Chiara Valerio: «Così con Marsilio scopriamo nuovi autori competitivi»

Domenica 21 Luglio 2019 di Francesco Musolino
Chiara Valerio (foto di Lavinia Azzone)
«Roma è molto dispersiva. Al contrario, Venezia, con tutta quell'acqua intorno, ti spinge a concentrarti. E prima o poi, tutti passano dalla Laguna. Il mondo ti viene incontro». 
Classe '78, Chiara Valerio - responsabile della narrativa italiana per Marsilio dal 2017 è l'esempio perfetto del lavoro artigianale, necessario e nascosto, vero cuore pulsante dell'editoria. Traduttrice, scrittrice, redattrice di Nuovi Argomenti, curatrice e conduttrice radiofonica su Radio Tre, il suo rapporto con le parole è totale, sin dagli anni romani trascorsi a Nottetempo a tu per tu con Ginevra Bompiani. Originaria di Scauri, in provincia di Latina, ha conseguito un dottorato in matematica e da sempre rifiuta il concetto ottocentesco dei romanzi. Oggi si occupa della narrativa italiana letteraria, andando alla ricerca di «scritture ibride» che possano raccontare il nostro tempo. «Non voglio libri che somiglino a me, ma libri a cui somiglio». E a settembre pubblicherà Il cuore non si vede il suo nuovo romanzo con Einaudi, parafrasando Gregor Samsa

Ci aiuti a capire. Come inizia la sua giornata da editor?
«Mi sveglio presto, prendo un caffè e un biscotto secco industriale di qualsiasi tipo. Ne sono davvero patita. Raggiungo a piedi la casa editrice a San Basilio e inizio subito a leggere. Ogni settimana riceviamo circa una cinquantina di manoscritti»

Da dove arrivano?
«La maggior parte è il risultato di un flusso che inizia con una conversazione su Facebook e si conclude con l'invio del manoscritto via e-mail. Sono persone che mi conoscono o semplicemente, mi cercano per il mio ruolo in casa editrice. Va bene così».

A settembre saranno due anni da Marsilio. Bilancio?
«Positivo. La narrativa italiana ricomincia ad avere compattezza, Marsilio negli anni ha scoperto molti talenti ad esempio Margaret Mazzantini, Susanna Tamaro, Chiara Gamberale e siamo alla ricerca di voci competitive. Negli ultimi due anni abbiamo avuto un libro nella dozzina dello Strega - Carlo Carabba e Marina Mander volevo creare una casa per autori che avevano avuto vicende editoriali discontinue, per questo sono felice di aver pubblicato Lorenzo Pavolini. Dopo la scomparsa di Cesare De Michelis, Marsilio si sta assestando, facciamo molte riunioni e abbiamo uno sguardo aperto sul mondo e sulla società».

La collana Passaparola è una sua creazione. Vi figurano voci nuove e autrici del calibro di Simona Vinci e Michela Murgia. Com'è nata?
«È una mia vecchia ossessione. Siamo giunti ad un punto della storia culturale in cui abbiamo bisogno di libri capaci di trasmettere un fattore esperienziale».

Un esempio?
«A settembre pubblicheremo, nella collana di narrativa, Ginevra Lamberti con Perché comincio dalla fine, una storia semi-autobiografica in cui esplora tutti i modi in cui moriamo e chi si occupa dei corpi. L'idea che una scrittrice nata nell'85 si interessi all'aldilà mi fa pensare ad una sorta di precariato perenne che si trascina da questo mondo all'altro».

Un passo indietro. Cosa l'ha portata dalla cittadina di Scauri a Venezia?
«La continuità marina. Sono una grande fan di Venezia, è una città in cui si pensa bene, merito dell'acqua intorno. Cammino molto e non prendo mai appuntamento, tanto nel corso della giornata finisci per incontrare tutti. Per me che sono di paese è importante».

E cosa ricorda degli anni trascorsi da Nottetempo?
«Lavorare con Ginevra Bompiani è stato molto formativo, cominciare a lavorare con una intellettuale di quella portata è stata una fortuna».

E dell'esperienza a Tempo di Libri nel 2018, come responsabile del programma generale?
«Ero molto soddisfatta del calendario e della varietà degli eventi. Ma dal punto di vista editoriale è stata molto dura, a posteriori ho la sensazione che le parole non corrispondessero ai fatti».

Una sua scoperta da editor e un desiderio futuro?
«Una per tutti? Elisa Ruotolo, che ha esordito con Ho rubato la pioggia per Nottetempo. E un domani sarebbe bellissimo poter lavorare con Serena Vitale e Margaret Mazzantini, del resto lei ha esordito proprio qui a Marsilio. Ma sono sogni...»

In autunno uscirà il suo nuovo romanzo.
«Si intitola Il cuore non si vede, in arrivo per Einaudi il 10 settembre. È la storia di Andrea Dileva, un quarantenne, un professore di greco che si sveglia senza il cuore, ma non è morto ed intorno ha un coro di donne che si interroga sulla sua sorte con passione e ironia. Convinto che nel mito si possa trovare l'origine di tutto, Andrea prenderà atto che mentre l'intera umanità il terrore della fine, per lui sembra sia impossibile morire».

C'è anche una morale?
«Credo che i sentimenti siano parzialmente involontari, proprio come il funzionamento degli organi che ci tengono in vita».

Quando ha capito che sarebbe stato proprio questo il suo lavoro?
«Alla fine del 2007, ero nella redazione di Nuovi Argomenti con Mario Desiati e avevo fra le mani il racconto di un giovanissimo salernitano, Nicola Ingenito. È stata una rivelazione, avevamo trovato uno scrittore vero, del resto quegli anni a leggere racconti inediti mi hanno permesso di essere un passo avanti nella ricerca di nuove voci».

C'è una lezione matematica valida anche per il regno delle parole?
«Ho perso dimestichezza con i numeri, lo ammetto, ma oggi davanti alle storie mi domando sempre cosa ci sia di narrativamente determinante. Sì, vado alla ricerca del fuoco».

Qualche consiglio utile rivolto agli aspiranti scrittori che leggeranno questa intervista? 
«Uno solo. Rileggete sul serio il vostro manoscritto prima di inviarlo. Non inviate nulla che sia un semplice abbozzo di idea. Ciò che iniziate a scrivere dovete portarlo a casa, evitando sciatterie».

E statisticamente, quanti manoscritti superano quest'esame?
«Pochi. Le prime dieci righe di un libro devono essere scritte con cura, sono il vostro biglietto da visita, la prima stretta di mano con uno sconosciuto. Sono convinta che si debba scrivere e si debba leggere con le orecchie, facendo attenzione a tutto. So bene che rivedere un testo sia faticoso ma bisogna farlo. E no, non ci sono alternative». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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