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Dinastia in cucina da Ponza agli Usa, Fernando Scarpati "Industry chef"

L'immagine di Fernando Scarpati sulla pagina facebook del ristorante
di Giovanni Del Giaccio
2 Minuti di Lettura
Domenica 5 Gennaio 2020, 13:17

«Buon sangue non mente, orgogliosa di te». Affida ai social la sua soddisfazione Assunta Scarpati, titolare del ristorante A casa di Assunta a Ponza, e la gioia è per Fernando, 29 anni, suo nipote.

Li dividono quasi 7.000 chilometri, non la passione per il mare e la buona cucina. Dalla terrazza di Assunta si domina l'isola, dal locale che ha messo in piedi Giuseppe, fratello della chef ponzese, e vede ai fornelli Fernando e in sala la sorella Ida, il mare è a due passi ma soprattutto - come sull'isola da dove tutto è cominciato - è nel piatto.

Si chiama Positano (chissà perché non Ponza, da dove Giuseppe è partito dopo aver ereditato dal padre la passione per la cucina ormai tanti anni fa) e si trova negli Stati Uniti, a Westport, nel Connecticut. Giuseppe ha girato prima l'Italia e poi il mondo, ha lavorato per importanti ristoranti a New York quindi ha avviato il proprio, nel 1995.

Adesso gestisce tutto Fernando che è diventato Industry chef dello Stato, nell'ambito di un concorso che vede partecipare centinaia di cuochi di tutti gli Stati Uniti. «Il cibo è il nostro terreno comune, un'esperienza universale» - è la frase che il giovane che torna a Ponza appena può, pur essendo nato e cresciuto negli Usa - ha sul suo profilo facebook. Sono parole di James Beard, uno dei campioni della cucina americana.

Al Positano c'è la tradizionale cucina italiana, l'unico riferimento all'isola sono i piatti "oreganati", ma a giudicare dai giudizi che si trovano su diversi siti la clientela è assolutamente soddisfatta. Una dinastia di chef, a quanto sembra, quella degli Scarpati, capace di mettere d'accordo i clienti da una parte e dall'altra del mondo.

«Abbiamo un legame forte - dice Assunta - mio nipote torna appena può in Italia e a Ponza». Nemmeno a lui, però, ha voluto svelare l'ingrediente segreto del suo pesto di Palamarola. «No, no...» si affretta a dire. È vero che buon sangue non mente, ma i segreti degli chef tali restano.

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