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Boris Johnson, gli scandali e le critiche dei suoi tre anni da premier

Boris Johnson, gli scandali e le critiche dei suoi tre anni da premier
di Andrea Bulleri
4 Minuti di Lettura
Giovedì 7 Luglio 2022, 11:58 - Ultimo aggiornamento: 15:07

I tre anni più pazzi di Downing Street. Arriva al capolinea la premiership britannica di Boris Johnson, che ricevette l'incarico di formare un governo da "Her Majesty" il 24 luglio 2019. Da allora si è perso il conto delle critiche, degli scandali e delle dimissioni di uomini del suo gabinetto che hanno minato la sua permanenza al numero 10. Scandali sessuali, molestie, casi di corruzione, insabbiamenti e pure il cosiddetto "partygate" durante il lockdown da Covid. 

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Tre anni sull'ottovolante, insomma, per l'ex sindaco di Londra e ormai ex leader dei Conservatori britannici. Perché le grane da risolvere, per "BoJo", sono cominciate quasi subito. Ben prima del caso Pincher, il capogruppo Tory alla Camera dei Comuni che la scorsa settimana è stato costretto a dimettersi perché da ubriaco avrebbe molestato due uomini (compreso un altro deputato) in un gentlemen club di Londra. 

Lo scandalo Partygate

Qualche tempo fa sul premier era piovuto il fuoco di fila del "partygate", la rivelazione di tv e tabloid inglesi che hanno mostrato fotografie di Johnson intento a festeggiare con decine di altri ospiti nella sua residenza ufficiale, a Downing Street, mentre in tutto il Paese vigeva l'obbligo di lockdown durante il 2020. Secondo la Bbc, almeno uno dei funzionari presenti a quei party era inoltre già stato multato nell'inchiesta di polizia da poco conclusasi. Ma non il primo ministro, sanzionato una sola volta per un'altra festa finita sotto accusa. E infatti, a parte quella minima multa, per BoJo tutto si è risolto tutto senza grandi patemi. Non così per la sua maggioranza, che a giugno (dopo nuove rivalazioni sul partygate) è uscita spaccata e indebolita dal voto in aula, lasciando per strada pezzi sempre più importanti dei suoi sostenitori. E prefigurando quella che sarebbe diventata la crisi di oggi. 

Un anno fa, Johnson è finito al centro di altri due scandali potenzialmente esplosivi. Uno sul presunto uso illecito di fondi del governo per finanziare i lavori di una lussuosa ristrutturazione nel suo appartamento a Downing Street, l'altro perché il premier avrebbe utilizzato gli stessi fondi per pagarsi una vacanza. «Non ho violato alcuna legge», la replica di Boris all'esplosione di ogni nuova polemica. 

Valanga dimissioni

E poi, in mezzo alla pioggia di critiche per la gestione della pandemia (prima la linea era quella di continuare con la vita di tutti i giorni nonostante il virus, poi la decisione di varare il lockdown), una dopo l'altra sono arrivate le dimissioni di illustri membry dei Tories. Un anno fa quelle di Matt Hancock, ministro della Salute, immortalato da un video mentre baciava una collega nonostante il suo stesso ministero avesse appena fissato le regole sul distanziamento fisico. Una storia fonte di grandi imbarazzi e polemiche contro il governo Johnson.

Prima era arrivato l'addio di Oliver Dowden, il presidente dei Conservatori, in polemica il capo del governo. E prima ancora quello di Dominic Cummings, uno dei principali consiglieri di Johnson nonché uno dei personaggi di spicco della destra britannica: anche lui, attaccato per aver violato le restrizioni imposte dal lockdown. Ma ad andarsene, alla fine, era sato pure il deputato Tory ed ex ministro Owen Paterson, accusato di nona ver rispettato le norme sul lobbismo. Per provare a salvarlo, i Conservatori hanno tentato di cambiare in corsa i regolamenti parlamentari, prima di lasciarlo dimettere e perdere alla suppletive il suo collegio. 

Un caso dopo l'altro, una sfilza di passi falsi che hanno fatto crollare Johnson nei sondaggi (dopo il trionfo alle elezioni del 2019). E che oggi lo hanno portato all'addio. 

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