Paolo Gramaglia, la cena-omaggio dello chef al grande cinema italiano per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia

Cinque piatti per omaggiare i cinque film italiani in gara per il Leone d’Oro a Venezia, da scoprire immersi nell’arte, nell’architettura e nella storia del prestigioso relais cinquecentesco alle porte della Laguna

Pietro Gramaglia la cena-omaggio dello chef al grande cinema italiano per la Mostra Internazioanle del Cinema di Venezia
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Venerdì 2 Settembre 2022, 17:53 - Ultimo aggiornamento: 18:38

Il cibo come forma d’arte, capace di emozionare, stupire, appassionare, lo Chef quale regista di un’esperienza unica e indimenticabile, ricca di dettagli da scoprire ad ogni assaggio, che si concretizza davanti agli occhi e diventa tangibile al palato grazie a talento, esperienza, creatività. Sono questi gli elementi cardine della cena-omaggio, in scena martedì 6 settembre 2022, dalle ore 19:00, nel prestigioso relais Villa Barbarich, alle porte di Venezia, che la Stella Michelin Paolo Gramaglia dedica ai cinque film italiani in lizza per il Leone d’Oro alla 79a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica. 

Un evento che fonde cultura culinaria e cinematografica per celebrare la migliore italianità e crea un raffinato trait d’union tra due arti che ci vedono eccellere a livello internazionale. Protagonista indiscusso è il menù, composto da sei piatti inediti come inedite sono le pellicole a cui fanno omaggio, creato dallo Chef Gramaglia sull’onda dell’impatto emotivo, delle sensazioni e della sorpresa, per dare vita ad una singolare assonanza tra portate e film.

Il Menù della cena 

Ad aprire la cena è una mise en bouche dedicata a “Il Signore delle Formiche” (regia di Gianni Amelio), proiettato proprio il 6 settembre nelle sale della Mostra: tacos di limone con mantecato di dentice e merluzzo in salsa soar, uva passa e pinoli, un piatto provocatorio che gioca sull’insolito twist dato dall’alternanza di acidità e dolcezza.

Il viaggio on the road e la scoperta di differenze e affinità che legano ogni città, sono l’ispirazione dello Chef per l’antipasto dedicato a “Bones and all” (regia di Luca Guadagnino): un baccalà in olio di cottura, salsa di pomodoro e ribes, con polvere di olive taggiasche e spuma di bruschetta. Un “piatto del mondo” con protagonista un pesce cosmopolita, pronto ad attendere i viandanti in ogni angolo del globo, ricco di cultura, interpretazione e tradizione.

La cena prosegue poi con l’omaggio dello Chef a “Chiara” (regia di Susanna Nicchiarelli), attraverso un “primo” ispirato alla libertà di osare, di rompere le regole, di giocare con i contrasti, per compiacere il palato. Un risotto in essenza di crostacei, con gamberi, limone, granita di riccio e carbone di lampone che fa della sapidità dello iodio, data dalla cottura in acqua di mare, e della dolcezza pungente del lampone in carbone la sua cifra stilistica, rendendo tributo a due donne, la regista e Santa Chiara, che hanno fatto della libertà il proprio dogma.

A “Monica” (regia di Andrea Pallaoro) e al suo intimo e introspettivo viaggio nella vita passata e presente è dedicato il piatto che inaugura il “secondo tempo” della cena firmata da Gramaglia. Una spigola in cottura poché con salsa di scorzanera e lime all’insegna dell’essenzialità e dell’arte della sottrazione.

Un pre-dessert ispirato a “L’Immensità” (regia di Emanuele Crialese) preannuncia il finale: l’assoluto di mela verde, un sorbetto dalle note aspre e fresche che omaggia gli anni Settanta - epoca in cui è ambientata la pellicola - con le loro tinte pop e brillanti come il verde acido e il sapore rock delle rivoluzioni culturali che hanno segnato una generazione.

Chiude la cena il dessert “di cioccolato in cioccolato” abbinato dallo Chef Gramaglia all’ambito Premio del Festival, il Leone d’Oro, tra ricercatezza, classicità e innovazione

Un’esperienza indimenticabile da vivere, con l’accompagnamento di un quintetto musicale sulle note del Maestro Morricone, nella splendida cornice di Villa Barbarich, fiore all’occhiello di Fedegroup: un autentico esempio di Villa Veneta, costruita su un progetto d’ispirazione palladiana nel Cinquecento e ristrutturata con tecniche e materiali fedeli all’epoca, che conta 29 camere e 2 suite.

Villa Barbarich è anche una rilassante passeggiata nella bellezza: il Piano Nobile, all’interno del quale è ospitato il ristorante, accoglie i maestosi affreschi di Ludovico Toeput, detto il Pozzoserrato, perfettamente conservati nel tempo. All’esterno, tutt’intorno alla Villa, si sviluppa un incantevole giardino, con l’orangerie e un patio, oltre a un’ampia piscina con solarium, perfetti per godere della quiete e dei tramonti della campagna veneta.

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