La sorella di Willy: «Il concorso del Messaggero aiuterà i giovani a fare del bene»

La sorella di Willy: «Il concorso aiuterà i giovani a fare del bene»
di Laura Bogliolo, Andrea Tagliaferri e Annalisa Maggi
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Domenica 6 Dicembre 2020, 23:28 - Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre, 09:44

«Il concorso letterario del Messaggero aiuta i giovani a guardarsi dentro, a riflettere sulla loro vita, sul percorso che stanno facendo e a capire se stanno vivendo al meglio, impegnandosi a fare del bene: qualche ragazzo potrà cambiare strada, lasciare quella della violenza e scegliere quella della bontà e dell’aiuto verso gli altri. Lo so, è una visione ottimistica, ma anche se accadesse ad 1 su 1000 sarebbe una vittoria». Milena Monteiro ha una forza straordinaria, e l’ha dimostrata anche ieri a tre mesi esatti dalla scomparsa del fratello, Willy Monteiro Duarte, il giovane di 21 anni pestato a morte dal branco a settembre a Colleferro. Ha commentato con emozione il concorso rivolto ai 700 mila studenti delle scuole superiori del Lazio. «Dobbiamo capire che la violenza non porta a nulla di buono e nulla di positivo. Basta violenza, che Willy sia un simbolo per l’umanità intera» hanno scritto i familiari sulla pagina Facebook a lui dedicata. «Aveva il cuore spezzato, di solito succede per amore, non per un pestaggio» il commento di Vincenzo Romagnoli che ha conosciuto Willy da quando aveva dieci anni.

“Che cosa è importante per me”, la lezione di Emanuele e Willy


TRA DOLORE E SPERANZA
E c’è un filo sottile tra la speranza alimentata dalla sorella di Willy, dai suoi amici, dall’Associazione Nazionale presidi di Roma e del Lazio che sostiene l’iniziativa, e un’altra mamma, quella di Emanuele Morganti, 20enne di Tecchiena, ucciso a marzo del 2017 in piazza ad Alatri fuori da un pub. «Si mise in contatto con la famiglia di Willy - aggiunge Romagnoli - ha voluto esprimerle la sua solidarietà». Proprio a Willy e a Emanuele è dedicato il concorso nel quale gli studenti, in un testo scritto, potranno ragionare sui valori in cui credono, interrogarsi su quelle morti tremende tracciando un futuro migliore per loro stessi e per i loro compagni. «L’altro giorno i genitori di Willy, persone molto cattoliche e distrutte dal dolore, hanno ricevuto i risultati ufficiali dell’autopsia, è uno strazio infinito» aggiunge Romagnoli, papà di uno dei quattro ragazzi che erano con il giovane la sera della brutale aggressione. 


A qualche chilometro di distanza altri cuori distrutti dal dolore. «Apprezzo molto il concorso del Messaggero, aiuterà i ragazzi a riflettere - le parole di Giuseppe Morganti, il papà di Emanuele - in realtà più che i giovani dovrebbero essere gli adulti e le istituzioni a riflettere su cosa abbiamo trasmesso loro, ma ogni iniziativa che faccia riflettere, aiuta a prevenire atti come quello che ha sconvolto noi e quello che ha distrutto la famiglia di Willy. Quando ho saputo della morte di un altro ragazzo non lontano da Frosinone, ho rivissuto gli stessi sentimenti di quando ho perso mio figlio. E anche in quel caso mi ha fatto molta rabbia sapere che chi ha massacrato di botte quel giovane come fu per Emanuele, aveva già dimostrato la propria pericolosità. Queste tragedie vanno prevenute facendo cultura tra i giovani». 
Sul concorso è intervenuto anche il vescovo della diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, monsignor Gerardo Antonazzo: «Condivido lo sforzo di una strategia educativa a favore dei ragazzi. Non c’è futuro senza l’acquisizione di valori». 

(ha collaborato Annalisa Maggi)
 

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