MATTARELLA

L'appello di Ilaria al Presidente Mattarella: «Mio figlio rapito dal padre: la prego mi aiuti»

Lunedì 5 Ottobre 2020 di Vanna Ugolini
1
Il momento dell'incontro tra madre e figlio, in Turchia, nel luglio scorso

REGGIO EMILIA - Una separazione tormentata, un lunga attesa per poter avere la sentenza del tribunale che le affida il figlio e poi il vuoto: il padre che torna in Turchia portando con sè il bambino e mesi d'attesa e di silenzi, senza sapere cosa succederà e senza poter sentire il suo bimbo di 4 anni.

Ilaria Sassone è una giovane mamma finita in un storia intricata, in un rapporto che ha preso strade inaspettate e poi precipizi. Che ha rispettato le regole, è stata sconfitta, ha resistito , è riuscita ad ottenere dal tribunale la collocazione di suo figlio di 4 anni presso di sè. Lo stesso giorno, però, in cui il tribunale ha preso questa decisione, il padre è sparito insieme al figlio, è andato in Turchia, nonostante la madre non avesse mai autorizzato viaggi all’estero ed il bambino non avesse i documenti validi per l'espatrio.

Ora Ilaria si sente con le spalle al muro e, il 23 settembre scorso, ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla Presidente della Commissione Femminicido senatrice Valente, che è una denuncia e una richiesta di aiuto, perchè qualcuno si faccia carico della sua situazione, si prenda cura del destino di un bimbo di 4 anni e della sua mamma. «Le scrivo perchè sono disperata - dice Ilaria al presidente Mattarella - perchè quello che mi è successo non deve succedere più. Le scrivo perchè le donne vengono invitate a denunciare le violenze subite ma non vengono ascoltate».

Ilaria, nella lettera, ripercorre la sua vicenda, compreso l'ultimo, tenero e drammatico incontro con il figlio, avvenuto in Turchia: ha potuto vederlo per una settimana, con un provvedimento d'urgenza, ottenuto grazie alle avvocate che l’assistono là, Turan e Di Gioia, poi, di nuovo, è sceso il buio nei rapporti tra lei e il suo bimbo «perchè il padre non si fa trovare e non mi permette di avere contatti con Leo. Sono tormentata da questo silenzio, non so cosa succede a mio figlio, non so cosa il padre gli dirà di me, come gli spiegherà questa mia lontananza. Ora siamo in attesa del provvedimento del giudice, ma il tempo passa e non si sa nulla».

La storia di Ilaria. La storia tra Ilaria, che ora ha 31 anni, e il suo compagno comincia a Firenze, tre anni fa, quando la ragazza studia architettura e si mantiene agli studi lavorando in un bar.

«La causa per l'affidamento del bambino si svolge a Firenze, l'udienza viene fissata dopo 9 mesi, poi viene nominato un Consulente tecnico per valutare le capacità genitoriali - spiega Giovanna Fava, avvocata di Ilaria - nel frattempo vengono emessi dei provvedimenti che regolano in via provvisoria i rapporti tra i genitori ed il bambino. Il Ctu dice che la mamma, al di là delle ragioni che lo hanno determinato, ha sbagliato ad allontanarsi con il bambino (e parliamo di una distanza, Firenze-Reggio Emilia, che si colma con un’ora di treno in Alta velocità) , dice che lei deve ritornare a Firenze. E stabilisce tempi paritari con ciascun genitore, altrimenti collocherà il bambino presso il padre, mentre la madre potrà vederlo a fine settimana alterni». Ilaria a Firenze, però, non poteva stare, perché lì non aveva più casa né lavoro che invece aveva trovato a Reggio Emilia, vicino ai genitori, e chiedeva con forza che il bambino rimanesse collocato da lei che se ne è occupata da sempre.

Il Tribunale, invece, si adegua alle "prescrizioni" del Ctu. «I Servizi Sociali vengono incaricati di verificare come sta il bambino presso il padre e relazionano che il bambino vive isolato con il solo padre, che lo costringe a parlare in turco. Inoltre - spiega l'avvocata Fava - quando la mamma consegna il bambino al papà il bambino piange e non vuole andare». Ilaria fa presente tutto questo «ma il Tribunale ci mette altri due mesi per adottare la decisione definitiva di collocamento del bambino presso al mamma».

Ed è quando viene emessa questa sentenza che la situazione precipita. «Mentre il bambino è dal papà, questi con l'auto e i due cani, senza avere un documento del bambino valido per l'espatrio riesce, passando attraverso la Grecia, ad andare in Turchia. La madre riesce a parlare con il bambino pochi minuti poi il padre interrompe ogni comunicazione. Da allora la mamma ha rivisto il figlio solo una settimana a luglio e teme per la sua vita».

«Purtroppo le minacce che Ilaria e il bambino subivano non sono state prese nella giusta considerazione - spiega Fava - Questa giovane donna ha denunciato tutto alle autorità ma la violenza del compagno, le minacce e la violenza economica, sono stati ritenuti alla stessa stregua di una banale lite tra conviventi e non è stata adottata alcuna misura di protezione. Anche la procedura per decidere l’affidamento del bambino è stata “neutra” ovvero dalla parte del violento, ha ignorato la violenza della relazione e privilegiato il concetto di “bigenitorialità” come se i genitori fossero uguali ed egualmente positivi per il bambino».

Tutte le strade legali sono state percorse, indagini, traduzioni, ricorsi, costituzioni in giudizio, ingenti spese per le quali Ilaria ha dovuto indebitarsi, ed ogni giorno che passa senza la mamma per un bambino di 4 anni non è un giorno ma un’eternità. Il bambino è cittadino italiano e, si chiede la mamma, chi meglio del presidente Mattarella può rappresentare il suo diritto di rientrare in Italia?
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA