Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Pa, stretta sugli accessi web: è rischio caos per gli utenti

Pa, stretta sugli accessi web: è rischio caos per gli utenti
di Francesco Malfetano
4 Minuti di Lettura
Domenica 19 Luglio 2020, 00:35 - Ultimo aggiornamento: 09:26

Spid, Carta d’Identità Elettronica e pagamenti digitali verso la pubblica amministrazione. Almeno in teoria il dl Semplificazioni spinge l’Italia e tutta la sua Pa verso la rivoluzione digitale. Dal 28 febbraio 2021 infatti sarà obbligatorio per i cittadini interfacciarsi con la pubblica amministrazione, dall’Inps alle Entrate, attraverso i nuovi strumenti. Vale a dire i due sistemi per l’identità digitale appunto e PagoPA. 

LE CRITICITÀ
Nella pratica però, ad oggi, questi non solo sono poco utilizzati (e quindi poco accessibili) ma soprattutto sono ancora inadeguati in termini qualitativi e di comunicazione. Per questo, nonostante l’accelerazione sulla Pa 4.0 cercata dall’esecutivo, la sensazione è che non si sia ancora trovata una formula adatta coinvolgere il Paese, e cioè i cittadini, utenti finali che utilizzano quei servizi e soprattutto li pagano. A testimoniarlo è anche il Desi, l’indice sulla digitalizzazione dei paesi Ue pubblicato il mese scorso da Bruxelles, che riporta come nonostante in Italia l’offerta di servizi di e-governement sia superiore alla media, questi siano utilizzati solo da un italiano su 3. Il rischio ora, o meglio a partire dal 2021, è che quindi una buona fetta di italiani non tenga il passo e resti tagliata fuori dall’innovazione, piuttosto che esserne inclusa. Nel dettaglio, stando al testo entrato in vigore in settimana dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il Governo prevede che entro marzo dell’anno prossimo tutta la Pa passi allo Spid e alla Carta d’identità elettronica.
 



Da quella data infatti, «è fatto divieto» agli uffici pubblici «di rilasciare o rinnovare credenziali per l’identificazione e l’accesso dei cittadini ai propri servizi in rete, diverse da SPID, CIE o CNS (Carta nazionale dei servizi, la cosiddetta Tessera Sanitaria ndr), fermo restando l’utilizzo di quelle già rilasciate fino alla loro naturale scadenza e, comunque, non oltre il 30 settembre 2021». Una novità di rilievo che, ad una prima lettura delle modifiche al CAD previste dal decreto Semplificazioni, si applicherebbe a tutti i servizi della PA, compresi quelli di INPS ed Agenzia delle Entrate, chiamate di fatto a dismettere le proprie credenziali per l’accesso ai servizi online (si pensi al Pin INPS ordinario o dispositivo, o alle credenziali Fisconline).

A tutti i cittadini quindi è chiesto di dotarsi dei nuovi sistemi di identificazione che però, ad oggi, sono usati da pochissimi. Gli Spid assegnati, stando alle ultime dichiarazioni del ministro per l’Innovazione Paola Pisano, sono appena 8 milioni, in netta crescita durante il lockdown, ma pur sempre pochi. Peraltro sono diverse le segnalazioni da parte di cittadini che hanno difficoltà ad ottenerne uno a causa dei ritardi da parte degli identity provider, cioè delle aziende a cui è affidato il riconoscimento dell’identità degli utenti. Sono invece 15,5 milioni gli italiani possessori della Cie, ovvero la carta realizzata dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (Ipzs) che dopo le prime difficoltà, con le enormi code in fase di prenotazione per ottenerla, si sta dimostrando uno strumento valido che però paga l’ennesima sovrapposizione tra i servizi digitali offerti del Paese.

Una criticità vera e propria che, ancora all’inizio di quest’anno, si puntava a risolvere trovando una formula che unisse Spid e Cie per una maggiore efficienza. Soluzione che però sembrerebbe essere definitivamente tramontata con il risultato che, ad oggi, appare davvero impossibile affidarsi ad un solo strumento. Come sottolineato da Stefano Imperatori, direttore sviluppo soluzioni integrate (Ipzs) in una recente intervista, appena 100 siti della pubblica amministrazione consentono l’accesso con la Cie, solo 2 soggetti privati hanno integrato l’eccesso specifico e 4500 portali permettono di utilizzare Spid.

Numeri poco esaltanti che sembrano destinati, ancora una volta, ad allungare i tempi della digitalizzazione, esattamente come già accaduto con PagoPa. Il sistema che permette tutti i pagamenti dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione sarebbe infatti dovuto diventare obbligatorio a partire dal 30 giugno 2020. Tuttavia, proprio una voce all’interno del dl Semplificazioni, ha spinto la data qualche mese più in là. Vale a dire proprio al 28 febbraio 2021 che, quindi, diventa una sorta di data spartiacque a partire dalla quale sarà possibile comprendere se il Paese e la sua Pa sono davvero pronti. 
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA