Stefano Pontecorvo (coordinatore delle operazioni Nato): «Questo caos colpa di Ghani, ma noi l’abbiamo sostenuto»

Stefano Pontecorvo (coordinatore delle operazioni Nato): «Questo caos colpa di Ghani ma noi l abbiamo sostenuto»
di Gianluca Perino, inviato a Kabul
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Venerdì 27 Agosto 2021, 00:37 - Ultimo aggiornamento: 15:42

KABUL «Per fortuna qui siamo tutti al sicuro, tesi ma al sicuro. E le nostre attività sono riprese regolarmente». Stefano Pontecorvo, già ambasciatore italiano in Pakistan, è l’uomo che per conto della Nato coordina le operazioni all’aeroporto di Kabul. In termini tecnici è il Senior Civilian Representative. E ieri, come tutti i giorni, quando è arrivato il boato del kamikaze era al lavoro sui rimpatri.

Ambasciatore Pontecorvo, parlavamo dell’Isis proprio martedì sera nel suo ufficio in aeroporto a Kabul...
«Sì, è vero. Infatti ci aspettavamo qualcosa del genere».

Ma come mai, visto che le intelligence di Usa e Regno Unito avevano intercettato questo pericolo, non si è riusciti ad evitare l’attentato?
«Fuori dal perimetro dell’aeroporto è difficile intervenire. Le informazioni erano state passate ai Talebani, che hanno in mano la gestione del Paese».

Secondo lei è un caso sporadico o siamo soltanto all’inizio?
«Per quanto riguarda l’aeroporto, e ho informazioni in questo senso, si tratta di un caso sporadico. Nel medio periodo, invece, temo che Kabul possa diventare campo di battaglia per una guerra tra Isis e Talebani».

Perché l’Isis ha deciso di colpire?
«Perché cercano bersagli visibili e l’aeroporto in questo momento era un obiettivo perfetto per farsi pubblicità. L’attenzione internazionale è tutta qui».

Quanto pesa questo attentato sull’equilibrio già precario dell’Afghanistan?
«Temo di dover dire che pesa poco, perché gli attentati qui sono all’ordine del giorno. In un anno e mezzo ho sentito tantissime esplosioni dal giardino di casa mia. È quasi un modo di vita, al quale però gli afghani non si devono abituare. Anche perché adesso l’Isis sta cercando di far capire ai Talebani che devono fare i conti anzitutto con loro».

Secondo lei i Talebani sono in grado di fermare l’Isis sul loro territorio?
«In questo momento no».

Come mai?
«Perché qui è crollata tutta la struttura istituzionale del Paese. Stanno cercando di rimetterla in piedi, ma ci vorrà del tempo. Poi non hanno il completo controllo del territorio e numeri sufficienti per poterlo fare».

Mi può definire, in una parola, quello che è successo in Afghanistan negli ultimi mesi?
«Epocale».

Ma di chi è la colpa?
«In buona parte del presidente Ghani, che ha costruito un castello di carta e non è riuscito a fare il suo lavoro. Non ha unificato il paese attorno ai valori repubblicani che diceva di sostenere, lasciando spazio a corruzione e nepotismo e senza impegnarsi a fondo su vere riforme e sviluppo dei servizi. Ma non è tutta colpa sua».

Chi c’è a fargli compagnia?
«Beh, anche noi dobbiamo fare una riflessione perché questo signore lo abbiamo sostenuto».

Cosa vede nel futuro dell’Afghanistan?
«Sicuramente governato dai Talebani. Avendoli incontrati spesso posso dire che stanno facendo i conti con un Paese che ancora non conoscono bene. Non sono dei grandi cosmopoliti, quindi inizialmente la loro attenzione sarà tutta rivolta ai rapporti con i paesi vicini, quello è il loro orizzonte. E naturalmente mi riferisco anche e soprattutto alla Russia».

È giusto che le grandi potenze parlino con i Talebani?
«Bisogna sempre parlare con tutti, così come è giusto calibrare i propri rapporti con il prossimo a seconda di come si comporta».

Il 31 agosto andranno tutti via. Cosa accadrà in questi ultimi giorni in aeroporto? C’è il rischio di problemi seri?
«C’è sempre rischio di problemi. E può capitare che ci siamo piani razionali che si scontrano con una situazione irrazionale. Detto questo la situazione mi sembra solida e il ritiro ben scadenzato. Certo, se poi sulla pista piove un mortaio, allora bisognerà fare i conti di nuovo».

Ci sono ancora migliaia di persone che premono fuori dall’aeroporto...
«Immagino che quelli che non si sentono sicuri proveranno a fuggire via terra. Per quanto riguarda la Nato, noi intendiamo portare fuori tutti gli afghani che hanno collaborato con noi».

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