Rapine finite male e ladri uccisi, i precedenti: dall'orefice di Nicolosi (condannato), al gioielliere di Grinzane Cavour

Rapine finite male e ladri uccisi, i precedenti: dall'orefice di Nicolosi (condannato), al gioielliere di Grinzane Cavour
di Alberto Gentili
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Martedì 26 Ottobre 2021, 00:40 - Ultimo aggiornamento: 15:58

Il tragico copione andato in scena ieri sera a Santopadre, un piccolo centro tra Arpino e Fontana Liri nel Frusinate, non è nuovo. Le cronache raccontano spesso di rapine finite male, di aggressioni in casa concluse nel sangue. Tragedie inserite, quasi sempre, nei dossier eccesso di legittima difesa. Ma ecco qualche precedente.

Il gioielliere di Grinzane Cavour

A finire nel sangue, il 28 aprile scorso, è stato un assalto alla gioielleria Roggero a Grinzane Cavour, storico borgo della provincia di Cuneo. Due banditi sono morti, colpiti dai proiettili esplosi in strada davanti al negozio dal titolare che nel 2015 aveva già subito una violenta rapina, i loro corpi a terra nella centrale via Garibaldi, lungo la provinciale che collega Alba e Barolo. Un terzo bandito è invece riuscito a fuggire. Almeno cinque i colpi di pistola esplosi all’indirizzo dei malviventi, che sono morti a pochi metri dall’ingresso del negozio, uno in mezzo alla strada, l’altro all’angolo con una vita laterale. Secondo una ricostruzione, i malviventi avrebbero puntato le pistole contro i componenti della famiglia. La gioielleria di via Garibaldi era stata rapinata già nel 2015. Era il 22 maggio quando due banditi, uno dei quali travestito da donna, si erano introdotti nel negozio, dove avevano legato il titolare, Mario Roggero, con delle fascette di plastica dopo averlo picchiato con violenza. Legate anche la moglie e la figlia, chiuse in bagno, prima di scappare con un ricco bottino di gioielli e di orologi di circa trecentomila euro. A dare l’allarme le due donne, dopo essere riuscite a liberarsi. Per guarire dalle ferite il gioielliere impiegò diverse settimane.

Il tabaccaio di Ivrea e i colpi dall'alto

E’ la notte del sette giugno del 2019 quando un tabaccaio di Pavone Canavese, alle porte del quartiere San Bernando di Ivrea, vede dalla sua abitazione posta sopra il suo negozio tre ladri incappucciati che provano ad entrare nella tabaccheria. Il negoziante, Marcellino Iachi Bovin, di 67 anni, trovandosi davanti ai malviventi armati di piede di porco, spara almeno sette colpi, uccidendo uno dei ladri, di 24 anni. I due complici sono riusciti a fuggire. La vittima, un incensurato originaria della Moldavia, era già morta prima dell’arrivo dell’ambulanza. Il tabaccaio è stato indagato per eccesso colposo di legittima difesa. Dopo l’autopsia sul corpo del 24enne romeno che si chiamava Ion Stavila, i primi riscontri avrebbero però rilevato una ferita compatibile con un proiettile sparato dall’alto. Questo potrebbe significare che Iachi Bonvin ha svuotato il caricatore della sua pistola senza scendere in cortile e dunque non ci sarebbe stata la colluttazione con i ladri della quale ha riferito anche la moglie. Il procedimento è ancora in corso.

Lo scippo del Rolex e i due morti in strada

E’ invece stato subito iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Napoli Nord per omicidio volontario il 26enne G.G. che con la sua Smart, il 27 marzo 2021 ha inseguito e speronato lo scooter con a bordo due uomini che lo avevano appena rapinato del rolex, facendoli rovinare sull’asfalto e uccidendoli. L’episodio è avvenuto in via Antica consolare campana, tra Marano e Villaricca, nel Napoletano. A perdere la vita sono stati i pregiudicati di Sant’Antimo Ciro Chirollo, di 30 anni, e Domenico Romano, di 40. Il giovane si è presentato subito dopo presso la caserma dei carabinieri per raccontare la propria versione dei fatti. Secondo le ricostruzioni della vicenda i due rapinatori avrebbero sottratto il Rolex al 26enne in via San Rocco minacciandolo con una pistola, ma il giovane li avrebbe inseguiti, speronati e travolti con l’auto. Prima ci sarebbe stato l’urto violento tra l’auto e lo scooter, come testimoniano i pezzi di carrozzeria dei due mezzi sparsi in strada, poi l’auto avrebbe investito i rapinatori.

Il gommista di Monte San Savino

È finito indagato per eccesso di legittima difesa Fredy Pacini, il titolare della rivendita di pneumatici di Monte San Savino (Arezzo) che intorno alle 4 di martedì 27 novembre 2018 ha sparato e ucciso uno dei ladri scoperti all’interno della sua azienda dove dormiva. E dopo aver subito, secondo il suo legale, 38 furti in pochi mesi. Erano state sei, dal 2014 al momento della tragedia, le denunce presentate da Pacini per furto consumato o tentato presentate ai carabinieri di Cortona. L’uomo avrebbe raccontato al pm di essersi svegliato sentendo il rumore di un vetro che andava in frantumi, ha impugnato la pistola e ha sparato alcuni colpi di pistola verso due individui che si erano intrufolati all’interno della sua azienda. Uno di loro, colpito, è caduto a terra, è riuscito a trascinarsi all’esterno ma è morto poco dopo.

Il ristoratore assolto

Il 21 gennaio del 2020 Mario Cattaneo è stato assolto dall’accusa di eccesso colposo di legittima difesa per aver sparato con un fucile e ucciso, la notte del 10 marzo 2017 Petre Ungureanu, che era entrato nel suo ristorante per rubare con tre complici. La sentenza di assoluzione è stata decisa dal giudice «perché il fatto non sussiste» dal tribunale di Lodi. La Procura, che aveva chiesto tre anni di reclusione, ha fatto ricorso in appello. Mario, che tanto sperava in questo verdetto, è rimasto fermo, immobile sulla sua sedia alla sinistra del giudice. Poi Cattaneo ha spiegato il perché appena fuori dal tribunale: «La tensione è troppa. Tutte queste udienze, questa attesa, le requisitorie, sono stati come colpi per me. E ora sono distrutto. Oggi mi è sembrato di stare davanti a un plotone d’esecuzione. Sono state ore interminabili, snervanti».

La condanna dell'orefice di Nicolosi

Tornando più indietro nel tempo, il 18 febbraio del 2008 a Nicolosi in provincia di Catania, Guido Gianni di 57 anni per difendere sua moglie e la sua gioielleria, ha impugnato l’arma e ha fatto fuoco uccidendo due banditi e ferendone un terzo. Intorno alle 19 un ragazzo si è presentato all’interno della gioielleria. Subito dopo sono entrati i due complici con i passamontagna che hanno minacciato con una pistola giocattolo la moglie del gioielliere. L’arma, del tutto simile ad una vera e sprovvista del tappo rosso, ha messo in allarme il marito. Guido Gianni che lavorava nel retrobottega è intervenuto impugnando una pistola. Prima alcuni colpi in aria, poi l’aggressione dei banditi sulla moglie. A questo punto la situazione è precipitata. Una colluttazione e un primo colpo che ha ferito uno dei banditi. Poi gli altri colpi che hanno raggiunto i banditi. Il 19 dicembre del 2019 il gielliere di Nicolosi è stato condannato a 13 anni di carcere dalla Corte d’assise di Catania. Secondo l’accusa, il gioielliere avrebbe prima ingaggiato una colluttazione con i banditi ferendoli. Poi avrebbe esploso i colpi di pistola mentre i ladri erano in fuga colpendoli alle spalle. I legali del gioielliere hanno invano sostenuto il punto della legittima difesa affermando inoltre che in quel momento la mente di Gianni era «offuscata» proprio a causa dell’aggressione subita dalla moglie.

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