Israele, Schuster: «Da noi solo aiuti a Kiev, niente armi. Italia modello per gestire le emergenze»

Il viceministro della Difesa israeliano: «Dobbiamo preservare il rapporto di buon vicinato con le forze russe in Siria, ma sì agli aiuti umanitari»

Israele, Schuster: «Da noi solo aiuti a Kiev, niente armi. Italia modello per gestire le emergenze»
di Marco Ventura
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Sabato 17 Settembre 2022, 06:46 - Ultimo aggiornamento: 07:01

Niente armi da Israele all'Ucraina, «Dobbiamo preservare il rapporto di buon vicinato con le forze russe in Siria, ma sì agli aiuti umanitari». Il viceministro della Difesa israeliano, Alon Schuster, è in visita a Roma anche per «imparare dalla Protezione civile italiana come reagire dopo un terremoto».

Come state aiutando l'Ucraina?
«La guerra con cui conviviamo da sempre ci ha insegnato a portare rapidi soccorsi e aiuti come ospedali da campo e tele-medicina. Non mandiamo armi all'Ucraina, per preservare le nostre relazioni strategiche con i russi in Siria: il pattugliamento che fanno sul terreno e la loro influenza anche in Libano sono importanti per la nostra sicurezza, tanto più che gli iraniani lavorano duramente ai nostri fianchi in Libano, Siria, Yemen e a Gaza. Stiamo con l'Occidente, ma dobbiamo mantenere rapporti di buon vicinato con la Russia anche se è l'aggressore in Ucraina.»

Il vostro aiuto a Kiev in cosa consiste, allora?
«Ospitiamo rifugiati di guerra ebrei e non ebrei, abbiamo mandato 100 tonnellate di medicinali, coperte termiche, tende invernali e attrezzature per depurare l'acqua. Stiamo allestendo un ospedale da campo a Leopoli con reparti di maternità, pediatria e pronto soccorso. E abbiamo inviato, da Roma, sei enormi generatori di energia elettrica per ospedali e centri di assistenza alla popolazione civile.»

Israele può contribuire all'autonomia energetica dell'Italia da Mosca?
«Possiamo essere parte di una cooperazione che attraverso l'Egitto contribuisca ad aumentare l'approvvigionamento europeo e italiano. E molte nostre aziende lavorano sull'energia rinnovabile.»

Come contribuirete alla ricostruzione dell'Ucraina?

«Parteciperemo alla ricostruzione sociale, con l'assistenza nei casi post-traumatici da guerra in cui siamo all'avanguardia. Le nostre famiglie, in Israele, convivono con questi problemi da generazioni. Siamo idealmente vicini agli ucraini, che stanno gestendo lo stress psicologico mantenendo capacità di resilienza. E sono attaccati alla loro terra come noi.»

La guerra in Ucraina influisce sulla geo-politica del Medio Oriente?
«Non c'è una connessione diretta, ma il mondo ha imparato dalla guerra in Ucraina che chi ha la forza alla fine fa quello che minaccia di fare. Ed è quello che noi stiamo dicendo riguardo all'Iran, che non ha mai smesso di aspirare all'arma nucleare. Noi vogliamo scongiurare l'incubo di un Iran che concretizzi i suoi progetti nucleari.»

Com'è la situazione oggi a Gaza?
«Io e la mia famiglia viviamo in un kibbutz che si trova a 1.3 km dalla Striscia. Nessun israeliano vuole la guerra. Abbiamo pagato un prezzo altissimo ritirandoci da Gaza 17 anni fa, la realtà è che non hanno smesso di spararci addosso. Noi siamo per una cooperazione che consenta anche al popolo palestinese di accedere al benessere, ma non accettiamo minacce alla nostra sovranità, e stiamo cercando di spiegare con mezzi non proprio diplomatici che è meglio si focalizzino sullo sviluppo economico e sociale piuttosto che sull'aggressione a Israele.»

Qual è lo scopo della sua visita in Italia?
«Imparare come reagire all'emergenza di un disastro naturale. Almeno una volta ogni secolo, in Israele, si verifica un terremoto devastante. L'ultimo 95 anni fa, nel 1927. Perciò ci stiamo preparando. La zona più a rischio è la Valle del Giordano. La gran parte degli edifici in Israele è anti-sismica, ma abbiamo tante zone antiche o monumentali che somigliano moltissimo a paesi e città come la vostra Norcia. I tesori artistici e storici non possono essere abbattuti e ricostruiti a norma. Siamo rimasti molto impressionati dalla sala operativa della Protezione civile italiana, che raccoglie tutte le informazioni e da dove partono tutte le decisioni d'emergenza. E vogliamo coinvolgere i palestinesi in questa pronta risposta a un possibile terremoto, perché i terremoti non hanno confini».
 

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