CORONAVIRUS

Assistenti civici: non pagati, senza possibilità di fare multe e in servizio 64 ore al mese: ecco i 60 mila volontari

Lunedì 25 Maggio 2020 di Cristiana Mangani
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Assistenti civici: non pagati, senza possibilità di fare multe e in servizio 64 ore al mese: ecco i 60 mila volontari

Avranno il compito principale di aiutare nell'ambito delle tante cose che quotidianamente un'amministrazione comunale deve realizzare per tentare di “tenere a bada” il coronavirus. Un po' come fanno i nonni che fermano il traffico per far passare i bambini davanti alle scuole: sono “gli assistenti civici”. Un esercito di 60 mila volontari pronti a mettersi in movimento nei parchi, sulle spiagge, tra i locali e nelle piazze della movida. Dovranno vigilare, consigliare, anche un po' redarguire, ma sempre con cautela e gentilezza.

Verranno reclutati con un bando della Protezione civile. La notizia è circolata ieri e già in tanti si interrogano sul ruolo che realmente avranno. Se potranno fare multe o solo una virtuale tirata d'orecchie. In attesa di definirne il ruolo - così come specificano fonti del Viminale - «le decisioni assunte, senza preventiva consultazione del ministero dell'Interno, per la figura degli “assistenti civici” in relazione alle misure di contrasto e di contenimento della pandemia Covid 19, non dovranno comportare compiti aggiuntivi per le prefetture e le forze di polizia già quotidianamente impegnate sui controlli del territorio».

L'iniziativa è stata messa a punto dal ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia e il presidente dell'Anci, oltre che sindaco di Bari, Antonio Decaro.

Gli “assistenti civici” saranno tutti volontari, e offriranno il loro lavoro a titolo gratuito. Oltre ai controlli di sicurezza nei luoghi pubblici, avranno anche il compito di potenziare il numero di coloro che assistono le categorie più fragili, dagli anziani ai bambini. In settimana verrà lanciato il nuovo bando e sarà la Protezione civile a indicare alle Regioni la disponibilità sul territorio nazionale. In base all'accordo, il gruppo di 60 mila dovrà essere reclutato solo tra i maggiorenni, «inoccupati, percettori di reddito di cittadinanza o di ammortizzatori sociali».

Lavoreranno fino a un massimo di tre giorni a settimana, e per non più di 16 ore settimanali, sulla base delle indicazioni fornite da ciascun Comune nel quale operano. Saranno coperti dall'Inail in caso di infortuni e avranno una polizza assicurativa di responsabilità civile verso terzi in caso di eventi che lo richiedano. Saranno poi ben riconoscibili dai cittadini perché indosseranno una casacca o un fratino con dietro la scritta assistente civico”, e avranno davanti il logo della Protezione civile nazionale, dell'Anci e del Comune in cui prestano il servizio. 

«Dopo le migliaia di domande di medici, infermieri e operatori socio sanitari, arrivate alla Protezione civile nel momento di maggiore emergenza negli ospedali italiani - ha spiegato il ministro Boccia - ora è il momento  di reclutare tutti quei cittadini che hanno voglia di dare una mano al Paese, dando dimostrazione di grande senso civico». Il presidente dell'Anci Decaro ha ricordato: «Sono stati i volontari, con noi amministratori a prendersi cura di chi aveva più bisogno nella fase del lockdown. E' ai volontari che vogliamo affidare le nostre comunità in questa nuova e complessa fase: quella in cui proviamo a convivere con il virus e impariamo a difenderci, anche tornando a una vita meno compressa dai divieti. Da questa emergenza possiamo uscire solo stando uniti e collaborando ognuno per la sua parte, con senso di responsabilità»

 Cosa faranno concretamente? Li potremo vedere al mare per regolare gli accessi nelle spiagge libere, o anche davanti ai parchi e ai mercati. Spiegheranno come si indossa una mascherina, quale è la distanza di sicurezza da rispettare. Daranno sostegno alla parte più debole della popolazione consegnando spesa e pacchi di prima necessità. Alla selezione potranno partecipare «tutti i soggetti residenti o domiciliati in Italia».

Non è richiesto alcun titolo di studio. I partecipanti dovranno avere «dimora abituale» nel Comune dove intendono prestare supporto, perché questo garantirà una maggiore conoscenza del territorio. Saranno sempre i Comuni a comunicare alla Protezione civile di quanti volontari hanno bisogno e ad attivare le necessarie assicurazioni (Inail e responsabilità civile verso terzi). Non potranno fare multe, tantomeno svolgere un lavoro “da ronda”. Sono volontari «distributori di buona educazione», ha chiarito Decaro. Opereranno fino al termine dello stato di emergenza dichiarato dal Consiglio dei ministri che, salvo proroghe, è fissato per il 31 luglio.

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