Codici e meno attese, arriva
la riforma del Pronto soccorso

Sabato 6 Luglio 2019 di Valentina Arcovio
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Codici e meno attese, arriva
la riforma del Pronto soccorso
Niente più attese infinite e standard di cura più elevati. Presto ci saranno grandi cambiamenti nei Pronto Soccorso di tutta Italia. A fine luglio, infatti, la Conferenza Stato Regioni dovrebbe dare il suo via libera, dopo aver apportato alcune piccole modifiche al Piano per la gestione del sovraffollamento dei Pronto soccorso, elaborato da un apposito Tavolo tecnico istituito dal ministero della Salute. Il primo grande cambiamento riguarderà i codici per la definizione delle priorità. Dai colori (bianco, verde, giallo e rosso) si passerà ai numeri, una «riforma» che il Lazio ha già approvato e sperimentato, e che dopo l’estate partirà ufficialmente. Ai numeri verrà affiancato un limite di tempo massimo d’attesa. Ci sarà il codice 1 per contraddistinguere l’emergenza con la necessità di accesso immediato; il codice 2 per l’urgenza con accesso entro i 15 minuti; il codice 3 per l’urgenza differibile con accesso entro 60 minuti; il codice 4 per l’urgenza minore con accesso entro i 120 minuti; e il codice 5 per la non urgenza con un accesso che dovrà avvenire entro un arco temporale di 240 minuti. In ogni caso l’attesa dei pazienti non dovrà superare le 8 ore.

IL RICOVERO IN REPARTO<QA0>
«Superato tale tempo il paziente, che avrà verosimilmente completato il proprio percorso in Pronto Soccorso, viene dimesso a domicilio oppure avviato alla prosecuzione delle cure», specificano dal ministero della Salute. In pratica, dopo questa soglia temporale scatterà il ricovero in reparto, o presso l’Osservazione breve intensiva (Obi) oppure il paziente verrà rimandato a casa e affidato alle strutture territoriali. «La seconda parte del documento è dedicata alle linee guida per l’Obi, il percorso di cura in Pronto Soccorso che consente di gestire le emergenze-urgenze per pazienti con problemi clinici acuti ad alto grado di criticità ma a basso rischio evolutivo, oppure a bassa criticità ma con potenziale rischio evolutivo», spiega Maria Mancini, che per Cittadinanzattiva ha preso parte al Tavolo tecnico ministeriale. Le linee guida precisano che l’area di Obi «è attivata in locali dedicati ed abitualmente è collocata in posizione adiacente o comunque nelle immediate vicinanze del Pronto Soccorso. Il locale dedicato all’Obi, organizzato in strutture open-space e/o a box singoli, è opportunamente attrezzato per garantire la tutela della privacy e il comfort del paziente». Anche per l’Obi si specificano tempistiche definite. In particolare, l’ammissione dei pazienti in Obi deve avvenire entro un tempo massimo di 6 ore dalla presa in carico e la permanenza non deve superare le 36 ore dalla presa in carico al triage. Dopo è previsto il ricovero, o il trasferimento presso altra struttura per acuti, o le dimissioni con affidamento alle strutture territoriali o residenziali.

LA RISPOSTA ASSISTENZIALE<QA0>
Altra grande novità è il See and Treat. Si tratta di un modello di risposta assistenziale alle urgenze minori che si basa sull’adozione di specifici protocolli medico-infermieristici condivisi per il trattamento di problemi clinici preventivamente definiti. «Il paziente viene preso in carico in una determinata area del Pronto Soccorso da una figura stabilita, infermiere o medico, che applica le procedure previste da protocolli condivisi e validati, assicura il completamento del percorso e può essere specificamente autorizzato alla somministrazione di alcuni farmaci», spiegano dal ministero della Salute. Si tratta di un modello di risposta assistenziale alle urgenze minori. Nel Piano di gestione del sovraffollamento è prevista infine un’appendice, la quale contiene le prime linee guida nazionali sul bed management, fortemente volute da Cittadinanzattiva. «Il loro obiettivo - spiega Mancini - è ottimizzare l’utilizzo della risorsa “posto letto” mediante un puntuale e metodico governo delle fasi di ricovero e di dimissione. La gestione dei posti letto è infatti strettamente collegata al problema del sovraffollamento».
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