Cinema America, gli identificati per l'aggressione sono 5: ecco chi sono

Mercoledì 19 Giugno 2019 di Marco Pasqua

C'è il leader romano del Blocco Studentesco, Marco Ciurleo: sarebbe stato lui, secondo polizia e carabinieri, ad aver sferrato la testata al volto di David Habib, il ragazzo che indossava la t-shirt del Cinema America. Ciurleo ha precedenti di polizia per danneggiamento, interruzione di pubblico servizio, e resistenza a pubblico ufficiale. E poi, tra gli identificati da polizia e carabinieri, ecco Matteo Vargiu, classe 1996, anche lui con numerosi precedenti e sottoposto a Daspo: avrebbe colpito al sopracciglio con una bottiglia Valerio Colantoni. E poi il più anziano del gruppo: Stefano Borgese, classe 1981, parrucchiere in zona Casalotti. La sera di sabato scorso, era a Trastevere con i suoi amici, per festeggiare il suo addio al celibato. Dalle indagini è emerso che sarebbe stato il fomentatore dell'aggressione. Uno degli identificati è Matteo Mecucci (classe 1998), già noto alle forze dell'ordine per i fatti di piazza Cavour del 2016. Il ragazzo, la sera del 14 ottobre, secondo gli inquirenti, partecipò alla rissa nella quale venne ferito un 16enne di Primavalle: insieme a lui altri coetanei di destra, suoi amici e frequentatori della piazza luogo di ritrovo degli estremisti di Roma Nord. Secondo gli investigatori, Mecucci avrebbe fatto parte del branco dei dieci, a Trastevere, ma non avrebbe partecipato al pestaggio (sul braccio destro ha alcuni tatuaggi molto visibili e facilmente riconoscibili). Il quinto identificato è Alex Muratori, classe ’96, militante di Casapound, con precedenti per lesioni e violenza privata. 

Formalmente gli indagati sono 3, mentre un quarto, che avrebbe avuto un ruolo minore, resta denunciato a piede libero. Più pesante è la posizione del più grande dei quattro, Borgese, che secondo gli inquirenti, anche come emerge dai filmati delle telecamere di videosorveglianza, avrebbe fomentato l'aggressione, dicendo a un ragazzo di togliersi la maglietta del 'Cinema Americà e accusandolo di essere «antifascista». Da lì poi sono partite le botte. Sono accusati anche di violenza privata oltre che di lesioni aggravate.

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L’indagine della Digos e dei carabinieri, complessa e serrata, è iniziata acquisendo e visionando tutte le immagini riprese nei luoghi di Trastevere, teatro dell’aggressione. I volti immortalati dalle telecamere di videosorveglianza, però, non erano riconducibili a soggetti noti. E’ allora che si è iniziato a scandagliare, in maniera certosina, tra tutti i personaggi conosciuti all’ambiente della Digos. Individuato uno degli autori dell’aggressione si è proceduto con una attività sul web, per riscostruire la sua rete di amicizie, e accertare così chi fossero i soggetti presenti con lui quella notte a Trastevere. Ininterrotti match tra le foto di Facebook e i frame delle riprese della videosorveglianza hanno consentito di individuare gli artefici dell’aggressione: i quali, dopo aver fiutato che la le forze dell'ordine li avevano scoperti, hanno iniziato ad oscurare i loro profili sul web, sperando di ostacolare le indagini.

Ultimo aggiornamento: 17:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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