Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Il documentario di Tiziano Ferro: «Latina è per me una lezione»

Il documentario di Tiziano Ferro: «Latina è per me una lezione»
di Bianca Francavilla
4 Minuti di Lettura
Venerdì 6 Novembre 2020, 23:20

Guardare il documentario di Tiziano Ferro uscito su Prime Video è come riavvolgere il nastro e mettere pausa ogni tanto, perché non è andata sempre così come abbiamo pensato. Con disarmante onestà viene raccontata la storia di diciannove anni di successo e di vita, iniziati proprio a Latina.

I segreti
Il segreto svelato non è solo l'alcolismo, tunnel buio dal quale Tiziano è stato risucchiato e che l'ha fatto sentire ancora più «solo, alcolista, bulimico, gay, depresso, famoso, pure quello mi sembrava un difetto, forse il peggiore». È anche che Xdono è arrivato quando ha perso 40 chili e mentre era sul palco in vetta alle classifiche si sentiva senza forza e debole, perché non mangiava. Per la prima volta nel documentario vengono trasmesse le immagini di quando pesava quei 111 chili ed era isolato e emarginato. E si scopre che «addirittura la mia casa discografica francese – racconta – assunse uno stylist che mi attendeva in aeroporto a Parigi quando volavo per la promozione e mi portava in bagno prima di uscire dall'aeroporto, mi svestiva e rivestiva secondo codici più maschili». Quando è diventato famoso gli hanno anche chiesto di inventarsi una storia d'amore eterosessuale per togliersi da dosso la voce che girava. Ma lui non ha accettato.

Lo stadio
Il documentario è un tuffo nel tempo per i tanti concittadini del cantante che ora vive a Los Angeles con il marito e un buffo cagnolino anziano. Hanno rivisto le immagini di quando firmava autografi alla Casa del Disco e dei concerti allo stadio Francioni e hanno scoperto come mentre loro si sbracciavano e urlavano a squarciagola “Ed ero contentissimo” lui pensava che sarebbe potuta essere l'ultima volta, perché il successo è un dono che c'è oggi e domani chissà. «La cosa assurda - racconta a Victor - è che in tutta Europa e in Italia suonavo nei locali e nei teatri. Ma a Latina eravamo così amati di un amore così grande che siamo passati dal teatro con circa 800 persone a questo, da subito. Erano 10.000 persone in un attimo». Anche se i tre concerti del 2002, del 2004 e del 2007 allo stadio di Latina non sono stati gli ultimi, è sempre qui che Tiziano conserva la fetta di cuore più grande. E racconta mentre gira con la macchina di come «la provincia o ti intrappola, o ne esci fuori. Se ne esci fuori sei soprattutto più forte, perché te la porti dentro. La provincia è come una lezione, Latina per me è questo».

La panchina
C'è anche il posto preciso dove per lui partita la musica: la panchina del parco Falcone e Borsellino. «Questo è un posto speciale. Avevo vent'anni e stavo camminando e tutto ad un tratto mi venne in mente una frase che mi sembrava talmente stupida che dovevo segnarmela: sì quel che è fatto è fatto io però chiedo scusa, Perdono. Siccome andavo di corsa scrivo perdono con la X. E il resto lo conoscono tutti. Quando il parco è stato ristrutturato e le panchine sono state cambiate c'è stata una sommossa popolare perché nessuno voleva che questa panchina venisse eliminata quindi tutte le panchine sono diverse e questa è stata lasciata qua».

© RIPRODUZIONE RISERVATA