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L’intervento/«La Capitale in crisi, servono competenze e rettitudine morale»

di Agostino Vallini *
3 Minuti di Lettura
Domenica 11 Settembre 2016, 00:05
Governare una città come Roma è cosa assai complessa. È la capitale d’Italia, con tutte le conseguenze istituzionali che ne conseguono. 
I centri decisionali della macchina amministrativa sono molteplici e non sempre coordinati, né facilmente coordinabili; nell’arco degli ultimi quindici-vent’anni è diventata una città multietnica, con visioni culturali e stili di vita differenti; in questo contesto un relativismo pragmatico sembra marcare sempre di più il tessuto sociale e il sentire profondo delle persone, per cui si è perso il senso di comunità; malessere collettivo, degrado, corruzione sono tangibili, in una congiuntura di crisi economica, troppo lunga, che ha generato sofferenze, tensioni sociali e sfiducia nelle istituzioni.

Le ultime elezioni amministrative hanno espresso - quasi un grido disperato - l’urgenza del rinnovamento, che però non potrà avvenire con un tocco di bacchetta magica, ma con la cooperazione di tutti. Ciascuno, naturalmente, per la propria parte di responsabilità. La nuova Amministrazione cittadina, espressione democratica di un altissimo consenso popolare, muove i primi passi con difficoltà e non sembra ancora aver imboccato la strada giusta. D’altra parte, la complessità dei problemi, aggravati da ritardi ed errori, richiede tempo, competenza, esperienza, idee e rettitudine morale a tutta prova di chi è chiamato a indicare la rotta e decidere. Ai rappresentanti del popolo che siedono in Campidoglio nei banchi della maggioranza e dell’opposizione si chiede di essere all’altezza del compito e di avere a cuore il bene vero della città, come essi stessi proclamano di continuo, compiendo lo sforzo morale di superare i vecchi vizi della contrapposizione politica preconcetta e dilatoria, e, nella fatica di una salutare dialettica democratica, se necessario anche forte, concorrere a servire e far crescere la città, esprimendo il meglio dei propri progetti a favore dei cittadini.

Gli scontri, le tensioni, le lotte, interne ed esterne ai partiti, cui assistiamo ogni giorno, spesso chiaramente sterili, non fanno che indebolire la stessa tenuta delle forze politiche e la loro credibilità nella gente che continua ad allontanarsi dal partecipare.

A fronte di tutto ciò il tessuto cittadino registra tanti disagi e sofferenze e continua a crescere il numero di chi è condannato a sopravvivere nella marginalità e nella miseria. La Caritas e le tante forme di volontariato fanno generosamente quello che possono, ma non devono essere considerate progettualmente camere di decompressione sociale, sostitutive di politiche di equità, capaci di ridare dignità e sicurezza a chi ne è ormai privo da anni. Nondimeno il benessere di una comunità cittadina è frutto anche dell’impegno, non secondario, di tutti i suoi membri. È sbagliato da parte di noi cittadini chiedere o pretendere tutto da chi sta a capo e attribuire soltanto alla classe dirigente la responsabilità di ciò che non funziona.

Quanto degrado si potrebbe evitare se ogni cittadino facesse la sua parte! Si pensi, per fare un solo esempio, alla pulizia dei quartieri. Quanti servizi sociali funzionerebbero meglio se ciascun addetto adempisse con coscienza il proprio dovere! Il bene comune è responsabilità di tutti. Il messaggio che il Giubileo della Misericordia lascia alla città, che Papa Francesco ricorda frequentemente, è che giustizia e misericordia camminano insieme, ed ognuno di noi, per la sua parte, è responsabile di chi gli vive accanto.

* Cardinale Vicario del Papa per la Diocesi di Roma
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