Meningite, basta morti: vaccini anche in classe e informazioni ai genitori

Giovedì 17 Gennaio 2019 di Alessia Marani

Basta morti assurde come quella di Federico, lo studente di 15 anni stroncato lunedì nella Capitale da una meningite fulminante. La Regione Lazio intende correre ai ripari sulle mancate vaccinazioni e, soprattutto, sui mancati richiami da effettuare tra gli adolescenti, paradossalmente i più esposti. Se necessario facendo anche oltre ciò che è previsto dal piano vaccinale nazionale. «La meningite è un fattore ancora presente, non debellato, e colpisce con una violenza inaudita - spiega l'assessore Regionale alla Sanità Alessio D'Amato - è per questo che noi consigliamo fortemente alle famiglie di vaccinare i figli. Purtroppo quello per la meningite non è tra i vaccini obbligatori e per questo auspichiamo che il Ministero della Salute valuti presto di farlo rientrare tra i necessari anche per accedere a scuola. Intanto, ho già dato mandato alla nostra equipe tecnico-scientifica di valutare se, come Regione, siamo nelle condizioni per agire motu proprio rendendolo obbligatorio. Questo - continua - al di là della sterile statistica dei numeri, perché anche una singola vita è importante e Federico ci dice che di meningite si continua a morire».

Federico muore a 15 anni. La mamma: «Non l'ho fatto vaccinare, la sua morte non sia vana»
 

CAMPAGNE NELLE SCUOLE
Valeria Rossomanno, la mamma del ragazzo, si era fatta coraggio lanciando subito un appello agli altri genitori: «Seguite i consigli dei medici anche se le vaccinazioni non sono obbligatorie, che la morte di mio figlio non sia vana». Parole che hanno colpito al cuore D'Amato che, martedì, sarà in prima linea con i medici della Asl all'Alberghiero Amerigo Vespucci, la scuola di Federico, per una sessione di vaccinazione sul campo dei ragazzi. «Sempre su base volontaria - dice - ma spiegheremo loro e anche ai docenti, l'importanza di queste pratiche salvavita. Se, rispetto al passato, abbiamo recuperato il gap di immunità di gregge rispetto alle vaccinazioni da meningococco nei bambini nei primissimi mesi di vita, resta da affrontare l'emergenza nei ragazzi dai 13 ai 17/18 anni che hanno una precedente vaccinazione non completa o non l'hanno affatto. Lì dobbiamo migliorare. Stiamo contattando le autorità scolastiche per avviare una campagna di vaccinazione attiva e gratuita allargata a più istituti». Ieri, intanto, il Ministero dell'Istruzione ha scritto alla scuola di Federico per sapere dove il ragazzo avesse svolto il servizio di catering esterno come cameriere, girando alle società interessate la raccomandazione di sottoporre a profilassi antibiotica tutti coloro che possono essere venuti in contatto con il ragazzo. Stamani si svolgeranno i funerali.

Nel Lazio l'anti-meningococcica di tipo C (il ceppo che ha aggredito Federico) è gratuita fino al compimento dei 19 anni e effettuata con doppia dose, in entrambi i casi tetravalente. Attualmente la copertura è dell'80,37% a fronte dell'82% su base nazionale. Per il ceppo B il vaccino è gratuito per tutti i nati dal 1 gennaio 2017. In tutti gli altri casi si paga il ticket, ben 79,54 euro per il tipo B, ad esempio, nella Asl 2 di appartenenza di Federico.

ADOLESCENTI PENALIZZATI
«Ma gli adolescenti sono penalizzati - rivela la dottoressa Teresa Rongai, segretario della Federazione italiana medici pediatri -. Non solo i genitori devono pagare i vaccini, ma nei centri vaccinali tutte le sessioni o quasi sono prese dai più piccolini, i neonati che hanno una priorità. Quindi fare vaccinare un adolescente per la meningite è persino difficile». La Fmip proprio a Roma e nella Asl 2 ha appena siglato un accordo che prevede che i pediatri di famiglia potranno vaccinare nei loro ambulatori oppure offrire di supportare il personale della Asl nei centri vaccinali e nei consultori. «In questo modo si potrà allargare la platea delle coperture», dice Rongai. Nei prossimi giorni al Ministero della Salute si riunirà il tavolo degli esperti indipendenti che valuterà sul piano di eradicazione del morbillo e contemporaneamente lavorerà al nuovo piano di prevenzione vaccinale sulla base dei dati epidemiologici. «Già alla vigilia del piano Lorenzin relazionai in Commissione Sanità sulla necessità di rendere obbligatorio anche il vaccino per la meningite, oggi torno a ripetere quell'appello sulla base di quella stessa lingua che parlano altri genitori come me, quella del dolore», incalza ora Amelia Vitiello, presidente del Comitato nazionale di lotta alla meningite. «La mia bimba, Alessia, di appena 18 mesi la sera alle 21 aveva 37 di febbre, la mattina alle otto era già morta».
 

Ultimo aggiornamento: 11:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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