MATTEO RENZI

Spazzata via la sinistra dell’élite che non sa più parlare al popolo

Martedì 6 Marzo 2018 di Mario Ajello
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Gli errori di Matteo Renzi, naturalmente. Tanti, e plateali. Ma c’è qualcosa di più profondo nel tracollo epocale - mai dal ‘48 in poi così pochi voti - della sinistra italiana. C’è la deliberata scelta di staccarsi dal popolo. La paura degli immigrati? Sono più importanti i diritti civili dei gay e di altre minoranze. Il problema del controllo delle frontiere? E’ prioritaria la questione dell’accoglienza. La polemica fascismo-antifascismo: questa sì che è andata in cima all’agenda dem, tra manifestazioni e appelli. E gli italiani s’è visto quanto l’hanno ritenuta importante. Zero. 

LA PICCOLA ATENE
Di fatto, perfino a Capalbio, l’agorà radical chic, il Pd non ha toccato palla nel voto e al Senato ha vinto la Lega, mentre alla Camera è arrivato prima il centrodestra. Per non dire delle ex regioni rosse che non sono più rosse. Come l’Umbria, storica roccaforte Pci e derivati, dove il centrodestra supera nettamente il centrosinistra ed è testa a testa fra Pd e 5 stelle per conquistare il ruolo di primo partito. Con tanto di exploit del partito di Salvini. Si potrebbe continuare all’infinito con gli esempi del tracollo epocale. Basti pensare che nel 2006 il centrosinistra aveva 19 milioni di voti e oggi ne sono rimasti otto. Di nuovo: Renzi e i suoi errori. Ma i partiti socialisti sono stati rottamati non solo qui: anche in Francia, in Grecia, in Spagna, in Germania (in parte), in Austria, in Olanda e ovunque. E’ un fenomeno generale quello della sinistra riformista che viene punita a causa di una costante comune. La sordità, la lontananza, perfino il fastidio delle élites progressiste, prigioniere della cultura autoreferenziale del politicamente corretto, rispetto alla richiesta popolare di protezione dai flussi migratori. Una sinistra tutta concentrata sui totem della filosofia dell’accoglienza e del pareggio di bilancio (i keynesiani ormai sono i tre eventuali ministri economici dei 5 stelle, Rovantini, Tridico, Fioramonti, e i loro omologhi leghisti: Borghi e Bagnai) e il risultato di questa disconnessione sentimentale tra la sinistra e quello che era stato il suo referente sociale primario è il disastro. Ma anche il fastidio: «Populista - così ha brillantemente detto Jean-Michel Naulot - è l’aggettivo usato dalla sinistra per designare il popolo quando questo comincia a sfuggirle». 

CATTOCOMUNISMO
E non è un caso che i successi del Pd in questa tornata elettorale siano stati localizzati a Roma centro, nella Milano dei ceti affluenti e della creatività turbo-europea, nella Torino bene. Lì dove ci si può concentrare sui problemi etici invece che sui problemi economici, senza il rischio di essere abbandonati dagli elettori. Come è accaduto invece in queste ore un po’ dappertutto. Anche a causa del tic progressista per cui più che il miglioramento della vita degli ultimi interessa il renderci tutti degli esseri umani più buoni. Ecco l’anti-politica che finisce divorata dalla rabbia di chi non si sente preso in considerazione nei propri bisogni. 

Ferrara e Reggio Emilia, Pesaro - dove Minniti è stato battuto da centrodestra e 5 stelle - e Macerata città tradizionalmente cattocomunista dove ora la Lega anche per effetto della vicenda Pamela ha spopolato sono alcuni simboli, un altro è Sesto San Giovanni la ex Stalingrado d’Italia espugnata dal berlusconiano Paolo Romani, del grande tracollo Pd. Che si spiega anche in un altro modo. Con il senso di superiorità dei migliori, che le élites della sinistra hanno sempre avuto ma sapevano dissimularlo e ora non più: scatenando il rigetto. E ancora. Le cose vanno meglio di come credete, ovvero la vostra percezione sui problemi economici e sull’insicurezza è sbagliata: ecco un altro atteggiamento della sinistra che è stato fortemente rifiutato nelle urne. E se il problema fosse soltanto Renzi, l’antipatia di Renzi, gli errori di Renzi, sarebbe piccola cosa. Quando invece è un’intera filosofia politica, e non soltanto in Italia, a risultare superata, pur credendosi moderna, allora risalire dal baratro sarà un esercizio lungo e difficilissimo. 
 

Ultimo aggiornamento: 13:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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