Bimbo suicida a Napoli, dietro "l'uomo nero" dei social gruppi pericolosi che spingono i piccoli verso il baratro

Bimbo suicida per l'uomo nero, choc social: dietro quei personaggi gruppi pericolosi che spingono i più piccoli verso il baratro
di Francesco Malfetano
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Giovedì 1 Ottobre 2020, 06:56 - Ultimo aggiornamento: 21:39

E se «l'uomo nero» fosse uno dei protagonisti delle temute sfide online che terrorizzano i ragazzini? Un dubbio, questo, che si è insinuato tra gli investigatori da subito. Fin dalla notte di ieri, quando il corpo dell'undicenne napoletano è stato ritrovato dalla sua famiglia. Prima di lanciarsi nel vuoto dal decimo piano del palazzo in cui abitava infatti, il bambino ha lasciato un messaggio. Un sms breve inviato sul telefono della madre con cui il piccolo ha prima detto ai genitori di volergli bene e poi ha parlato di un «uomo nero con il cappuccio» da seguire.

Un riferimento chiaro, magari ad una persona reale, nella cerchia di conoscenze del bambino, oppure proprio ad un'entità virtuale. Ipotesi su cui la Procura di Napoli ora sta indagando, dopo aver aperto un'inchiesta per istigazione al suicidio.

PERSONAGGI
I vari Jonathan Galindo, Momo Challenge, Creepypasta o Slender Man sono tutti delle sfide personificate in personaggi fittizi, versione moderna delle leggende metropolitane, diventati negli ultimi anni protagonisti sui social network e già oggetto di numerose segnalazioni alla Polizia Postale. Challenge, di cui l'antesignana è stata la Blue Whale, in cui si spingerebbero i ragazzini a superare delle prove che infine sfociano nell'autolesionismo.
 

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L'ultimo di questi personaggi ad essere sbarcato in Italia, il fenomeno infatti è internazionale, è Galindo. Una sorta di Pippo, il protagonista di mille storie della Disney, con dei tratti disturbanti. Una maschera dietro cui, il più delle volte, si nascondono diverse persone. Soggetti che, appunto, agiscono in gruppo ma non necessariamente coordinati, che approfittando dell'identità finta e della facilità di suggestionare bambini e giovanissimi, li agganciano con dei messaggi sui social network per spaventarli, o peggio, spingerli in un vortice di prove di coraggio sempre più pericolose.

ACCOUNT FALSI
Ovviamente il personaggio non esiste e l'immagine diventata virale su internet altro non è che il frutto di un furto. Le foto sono state pubblicate ormai diversi anni fa dal make up artist specializzato in effetti cinematografici Samuel Canini - estraneo alla vicenda - che per pubblicizzare i suoi lavori aveva realizzato questa maschera. Prima negli Usa, poi in Spagna e in Germania ed infine in Italia, la sua creazione è però diventato il volto di numerosi account fake sui social. Account che prima inviano ai più piccoli le richieste di amicizia e poi un link che propone di entrare in un gioco. Una serie di sfide che, secondo alcune testimonianze, prevederebbero ad esempio di incidere delle parole con una lama sulla pelle per poi inviare una foto a testimonianza del gesto. Parte del gioco è anche non parlare con nessuno delle prove. Una peculiarità che spinge i bambini a farsi suggestionare maggiormente e ad isolarsi, perdendo il contatto con la realtà dei fatti. Così può finire che si facciano divorare dall'ansia o dalla paura.

CONSIGLI
Un fenomeno imponente al punto, che pochi mesi fa, a luglio, la Polizia Postale italiana era stata costretta a mettere in guardia i genitori e fornirgli dei consigli per affrontare la situazione. Tra questi, il parlare della vicenda Galindo ai più piccoli, in modo che siano preparati. Allo stesso modo, insegnargli che i messaggi inviati da sconosciuti devono essere ignorati, senza aprire i link al loro interno, e che le eventuali minacce ricevute in rete non debbono spaventarli ma indurli a chiedere aiuto. Poi invitarli non a condividere con gli amici questo tipo di messaggi e, nel caso ci si accorga di un profilo social denominato Jonathan Galindo, bloccarlo e segnalare tutto alle autorità.

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