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Messaggero e Luiss, il contest «Cosa farò dopo...». Il presidente degli Psicologi Lazzari: «Orientare i giovani per aiutarli a crescere»

«Il mondo è complesso, servono più competenze»

Il presidente degli Psicologi Lazzari: «Orientare i giovani per aiutarli a crescere»
di David Lazzari
4 Minuti di Lettura
Venerdì 15 Aprile 2022, 00:28 - Ultimo aggiornamento: 01:23

Il tema dell’orientamento scolastico e professionale è trascurato in Italia e anche nel recente PNRR viene visto più come un tema prevalentemente informativo, dimenticando che i dati per fare delle scelte sono necessari ma del tutto insufficienti.


Aiutare una persona ad “orientarsi” vuol dire promuovere le conoscenze che l’individuo ha di se stesso, ma anche potenziare le sue risorse e quelle relative al panorama delle possibilità, al fine di fare scelte in sintonia con i bisogni e gli obiettivi personali oltre che con le caratteristiche dell’offerta formativa e del mercato del lavoro.

Nel 1994 l’Oms in collaborazione con Unicef approvava il documento “Educazione alle competenze per la vita nella scuola per bambini ed adolescenti”, definendo le «competenze per la vita» come «competenze psicosociali» che consistono «nella capacità di affrontare le richieste e le sfide della vita, con un comportamento adattivo e positivo, mantenendo un adeguato benessere psicologico”.


Il documento dell’Oms nasceva dalla costatazione che una serie di cambiamenti nel contesto sociale stavano richiedendo sempre maggiori capacità psicologiche – cognitive, emotive e comportamentali – per orientarsi, adattarsi costruttivamente, fare scelte appropriate, rispetto ad un ambiente meno impegnativo dal punto di vista dell’impegno fisico ma molto più complesso dal punto di vista socioculturale.


LE RICHIESTE


Le “competenze psicosociali” che l’Oms raccomandava alla scuola di promuovere sono dieci, divise in tre aree: area cognitiva (decision-making e problem solving, pensiero critico e pensiero creativo), area relazionale (capacità di comunicazione e di gestione delle relazioni interpersonali, auto-consapevolezza, empatia), area emotiva (capacità di gestire lo stress e le emozioni). 


Nei decenni successivi le problematiche che avevano portato a questa raccomandazione si sono fortemente accentuate, soprattutto nei Paesi occidentali. Dati di ricerca, studi e documenti delle agenzie internazionali negli ultimi 25 anni hanno evidenziato il gap crescente tra l’aumento delle competenze psicologiche necessarie per affrontare la vita e l’aumento delle difficoltà a conseguire in modo fisiologico e spontaneo queste competenze.
In questo scenario hanno poi fatto irruzione le nuove tecnologie – pc, rete, cellulari e social, che hanno reso ancora più complicato e complesso il contesto entro il quale si snodano i percorsi di crescita e di sviluppo psicologico dei bambini e degli adolescenti.


I giovani hanno bisogno, nella marea di dati – spesso poco verificabili – che gli giungono, di poter maturare delle idee e convinzioni personali. Anche attraverso elementi in grado di favorire la necessaria riflessione, propedeutica ad ogni scelta consapevole.


L’orientamento non è una campagna promozionale di questa o quella possibilità, non è neanche, come detto, una semplice strategia informativa: è piuttosto una attività che promuove la crescita di consapevolezza su noi stessi e sul mondo, sulle possibilità ed opportunità che offre.
La scelta non è un atto passivo, ma attivo, perché non comporta solo il privilegiare una opzione rispetto ad altre ma anche ad assumere un atteggiamento proattivo e costruttivo, basato su un adeguato senso di autoefficacia, per immagine e progettare dei percorsi personali.


Da questo punto di vista esiste una notevole tradizione di ricerca e applicazione nel campo della psicologia dell’orientamento che dovrebbe essere messo a frutto sia nella scuola che nel mercato del lavoro. Le ricadute negative di scelte approssimative o sbagliate sono ben documentate e costituiscono uno sperpero di capitale umano sia per i singoli che per la società nel suo complesso.
Se vogliamo una società che sia al contempo più giusta, più efficiente e più umana, dobbiamo usare anche in questo campo ciò che la ricerca e le esperienze ci mostrano come valido dal punto di vista dell’efficacia e del rapporto tra costi e benefici. Quindi rendiamo l’orientamento non una eccezione o un passaggio burocratico ma una pratica in grado di facilitare i percorsi di vita delle persone

David Lazzari è il Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi
 

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