro di Bruno Vespa in uscita oggi.

Bruno Vespa e la carica delle donne per salire al Quirinale
di Bruno Vespa
5 Minuti di Lettura
Giovedì 4 Novembre 2021, 08:58

Esce oggi, 4 novembre, il nuovo libro di Bruno Vespa “Perché Mussolini rovinò l’Italia (e come Draghi la sta risanando)”. I primi otto capitoli vanno dalla seduzione di Mussolini per opera di Hitler all’arresto del Duce a Villa Savoia. Gli ultimi sei vanno dai retroscena della caduta di Conte ai primi nove mesi di Draghi con i contraccolpi elettorali a destra dopo le amministrative fino alla ricomposizione del 28 ottobre e i complessi rapporti a sinistra tra Letta e Conte, che ha appena rinnovato la segreteria. Nel “Post scriptum. E al Quirinale?”, Vespa parla della candidatura di Mario Draghi al Quirinale. Ecco l’analisi delle altre candidature.

Cominciamo dalle donne. Di ciascuna candidata metteremo in risalto elementi di forza e di debolezza. Maria Elisabetta Alberti Casellati, 75 anni, sposata, due figli, è di diritto in pole position. Prima presidente donna del Senato, è uno dei pochissimi militanti di Forza Italia rimasti fedeli a Berlusconi dal 1994 a oggi. Ma è molto forte anche il suo rapporto con Salvini, al quale deve l’elezione a seconda carica dello Stato (il candidato di Berlusconi era Anna Maria Bernini) e al quale ha dato prove di fedeltà anche nella conduzione del Senato. Il centrosinistra, però, non la ama e, per essere eletta – oltre alla blindatura del centrodestra, difficile come tutte le blindature quando si vota per il Quirinale –, deve far conto su alcune frange dei 5 Stelle che la rispettano e ai consueti peones senza patria. 


Il nome che circola con maggior insistenza è quello di Marta Cartabia, ministro della Giustizia dopo essere stata la prima donna a guidare la Corte costituzionale. Cinquantottenne, sposata, tre figli, è il candidato di Sergio Mattarella. Quando il capo dello Stato era giudice costituzionale, abitava nella stessa foresteria della Cartabia, con la quale ha diviso qualche cena da vecchi studenti fuori sede. Il Pd naturalmente la voterebbe, il centrodestra probabilmente no, ma il suo elemento di debolezza è la pancia del M5S, che non le perdona di aver proposto una ragionevole riforma della legge Bonafede sulla prescrizione, in parte mutilata. 


Anche Paola Severino ha legittime aspirazioni. Settantatreenne, sposata, una figlia, avvocato di fama, è stata preside della facoltà di giurisprudenza, e poi rettore, della Luiss. È stata ministro della Giustizia nel governo Monti e il suo elemento di debolezza è l’aver dato il nome alla legge che ha tolto il seggio senatoriale a Berlusconi, anche se la responsabilità di quella norma – per dirla tutta – va ampiamente condivisa con il ministero dell’Interno, diretto da Annamaria Cancellieri, e con quello della Funzione pubblica, guidato da Filippo Patroni Griffi. Molto difficile, perciò, convincere il centrodestra a votarla, nonostante gli unanimi apprezzamenti professionali. Salvini, peraltro, ha inserito la legge Severino nei referendum abrogativi sulla giustizia. 


Una candidata potrebbe essere Roberta Pinotti, 60 anni, sposata con due figlie, primo ministro della Difesa donna nei governi Renzi e Gentiloni e apprezzata da un largo schieramento. Ma anche lei sarebbe una candidata del centrosinistra votata dal centrodestra.

Nessuno, invece, fa il nome di Elisabetta Belloni, 63 anni, vedova di un diplomatico, che è stata segretario generale del ministero degli Esteri ed e apprezzata in modo bipartisan. La stima di Draghi e del sottosegretario con delega ai Servizi Franco Gabrielli l’ha portata – prima donna – a dirigere il Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), che sovrintende alle agenzie di intelligence. Unica obiezione: il capo degli agenti segreti può diventare d’un colpo presidente della Repubblica?… 


LA CARRIERA
È inutile dire che a Silvio Berlusconi, ritemprato dall’assoluzione ottenuta il 21 ottobre 2021 nel primo dei tre processi Ruby ter, piacerebbe molto chiudere al Colle una carriera unica d’imprenditore e di politico. A chi gli fa presente le difficoltà anagrafiche (85 anni e mezzo) e le difficoltà politiche (il centrosinistra non lo voterebbe, nonostante i riconoscimenti degli ultimi tempi), il Cavaliere (due matrimoni e cinque figli) risponde che, di traguardi impossibili, ne ha raggiunti tanti nella sua vita. È un fatto, comunque, che Salvini e Meloni gli abbiano promesso di appoggiare la sua candidatura per tenerlo legato al centrodestra. E glielo hanno confermato – a partire dal quarto turno, quando è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti – durante il pranzo del 20 ottobre a Villa Grande, sull’Appia antica. Lui pensa che le poche decine di voti mancanti potrebbero arrivargli da una parte dei 200 peones che hanno cambiato partito dall’inizio della legislatura. E ha fatto capire che, dopo un paio d’anni, cederebbe volentieri il posto a Draghi. Un candidato amato nel centrosinistra che vuole evitare nuove bruciature è Romano Prodi, 82 anni, sposato con due figli. In occasione dell’uscita del suo libro Strana vita, la mia ha ricordato che la «carica dei 101» franchi tiratori che gli preclusero il Quirinale nel 2013 fu in realtà compiuta da un battaglione molto più numeroso. Allora perché correre, nove anni dopo, nuovi rischi?

 
ASPIRAZIONI
Nel centrosinistra sono note e comprensibili, anche se mai ammesse esplicitamente, le aspirazioni di Dario Franceschini (63 anni, due mogli, tre figlie), e di Walter Veltroni (66 anni, sposato con due figlie), ma è difficile che il centrodestra li voti. Stesso discorso vale per Paolo Gentiloni, 67 anni, sposato senza figli, già presidente del Consiglio e oggi commissario europeo per gli Affari economici. Il gossip di Palazzo vuole che, durante un incontro a pranzo, Enrico Letta lo abbia proposto a Giuseppe Conte come candidato al Quirinale, ricevendone un rifiuto. Marcello Pera (78 anni, coniugato, senza figli), ex presidente del Senato e liberale di vecchia scuola, è stato negli ultimi tempi un consigliere ascoltato di Matteo Salvini. Quando era in carica, ai tempi di sacrosante leggi sulla giustizia viziate dal grosso difetto d’origine di essere suggerite in momenti delicati per Berlusconi (che poi mai ne trasse beneficio), il centrosinistra assediò palazzo Madama con i famosi «girotondi» e Pera subì perfino minacce fisiche.

Cambierebbe oggi parere su di lui? 
A palazzo Giustiniani lo studio di Giulio Andreotti è stato ereditato dal senatore Pier Ferdinando Casini (66 anni, due mogli, quattro figli), parlamentare da dieci legislature e presidente della Camera tra il 2001 e il 2006, quando Pera guidava il Senato. Casini è un centrista nato nella Dc, schieratosi con Berlusconi dal 1994 per evitare che la sinistra del suo partito ne facesse un baby pensionato, ed è rimasto nel centrodestra fino al 2006, per poi essere eletto nel 2018 nelle liste di centrosinistra. Abilissimo e stimato negoziatore, se al Quirinale non andasse Mario Draghi, potrebbe mettere d’accordo entrambe le parti.

© 2021 Rai Com S.p.A. Rai Libri
Mondadori Libri S.p.A., Milano

© RIPRODUZIONE RISERVATA