Il calvario di Frida e della sua bimba contesa, il tribunale vuole assegnare la figlia ai servizi sociali

Mercoledì 18 Novembre 2020 di Franca Giansoldati

Quella di Frida è una storia tormentata e abnorme: una bambina contesa che ora rischia di essere affidata ai servizi sociali, un ex compagno violento e, lei, una mamma – una seria professionista - giudicata ostativa dal Ctu, nonostante la piccola sia stata cresciuta solo dalla donna perché l'uomo nemmeno voleva riconoscerla. Anzi spingeva per fare abortire la compagna, fino a quando, alcuni anni fa, l'uomo ha cambiato idea e ha chiesto al tribunale l'affidamento della figlia.

Il caso per la brutalità degli eventi è finito dritto alla commissione contro il femminicidio all'inizio della primavera. La deposizione della donna ha lasciato il segno: «Mi chiamo Frida R. e sono la mamma di una bambina di quattro anni, riconosciuta solo da me. Sono rimasta incinta a luglio del 2015 in seguito a un temporaneo riavvicinamento al mio ex, con il quale avevo vissuto una storia tormentata e violenta. Diversi elementi avrebbero dovuto, già allora, mettermi in guardia dal suo carattere: le arrabbiature improvvise, il lancio degli oggetti, il divieto di frequentare alcune persone o di mettere una foto su Facebook, gli spintoni per strada, le parolacce. Purtroppo ero entrata in quel meccanismo per cui ogni sua reazione era giustificata da un mio comportamento. Pensavo che la colpa fosse mia e che se solo avessi trovato il modo di non farlo arrabbiare il nostro rapporto sarebbe stato perfetto». 

La donna ora rischia di perdere la sua bambina. La scorsa settimana è stata depositata al tribunale di Venezia la richiesta del pm: di postporre il cognome paterno a quello materno e l'affidamento della minore ai servizi sociali, con collocamento prevalente presso la madre e turni di visita del padre.

Durante questo periodo, in attesa del decreto di riconoscimento (al momento c'è un solo genitore), l'uomo ha continuato a esercitare violenze psicologiche con appostamenti sotto casa di Frida e altri episodi che hanno allarmato i vicini, fino a che la donna non ha cercato aiuto in un centro anti violenza per la paura. 

Il percorso anche per la bimba non è stato indolore. L'ex compagno quando si è rivolto al tribunale di Venezia per chiederne il riconoscimento e il giudice ha disposto ben due consulenze tecniche d'ufficio (Ctu), ha ottenuto di fatto il permesso di incontrare da subito la figlia senza che vi fosse alcuna gradualità, causando alla bambina veri e propri traumi. 

«Lucia (nome di fantasia nrd) è nata nel 2016. Il padre si fa vivo tramite messaggio a giugno fingendo di non sapere che la bambina era nata. Via messaggio manifesta l’intenzione di riconoscere la bambina. Visto che, secondo lui, non sono particolarmente collaborativa - racconta Frida - ci pensa un altro po’ e poco dopo  scrive una lunga mail in cui mi comunica le modalità del suo coinvolgimento nella vita della bambina. Allarmata e impaurita da tale missiva, che posso mostrare a chiunque, inizia per me una vera e propria persecuzione fatta di telefonate, messaggi, appostamenti. Nel frattempo è continuata la persecuzione con appostamenti sotto casa per ore, sempre in compagnia di qualcuno, minacce ai miei famigliari, lancia messaggi ingiuriosi, insultando persino il mio parroco». 

Frida è una donna terrorizzata che ha paura persino a uscire di casa. 

L'anno scorso una sentenza della Corte di Cassazione (n. 13274 del 16 maggio 2019,) ha stabilito che la bi-genitorialità, desunta dalla legge sull'affido condiviso non è un principio astratto e normativo, ma un valore posto nell'interesse del minore, che deve essere adeguato ai tempi e al benessere del minore stesso. Inoltre la convenzione di Strasburgo stabilisce, nel combinato disposto degli articoli 3 e 6, il diritto del minore ad essere informato e di esprimere la propria opinione nei procedimenti che lo riguardano, imponendo all'autorità giudiziaria di tenerne debito conto.

 

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