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Ercolano, fermato il camionista: «Ha sparato per uccidere». Undici colpi di pistola su Tullio e Giuseppe

Ercolano, fermato il camionista: «Ha sparato per uccidere». Undici colpi di pistola su Tullio e Giuseppe
di Dario Sautto
5 Minuti di Lettura
Domenica 31 Ottobre 2021, 07:20

Aveva due fucili da caccia e una pistola in casa, armi regolarmente denunciate. Ma quella Beretta calibro 40 era sotto il suo letto dal 4 settembre, quando aveva subìto il furto della sua auto. Probabilmente era ossessionato da quell'episodio e aveva deciso di farsi giustizia da solo alla prima occasione utile. Così, alla vista di quell'auto ferma a pochi metri dalla sua villetta, ha impugnato l'arma ed ha fatto fuoco contro Tullio Pagliaro e Giuseppe Fusella, 26 e 27 anni, entrambi di Portici, due bravi ragazzi che lui vedeva come i nemici, i ladri, i rapinatori che stavano turbando da quasi due mesi il suo sonno.

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Ma i due, in realtà, si erano semplicemente persi e si erano fermati per cercare di capire come riprendere la via di casa. Il camionista ha quindi sparato «intenzionalmente e senza giustificazione per cagionare la morte violenta dei due giovani» come scrive la Procura di Napoli in una nota a firma del procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli. Ma Vincenzo Palumbo, autotrasportatore 53enne di Ercolano, agli inquirenti non avrebbe raccontato tutta la verità. Da due notti è detenuto nel carcere di Poggioreale con l'accusa di duplice omicidio aggravato dall'uso delle armi. Dispiaciuto, addolorato, secondo il racconto del suo legale, Francesco Pepe, che a suo nome ha chiesto scusa alle famiglie dei due ragazzi. Mentre sconvolte sono la moglie e la figlia ventenne, incapaci di darsi pace davanti a tanta violenza.

 


LA RICOSTRUZIONE
I fatti si sono verificati intorno all'1.30 della notte di venerdì, ma Palumbo avrebbe avvertito i carabinieri solo mezz'ora dopo. In attesa della convalida del gip, la Procura napoletana indagini coordinate dai sostituti Luciano D'Angelo e Daniela Varone ha emesso un decreto di fermo, al termine di un lungo interrogatorio all'interno della caserma dei carabinieri di Torre del Greco. Ai militari della compagnia corallina sono delegate le indagini che, dalle prime risultanze, contrastano non poco con la versione fornita da Palumbo. Grazie alle telecamere di videosorveglianza delle villette della zona, i carabinieri hanno potuto ricostruire una prima dinamica della terribile notte di via Marsiglia, località San Vito di Ercolano.
Palumbo avrebbe esploso ben undici colpi d'arma da fuoco con la sua pistola semiautomatica Beretta calibro 40 direttamente dal terrazzo, mirando verso la Fiat Panda bianca a bordo della quale erano seduti Tullio e Giuseppe. Una raffica di proiettili che ha perforato il tettuccio della vettura, centrando le due giovani vittime alla testa, non lasciando loro alcuno scampo. Nonostante il buio, quella micidiale arma è stata di una terribile precisione. La Panda è stata colpita cinque volte e dai filmati gli inquirenti hanno potuto ricostruire come gli spari siano partiti mentre la vettura era già in movimento e lentamente si allontanava lungo via Marsiglia, stradina isolata che taglia le pendici del Vesuvio e collega quel gruppetto di case di campagna alle vie principali.

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LE CONTRADDIZIONI
Una ricostruzione, questa, che non combacia con quella riferita da Palumbo in sede di interrogatorio, assistito dall'avvocato Francesco Pepe, a cui si è affiancato l'altro penalista Fioravante De Rosa. «Sono stato svegliato dal suono del sistema di allarme della mia abitazione è il sunto del suo lungo interrogatorio e ho preso la pistola che custodivo sotto al letto. Sono uscito sul terrazzo per respingere i banditi e ho visto un giovane che correva all'interno della mia proprietà. Ho urlato e lui è fuggito a bordo della Panda bianca che lo attendeva col motore acceso. A quel punto ho sparato quattro-cinque volte, nonostante la pistola si fosse inceppata dopo il primo colpo». Un racconto volutamente artato oppure annebbiato dallo shock, una versione con la quale Palumbo ha confessato di aver sparato verso la vettura, giustificandosi con la presunta irruzione di uno dei giovani nella sua proprietà. Al momento, però, non ci sono riscontri a questa ipotesi: Palumbo ha sparato volontariamente contro la vettura e senza alcun motivo. I due non erano armati, non avevano arnesi da scasso, né indumenti per coprire il volto. E, secondo gli investigatori, nessuno si era avvicinato alla sua abitazione.
I due racconti saranno al vaglio del gip già a inizio settimana. Intanto, le salme dei due giovani restano ancora a disposizione della Procura di Napoli che si svolgerà mercoledì alle 16. Poi, a Portici sarà il giorno del lutto cittadino, per una tragedia evitabile che ha sconvolto due comunità ed ha riportato nuovamente all'attenzione la questione della sicurezza e degli eccessi della legittima difesa.
 

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