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Quanto può durare la guerra in Ucraina? Dall'ipotesi 2022 alla data del 9 maggio: gli scenari

Secondo Blinken «andrà avanti per tutto il 2022». Mosca frena: «Ci fermeremo presto». Tricarico: «Putin deve prima ottenere qualche conquista da esibire»

Quanto può durare la guerra in Ucraina? Dall'ipotesi 2023 alla data del 9 maggio: gli scenari
di Marco Ventura
4 Minuti di Lettura
Sabato 16 Aprile 2022, 06:22 - Ultimo aggiornamento: 17 Aprile, 11:02

Prima col Covid, adesso con la guerra in Ucraina, la domanda è sempre la stessa: quanto durerà? Alla fine, s'è detto, il Covid diventerà endemico ma perderà di potenza. E spesso le guerre si sono esaurite, più che concluse, proprio così, diventando endemiche. Trascinandosi a lungo nella crescente indifferenza della pubblica opinione. Etiopia, Kashmir, Siria e Yemen sono alcuni esempi. Il presidente Zelensky ricorda con orgoglio, in uno dei suoi video notturni, che «abbiamo già resistito 50 giorni... 50 giorni di invasione russa, anche se gli occupanti ci avevano dato un massimo di cinque. Siete diventati tutti eroi. Tutti gli uomini e le donne ucraini che hanno resistito e non si arrendono. E che vinceranno. Questo restituirà la pace all'Ucraina, ne sono sicuro».

Le perdite

Già, ma quando? La guerra pesa anche per i russi. Il ministero degli Esteri di Kiev contava ieri 20mila soldati russi uccisi dal 24 febbraio, inizio dell'invasione, e 163 aerei e 756 carri armati distrutti. Senza contare l'affondamento del Moskva, la gloriosa ammiraglia della Marina russa nel Mar Nero. Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, avrebbe detto agli alleati europei che la guerra durerà per tutto il resto dell'anno, come fatto trapelare da Washington. Fonti europee parlano di almeno altri 4-6 mesi di combattimenti. Ed è in corso tutta una speculazione sul significato che vorrà dare Putin al 9 maggio, giorno della Vittoria nella guerra patriottica contro la Germania nazista. Sarà quello il tornante decisivo verso la fine del conflitto, o soltanto l'occasione per una rinnovata chiamata alle armi contro i nazisti dell'Ucraina. È importante anche decrittare le dichiarazioni del Cremlino, per cercare di capire quali risultati possano essere considerati un premio sufficiente per dichiarare conclusa l'operazione militare speciale. Prioritaria l'eliminazione dei battaglioni nazionalisti che avevano dato il pretesto a Putin per lanciare la denazificazione dell'Ucraina.

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Gli obiettivi di Mosca

«Il compito principale ha ribadito ieri il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov è liberare l'Ucraina da questi battaglioni. L'operazione continua e gli obiettivi sono ben noti, devono essere e saranno raggiunti, senza dubbio». E il Battaglione Azov, il gruppo nazionalista più conosciuto ormai inquadrato nell'esercito ucraino, si identifica con la città-martire di Mariupol (e con Karkhiv, dove pure sta combattendo).

Basterà la presa di Mariupol, a completamento del corridoio che dalla Crimea porta al Donbass, per avviare i negoziati, quelli veri? Ieri il senatore russo Andrey Klimov, numero due della Commissione per la cooperazione internazionale del partito Russia Unita, parlando coi media africani e asiatici ha detto che l'operazione militare speciale alias guerra «terminerà molto presto», la Russia «non la trascinerà per le lunghe, non la prolungheremo deliberatamente». Finirà non appena «renderemo l'Ucraina sicura per la Russia e il mondo intero, e avremo verificato cosa accade nei bio-laboratori, nonché garantito la sicurezza degli impianti nucleari».

Le analisi

Tutte verifiche che si possono fare nell'Est e Sud del Paese, ovvero l'area sulla quale i russi hanno concentrato le forze dopo il ripiegamento dal Nord e da Kiev. Dubbi su un rapido cessate il fuoco dal generale Leonardo Tricarico, ex consigliere militare di tre presidenti del Consiglio. «Se non si decide di lavorare seriamente per la pace e non cambia l'animus di chi dovrebbe gettare acqua sul fuoco, si profila una durata a tempo indeterminato, nessuna alternativa alla prosecuzione del conflitto». Putin ha bisogno di arrivare al 9 maggio con «uno scalpo da esibire in forma solenne, vantando una sia pur minima conquista territoriale come quella del Donbass».
Tutto considerato, la Russia ha già «quasi completamente raggiunto», secondo il generale Luigi Chiapperini, ex comandante del contingente multinazionale Nato in Afghanistan, quelli che sembravano essere gli obiettivi militari minimi: «Mettere in sicurezza la Crimea per farla poi riconoscere parte integrante della Russia, acquisire il controllo del sud est dell'Ucraina che grazie alla conquista di Mariupol assicurerà un continuum territoriale tra Donbass e Crimea, ed eliminare il battaglione Azov, che simbolicamente rappresenta l'elemento definito nazista». La fine della guerra, in realtà, è solo nella testa di Putin.

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