Cinzia mamma «troppo aderente alle regole», il tribunale affida il bimbo al padre maltrattante

Mercoledì 17 Giugno 2020 di Franca Giansoldati

Le vite di un bambino e di una mamma di nuovo appese, in un incubo istituzionale senza fine. Alla Commissione Parlamentare sul Femminicidio è arrivato un altro caso clamoroso. Stavolta si tratta di una mamma definita ostativa e privata da un tribunale del proprio figlio per l'ennesima Ctu problematica: Cinzia R. (nome di fantasia), di professione insegnante, mamma di un ragazzino di 12 anni, è stata giudicata «una madre troppo aderente alle regole». Già, proprio così. «Troppo aderente alle regole». Ma tanto è bastato al tribunale di Catania per affidare il bambino al padre nonostante sia stato ritenuto un uomo  «poco riflessivo, che tende a soddisfare la proprie spinte istintuali, insofferente a norme e regole». Un uomo di fatto maltrattante che ha costretto Cinzia, dopo 12 anni di matrimonio, a chiedere la separazione dopo diversi episodi di ingiurie, violenze, calci, umiliazioni.

Nel frattempo Cinzia sta lottando con altre mamme - vittime come lei di una «violenza istituzionale» incomprensibile - per tornare a riprendere in mano la sua esistenza e dare serenità al bambino. Al momento Cinzia può vedere suo figlio (che vive a Catania con il padre, nella casa di proprietà della donna) solo due volte al mese.

«Devo prendere l'aereo due volte al mese da Torino dove mi sono trasferita vincendo un concorso a cattedra, entrando di ruolo. Un lavoro che consente di potermi mantenere. Tra l'altro il trasferimento era stato autorizzato dal giudice» racconta Cinzia. Naturalmente con il lockdown dovuto alla pandemia il bambino non lo ha più potuto vedere se non con videochiamate via Skype. Anche se tecnicamente Cinzia non rientra tra i casi di alienazione parentale di fatto è come se lo fosse, nonostante che dalla corposa documentazione fornita alla Commissione risulta non avere mai ostacolato i diritti di visita del padre. Sui documenti si legge che il padre andava a trovare Paolo 2 volte al mese durante i fine settimana nonostante i servizi sociali avessero chiesto «incontri protetti per valutare la modalita’ che il padre utilizzava con il figlio e che relazione avesse con lui».

Il clima conflittuale, scivoloso e teso, costringe il Tribunale a una seconda Ctu che finisce per avere un effetto ancora più negativo sulla vita del bambino perchè il piccolo - che nel frattempo viveva bene integrato vicino a Torino con la mamma - è costretto a cambiare nuovamente città, tornare a Catania contro la sua volontà. «Dopo quattro anni in cui era inserito a scuola, nella squadra di palla mano, in parrocchia» racconta Cinzia.

Naturalmente il bambino resta il più esposto e lo ha dimostrato nel settembre 2019 quando davanti all'ordinanza del giudice per farlo rientrare definitivamente a Catania si oppone con tutte le sue forze ai servizi sociali. «Io ero fuori da quella stanza ma potevo sentire le urla di mio figlio».

«La Ctu che fu fatta nel 2018 mi descrive negativamente. Tanto per cominciare per avere anteposto a mio figlio la voglia di realizzarmi con il lavoro, piuttosto che stare a Catania. Inoltre il bambino viene descritto sofferente di vivere a Torino e addirittura gli viene diagnosticato un ‘sospetto di spettro autistico’ che la scuola non ha invece mai riscontrato. Naturalmente è stato richiesto di verificare come stava il bambino a Torino ma la CTU non ha mai pensato di venire a verificare la vita di mio figlio in PIemonte» racconta ancora Cinzia. 

Secondo Cinzia, il bambino  e’ intimorito dalle pressioni paterne. Il Padre gli dice di «dover essere leale con lui e che ha sempre voluto che vivesse a Catania».

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