Terremoto al Csm: fuori altre due toghe. L'allarme del Colle

Mercoledì 5 Giugno 2019 di Michela Allegri
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Terremoto al Csm: fuori altre due toghe. L'allarme del Colle

ROMA «Giochi di potere» e «traffici venali». Degenerazioni correntizie, sotterfugi, accordi sottobanco dove la magistratura s’intreccia con la politica per gestire le nomine ai vertici delle procure più importanti d’Italia. Una su tutte: quella di Roma. Una bufera senza precedenti, assimilabile «solo a quella della P2», quando il nome di molti magistrati era spuntato nelle liste della loggia massonica segreta. A tratteggiare i contorni dello scandalo, sono i discorsi pronunciati dai consiglieri durante il plenum straordinario di ieri, convocato d’urgenza per parlare del caso del “mercato delle toghe”. Dalla riunione, il Csm esce in pezzi: quattro consiglieri togati su sedici si sono autosospesi. Un quinto, Luigi Spina, indagato per avere rivelato al pm Luca Palamara dettagli dell’inchiesta per corruzione a suo carico, si era già dimesso.

IL VICEPRESIDENTE
Le parole più pesanti sono quelle del vicepresidente David Ermini: «O sapremo riscattare con i fatti il discredito che si è abbattuto su di noi o saremo perduti». Il vicepresidente del Csm, dopo aver letto le carte d’inchiesta inviate dalla procura di Perugia si è confrontato con il Capo dello Stato e ha sollecitato l’autosospensione dei due togati che - emerge dagli atti - insieme a Palamara si sono incontrati con i parlamentari del Pd Luca Lotti e Cosimo Ferri per discutere degli avvicendamenti alla guida degli uffici giudiziari: Gianluigi Morlini, come Palamara e Spina esponente di Unicost e presidente della V commissione, e Paolo Criscuoli, di Magistratura Indipendente e componente della I e della VI commissione, Antonio Lepre e Corrado Cartoni, entrambi di Mi e che avevano annunciato l’autosospensione già ieri sera. «Gli eventi di questi giorni sono una ferita profonda e dolorosa alla magistratura e al Csm - dice Ermini nell’intervento di apertura - L’associazionismo giudiziario è stato un potente fattore di cambiamento e di democratizzazione. Ma nulla di tutto ciò vedo nelle degenerazioni correntizie, nei giochi di potere e nei traffici venali di cui evidente traccia è nelle cronache di questi giorni».

L’ANM
Una crisi ai massimi livelli che travolge anche l’Anm. Oggi l’Associazione nazionale magistrati riunirà il suo parlamentino, convocato con urgenza all’esplodere del terremoto che ha investito le toghe. Dopo il vice presidente Luca Poniz (Area), anche il segretario generale Giuliano Caputo (Unicost), prende le distanze dalle valutazioni espresse in un’intervista dal presidente Pasquale Grasso (Mi) che, pur invocando un «esame di coscienza», ha definito «fisiologici» i rapporti dei consiglieri del Csm con esponenti della politica.

NESSUNO SCIOGLIMENTO
L’attività di Palazzo dei Marescialli, però, prosegue: non ci sarà nessuno scioglimento del Consiglio. Dal punto di vista tecnico, infatti, secondo la legge istitutiva, per funzionare il Csm ha bisogno di 10 consiglieri togati e 5 laici. I numeri restano, nonostante le fuoriuscite. Il Consiglio, dice Ermini, può continuare a svolgere le sue funzioni «purché la reazione a condotte non compatibili sia chiara, rapida e non suscettibile di fraintendimenti». Il Csm e la magistratura hanno al loro interno «gli anticorpi necessari». Intanto gli ultimi due autosospesi spiegano la decisione. Morlini dice di avere avuto un incontro casuale con Lotti e, rivendicando la propria correttezza, parla di «gesto di responsabilità» per «evitare di danneggiare il Csm». La stessa cosa vale per Criscuoli, che però denuncia un «clima da caccia alle streghe».

NUOVE REGOLE
Al plenum Ermini detta le nuove regole: è necessario seguire criteri cronologici per le nomine, fuggendo la tentazione di raggrupparle «in delibere contestuali che inducano il sospetto di essere state compiute nell’ambito di logiche spartitorie - dice - Il Csm è e deve essere la nostra sola casacca». Chiede anche una minore ingerenza delle correnti: «Ogni determinazione venga assunta al riparo di interessi esterni». Alla fine della riunione, Palazzo dei Marescialli approva un documento firmato da tutti i consiglieri, con l’esclusione di quelli autosospesi: «Basta ombre. Serve autoriforma». Ma intanto lo scontro prosegue.

Ultimo aggiornamento: 10:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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