Terrorismo, espulsa e rimandata in Marocco la moglie di Moutaharrik, il pugile dell'Isis

Sabato 24 Agosto 2019
MILANO È stata espulsa e rimandata in Marocco Salma Bennchark, moglie di Abderrahim Moutaharrik, il pugile dell’Isis condannato per terrorismo e attualmente in carcere. La donna, rivelano fonti del Viminale, è stata rimpatriata dagli uomini della polizia di Lecco che hanno eseguito l’ordine di allontanamento per motivi di sicurezza dello Stato, firmato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. La cittadina marocchina è ritenuta anche lei parte dell’associazione con finalità terroristiche, per la cui adesione è stata condannata. Al «pugile dell’Isis», così chiamato perché talentuoso atleta di kickboxing, che nelle intercettazioni parlava anche di un possibile attentato in Vaticano, è stata anche notificata la revoca della cittadinanza italiana, come proposto dal Viminale qualche mese fa.
DISGREGAZIONE FAMILIARE
Salma Bencharki era stata condannata in via definitiva a 3 anni e 4 mesi: arrestata nel 2016, è stata prima in carcere, poi ai domiciliari e di recente ha finito di scontare la pena. Nelle motivazioni della sentenza di appello del febbraio 2018, con la quale è stata ridotta la condanna in primo grado di 5 anni, la Corte d’Assise d’appello milanese ha stabilito che la donna non avrebbe dovuto essere espulsa dall’Italia a pena espiata perché non c’erano «univoci indici che ne attestino la concreta pericolosità sociale» e perché «l’espulsione», scrive la Corte, potrebbe «provocare la disgregazione del nucleo famigliare con grave danno per la prole», ossia per i figli di 5 e 7 anni della coppia «che vivono in Italia». I giudici le hanno revocato la sospensione della potestà genitoriale sui figli (Salma e il marito sono stati fermati arrestati prima che potessero partire per la Siria portando con loro i piccoli), oltre alla misura dell’espulsione. L’anno scorso, in un procedimento sulla revoca del permesso di soggiorno, Salma Bencharki ha depositato una memoria alla questura di Lecco nella quale aottolinea di essere madre dei due piccoli, affidati dopo l’arresto dei genitori al Comune di Valmadrera (Lecco) e collocati presso i nonni paterni.
IL «POEMA BOMBA»
Stando all’inchiesta, Moutaharrik - che a differenza della moglie era cittadino italiano ed è tuttora in carcere con una condanna definitiva a 6 anni - l’8 aprile 2016 ha ricevuto un messaggio direttamente dal Califfato. Il WhatsApp conteneva una sorta di poeasia, ribattezzata dagli inquirenti «poema bomba». Nell’ordinanza di arresto è riportato il testo, che recita: «Fratello nostro Abderrahim! Questa poesia te la dedica lo Sceicco appositamente dalla terra del Califfato a Roma dove arriveremo, grazie a Dio, promessa sincera e certa, il titolo del poema, si chiama poema bomba. Ascolta lo Sceicco, colpisci! Affronta la folla del nemico, ringhiando come un fulmine, pronuncia “Allah akbar” e esploditi, o leone che non si piega. Un altro imputato, Abderrahmane Khachia, fratello di un «martire della jihad» morto in Siria, è stato condannato a 5 anni e 4 mesi, mentre 3 anni e 4 mesi sono stati inflitti a Wafa Koraichi, sorella del marocchino Mohamed Koraichi. Quest’ultimo tempo fa ha lasciato Bulciado, paese del lecchese, per unirsi alle milizie dell’Isis. Con lui è partita tutta la famiglia: la moglie Alice Brignoli e i tre figli piccoli.
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