Napoli, conto corrente svuotato: la banca prima rimborsa, poi si riprende i soldi

Sabato 12 Gennaio 2019 di Nico Falco
Una svista, la poca dimestichezza con la tecnologia, la convinzione di trovarsi in un “circuito protetto”, ed ecco che 11.000 euro sono spariti. Volatilizzati in un attimo, finiti con un bonifico istantaneo su un conto estero intestato a chissà chi. La storia, ennesimo caso di phishing ma questa volta a quattro zeri, arriva da Soccavo ed è fotografata in una denuncia sporta al commissariato di Posillipo agli inizi di agosto. E, dopo un apparente lieto fine, è arrivata la batosta: per la banca non è stato violato il sistema informatico e quindi i soldi, inizialmente riaccreditati, sono stati nuovamente prelevati dal conto.

Ma andiamo per gradi, così come viene ricostruito nella denuncia. È la mattina del 3 agosto quando la signora C. R. si collega al sito internet della sua banca per pagare delle bollette. Dopo avere inserito le credenziali si apre una finestra popup che l’avvisa che, per procedere coi pagamenti, dovrà inserire un codice che le arriverà a breve tramite sms. Il messaggio arriva, ma la signora non si accorge della dicitura: «Bonifico europeo di euro 10900.6 a favore di Artjoms Bicenoks». Subito dopo la finestra si chiude e, quando la signora accede di nuovo al proprio conto, si accorge che i soldi sono spariti. Pochi minuti dopo la vittima della truffa è col marito nella filiale del Banco di Napoli di via Manzoni, dove le spiegano che il bonifico non risulta ancora contabilizzato, effettuano il «recall» dello stesso e la invitano a sporgere denuncia. I soldi, però, spariscono lo stesso.

Il 22 agosto viene avviata la pratica di disconoscimento del bonifico, in cui la signora racconta la truffa subìta, e la banca avvia gli accertamenti per stabilire cosa sia realmente successo, se insomma ci sia stata o meno una violazione del sistema informatico bancario o meno. I soldi, nel frattempo, vengono riaccreditati. Con una condizione: in caso venisse dimostrato che la banca non ha responsabilità, la situazione verrà comunicata alla correntista e il denaro verrà di nuovo prelevato.

Si arriva quindi al 12 dicembre, a indagini chiuse. E il denaro viene decurtato. «In relazione alla vicenda che ha coinvolto la signora - fanno sapere dall’Ufficio Contenzioso di Intesa Sanpaolo - significhiamo che la contestazione della cliente è già stata riscontrata dall’Ufficio Reclami della Banca in data 9 gennaio 2019. In tale comunicazione vengono messe in evidenza le modalità attraverso le quali è stata realizzata la truffa ai suoi danni e viene chiarito che non è stato violato il sistema informatico della Banca che ha, invece, fornito gli elementi utili per consentire alla cliente di valutare correttamente l’operazione ed, eventualmente, non darvi seguito». In altre parole, la truffa non è avvenuta tramite il sito della banca, ma probabilmente su un sito clonato, in cui la signora ha inavvertitamente inserito i propri dati fornendo gli elementi per la predisposizione del bonifico, che poi ha autorizzato malgrado nel messaggio ricevuto sul cellulare fosse specificato a quale operazione si riferisse quel codice. Così gli 11.000 euro spariscono, il conto finisce in rosso, e la donna si trova improvvisamente senza soldi. «Ma noi - lamenta Alessandro Manganiello, avvocato della signora - non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione né la banca ci ha spiegato le modalità attraverso le quali sarebbe stata realizzata la truffa».

A rendere ancora più confuse le cose, ci pensa una proposta di rimborso parziale con vincolo di riservatezza, in cui la banca si impegna a restituire alla signora il 60% della somma. Soluzione rifiutata: «L’arbitraria ed illegittima operazione di prelievo – spiega il legale nella diffida inviata il 9 gennaio alla banca con cui invita alla restituzione dell’importo – ha posto in condizione la donna di non poter provvedere alle primarie esigenze di vita ed ha determinato una grave ed intollerabile lesione dei suoi diritti, con conseguenti danni di natura sia patrimoniale che morale per il cui risarcimento ci si riserva di agire».

Ovvero: ci sono tutti i presupposti perché la storia finisca in tribunale. Ultimo aggiornamento: 23:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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