160 anni fa l'unità d'Italia. La nipote di Giuseppe Garibaldi: «Siamo un grande popolo, ma ci autodenigriamo»

Costanza Ravizza Garibaldi
di Stefano Cortelletti
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Mercoledì 17 Marzo 2021, 15:32

Il 17 marzo di 160 anni fa nasceva l’Italia unita. Tra coloro che hanno esposto il tricolore fuori dalla finestra di casa c’è anche Costanza Ravizza Garibaldi, pronipote di Giuseppe e Anita, leggendari fautori dell’unità d’Italia. Costanza discende dal ramo di Menotti, primogenito dell’Eroe dei due mondi sepolto nella tenuta di Carano ad Aprilia.

«In famiglia da sempre onoriamo il 2 giugno e il 22 agosto, anniversario della morte rispettivamente di Giuseppe e Menotti Garibaldi – racconta Costanza – abbiamo celebrato per la prima volta la ricorrenza del 17 marzo nel 2011, nel 150° anniversario dell’unità d’Italia, quando organizzammo una cerimonia al mausoleo. Quel giorno pioveva a dirotto ma mia madre, nipote diretta di Menotti e già molto anziana, non volle mancare. Lei stessa da quel momento chiese al Comune di Aprilia di istituire la giornata del ricordo di Menotti il 17 marzo anziché il 22 agosto: in estate le scuole sono chiuse, mentre è importante che questa ricorrenza sia celebrata con gli studenti».

Anche oggi era in programma ad Aprilia una commemorazione ristretta, ma il Lazio in zona rossa ha mandato a monte ogni piano.

Costanza parla con orgoglio dei suoi avi. «Non ricordo un momento in particolare in cui ho scoperto di essere la nipote di Giuseppe Garibaldi, in casa se ne è sempre parlato così come io ne ho sempre parlato con i miei figli. La storia della nostra famiglia si incrocia con quella della nazione, però c'è anche il lato intimo e familiare. Mia nonna diceva sempre: Garibaldi è dell’Italia, ma Menotti è nostro».

Costanza sa cosa significa l’orgoglio nazionale, avendo vissuto per quasi dieci anni in Olanda con marito e figli. «I ragazzi andavano alla scuola inglese, ma in casa si doveva obbligatoriamente parlare italiano. Gli italiani sono abituati ad autodenigrarsi: invece no, stando all’estero ti rendi conto delle cose che noi diamo ingiustamente per scontate. In Italia conviviamo con la storia, ci sembra una cosa normale ma non lo è affatto».

«Noi siamo quello che siamo perché i nostri padri sono stati quello che sono stati – aggiunge la nipote di Giuseppe e Menotti Garibaldi – Ci sono molte persone che hanno dato la loro vita perché vivessimo in un’Italia unita e libera. Non ultimo, mio nonno Menotti che ha dato la vita a modo suo, facendo il contadino nelle terre di Aprilia. Dal punto di vista economico non ha avuto alcuna soddisfazione, ma ha reso questa terra ricca, vissuta».

Menotti Garibaldi morì il 22 agosto 1903 dopo aver contratto la malaria nelle terre paludose dell’agro. Al suo funerale partecipò anche Gabriele D’Annunzio, che venne a Carano per l’ultimo saluto all’illustre personaggio. Menotti è sepolto nel mausoleo che accoglie le ceneri dei suoi figli e nipoti, immerso tra i bambù: «A Carano mi sento a casa. Tutti i miei avi sono lì, riposano su quella terra che Menotti ha contribuito a far crescere e coltivare».

Torneranno le cerimonie pubbliche e le occasioni per celebrare gli eroi nazionali. «Nel frattempo, ricordiamoci da dove veniamo e di tenere alto l’onore che ci appartiene – conclude Costanza Garibaldi – perché siamo una grande nazione, composta da grandi persone. È che non ce ne rendiamo conto».

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