«Jihadisti rimpatriati da lunedì». La Turchia avvisa l'Ue, nelle carceri mille combattenti

Venerdì 8 Novembre 2019
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«Jihadisti rimpatriati da lunedì». La Turchia avvisa l'Ue, nelle carceri mille combattenti

«Che vi piaccia o no, che ritiriate o no le loro cittadinanze, vi rimanderemo i membri dell'Isis, che sono la vostra gente, vostri cittadini». A partire da lunedì, la Turchia inizierà a espellere verso i Paesi d'origine i jihadisti del Califfato catturati in questi anni nel suo territorio o in Siria. Dopo giorni di avvertimenti, il ministro dell'Interno Suleyman Soylu ha annunciato che il governo di Recep Tayyip Erdogan è pronto ad avviare i rimpatri. «Sono vostri, fatene quello che volete», ha detto a muso duro rivolgendosi «all'Europa», dopo aver già minacciato di espellere anche i miliziani cui era stata tolta la cittadinanza dagli Stati di provenienza.

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Per Ankara è una prima risposta agli alleati Nato, accusati di averle voltato le spalle nell'offensiva contro le milizie curde in Siria, «schierandosi con i terroristi». Non è stato precisato quali saranno i Paesi inizialmente coinvolti, né come Ankara intenda forzare la mano in caso di mancato accordo con gli Stati di destinazione, visto che diversi accordi internazionali, tra cui la Convenzione di New York del 1961, vietano l'espulsione di apolidi. Oltre 100 sono i presunti jihadisti cui la Gran Bretagna ha ritirato il passaporto, tra cui figure note come Jack Letts, alias Jihadi Jack, o Shamima Begum, fuggita in Siria a 15 anni per unirsi all'Isis. Casi analoghi riguarderebbero Francia e Olanda. L'ultimatum non dovrebbe invece preoccupare l'Italia.

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Nelle prigioni turche, si apprende da fonti qualificate di intelligence e antiterrorismo, non ci sarebbero infatti combattenti del nostro Paese. Dalle ultime informazioni disponibili, i foreign fighter che hanno avuto un legame con l'Italia sarebbero circa 140, di cui una cinquantina morti. Gli italiani e i naturalizzati italiani sarebbero però solo 25 e di questi 4 risultano deceduti e 8 già rientrati in Europa e costantemente monitorati dagli apparati di sicurezza. In Siria è stato invece arrestato, dopo esser stato catturato dai curdi e dagli americani, Samir Bougana, italo-marocchino di 24 anni partito nel 2013 per andare a combattere prima con Al Qaeda e poi con l'Isis. L'uomo è già in carcere in Italia.

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Nei campi di detenzione sotto controllo curdo, almeno fino all'offensiva di Ankara, tra Al Hol, Ayn Issa e Roj, si troverebbero invece almeno 4 combattenti italiani: Alice Brignoli e suo marito italo-marocchino Mohammed Koraichi con i 3 figli, Sonia Khediri, italo-tunisina e moglie di Abu Hamza al Abidi, figura di spicco del Califfato ucciso in combattimento, e Meriem Rehaily, 23enne padovana di origine marocchina, condannata per arruolamento con finalità di terrorismo. Anche loro avrebbero 2 figli ciascuna. Nelle carceri turche sono al momento detenuti complessivamente 1.149 jihadisti legati al Califfato, mentre almeno 242 sono i foreign fighter di 19 Paesi catturati in Siria dall'inizio un mese fa dell'operazione militare Fonte di Pace e pronti a essere rimandati a casa.

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