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Coronavirus, a Roma «predisposti 700 posti letto». Guarita la coppia di cinesi

Coronavirus, a Roma «predisposti 700 posti letto». Guarita la coppia di cinesi
di Mauro Evangelisti
4 Minuti di Lettura
Sabato 22 Febbraio 2020, 00:21 - Ultimo aggiornamento: 13:44

Caserme e ospedali, Roma e il resto del Lazio si prepara a rispondere nel caso si presentasse un focolaio del coronavirus SARS-CoV-2. Sono già stati individuati 700 posti letto, in tutti gli ospedali della Capitale e delle altre quattro province, che, se necessario, potrebbero essere destinati all’isolamento di pazienti infetti. Ma è stata anche individuata una lista di strutture, soprattutto militari, da utilizzare per la quarantena di persone che rientrano nella tipologia dei casi sospetti, ma che comunque non sono positivi e sarebbe dunque scorretto ospitarli in ospedale, sottraendo preziosi posti. Lo abbiamo già visto con le due tranche di italiani tornati dalla provincia di Hubei e ora con i 19 che erano sulla nave da crociera Diamond Princess che sono stati appena rimpatriati: due palazzine della città militare della Cecchignola sono state utilizzate prima per i 56 tornati da Wuhan (divenuti poi 55 perché uno è risultato positivo).

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Ora vi troveranno posto i 19 in arrivo dal Giappone (anche se per 48 ore resteranno in una caserma a Pratica di Mare, in attesa delle azioni di sanificazione della struttura della Cecchignola. Regione Lazio, Protezione Civile e Difesa comunque, in casi estremi che tutti speriamo di non dovere mai prendere in considerazione, valutano anche altre caserme presenti a Roma, in via delle Milizie, via Guido Reni e sulla Tiburtina. Si sta giù usando anche l’ospedale militare del Celio. 

C’è poi il ruolo chiave dello Spallanzani, centro di riferimento nazionale che in questi giorni sta sopportando il peso dell’emergenza, tra test e pazienti ricoverati. Partiamo dalle buone notizie, che rischiano di perdersi oscurate da quelle drammatiche arrivate ieri dalla Lombardia e dal Veneto. I tre pazienti contagiati dal coronavirus e curati allo Spallanzani sono guariti. Più correttamente: il percorso di guarigione è terminato per il 29enne della provincia di Reggio Emilia, un ricercatore che vive in California ma che era Wuhan con la fidanzata. E’ in via di guarigione il turista cinese di 66 anni, ingegnere biochimico di Wuhan, che era in vacanza a Roma con la moglie quando si è ammalato. Lei, 65 anni, ha ancora qualche problema, ma è migliorata e non è più in terapia intensiva. C’è anche l’ipotesi di usare il plasma del giovane italiano guarito per la terapia dei contagiati della Lombardia, con una tecnica già utilizzata in Cina. Questa mattina allo Spallanzani racconteranno come sono stati curati i pazienti. I medici riceveranno i ringraziamenti della figlia della coppia, una giornalista che vive e lavora a Los Angeles ma che è accorsa al capezzale dei genitori.

EMERGENZA

Resisterà lo Spallanzani di fronte al peso del lavoro che si è moltiplicato dopo l’inizio dell’emergenza a Wuhan? Anche ieri è arrivata un’ambulanza da Ostia, che portava un caso sospetto, una donna che doveva essere sottoposta al test. In realtà allo Spallanzani si rivolgono ospedali di tutta Italia, tanto che ad oggi sono state eseguite 122 verifiche sul coronavirus che riguardavano oltre al Lazio, il Veneto, il Trentino-Alto Adige, il Friuli-Venezia Giulia, l’Emilia-Romagna, le Toscana, le Marche, l’Abruzzo, il Molise, la Campania, la Puglia, la Calabria e la Sicilia. L’assessore regionale alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, che ieri ha chiamato il suo omologo della Lombardia offrendo massima collaborazione, assicura: «Lo Spallanzani è pronto a rispondere a questa emergenza». Nella struttura i posti letto sono 155, ma il piano in caso di maxi contagio prevede di reperirne altri 700 negli ospedali di Roma e del Lazio. I pronto soccorso, da sempre in sofferenza nella Capitale, per ora reggono l’urto di chi si presenta perché teme di essere stato contagiato. Ma vale sempre l’avvertimento: mai andare in pronto soccorso o dal medico di famiglia, se si hanno sospetti, meglio telefonare al 112, per evitare - se davvero si è stati contagiati - di trasmettere il virus ad altre persone.

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