Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Modena, la babysitter Monica Santi confessa: «Ho lanciato io il bimbo, ero in stato di catalessi»

«Un malore, non so perché l’ho fatto». L’avvocato della 32enne: «Nessun gesto premeditato, ora è disperata»

Baby sitter di Modena. Monica Santi confessa: «Ho gettato il piccolo della finestra, ero in catalessi»
di Federica Zaniboni
4 Minuti di Lettura
Venerdì 3 Giugno 2022, 10:34 - Ultimo aggiornamento: 4 Giugno, 09:15

«Ho preso Tommaso e l’ho lanciato dalla finestra, non so perché l’ho fatto». Con queste parole, la babysitter 32enne Monica Santi ha confessato il tentato omicidio del bambino di un anno che martedì scorso è precipitato da circa tre metri di altezza a Soliera, in provincia di Modena. Il piccolo è ancora ricoverato in ospedale in gravi condizioni, mentre nei confronti della donna è stato convalidato ieri l’arresto. «Ho avuto un malore, una sorta di catalessi» ha dichiarato Santi, tra le lacrime, davanti al gip. Come ha spiegato il suo legale Francesca Neri, quel «malessere interiore» sarebbe stato tale «da non riconoscersi più nella propria realtà, ma in una realtà parallela».

La babysitter, che lavorava per la famiglia del bimbo dallo scorso gennaio, non avrebbe mai dato alcun segno di squilibrio, come ha raccontato anche la nonna del piccolo Tommaso. Pochi giorni fa, però, all’improvviso, si sarebbe sentita «soffocare» e avrebbe compiuto quel folle gesto definito da lei stessa «spontaneo», senza premeditazione. Il suo legale ha spiegato che Santi «non dà la colpa al bambino» e che quel giorno, quando si è recata al lavoro, «era tranquilla». E poi, d’un tratto, quel «malessere sempre più pressante». Secondo quanto riferito dall’avvocato Neri, la 32enne «è disperata, preoccupata» e durante l’udienza di convalida avrebbe parlato «con voce tremante, interrotta dal pianto».

Non vi sarebbero motivazioni razionali dietro al tentato omicidio del bimbo di soli 13 mesi, ma nel corso nell’interrogatorio è emersa una profonda delusione in ambito professionale che la 32enne, laureata in economia, avrebbe vissuto un anno fa, quando ha perso il posto nell’azienda per cui lavorava. «È nato in lei un senso di abbandono, di insicurezza, aveva bisogno di attenzioni che non riusciva a trovare» ha spiegato il legale. Durante l’interrogatorio, inoltre, la donna avrebbe chiesto come sta il piccolo Tommaso, una domanda che da due giorni continuerebbe a porre al suo avvocato. «È preoccupata» ha spiegato Neri.«Il suo dolore è anche quello dei familiari della ragazza. Tutti ci auguriamo che il piccolo si possa rimettere». Negli istanti dopo la tragedia, Monica Santi sarebbe rimasta «impassibile», come ha raccontato anche la vicina di casa che per prima ha chiamato i soccorsi. Nella disperazione e nel caos di quei momenti, la babysitter era «immobile, non un cenno, niente di niente». Altre persone, inoltre, l’avrebbero vista affacciata alla finestra, davanti al piccolo riverso a terra, con uno sguardo «imperturbabile». 

La ricostruzione

Secondo quanto ricostruito e poi ammesso dalla 32enne, il bambino è stato lasciato cadere dalla finestra del secondo piano dell’abitazione della famiglia in via Arginetti, intorno alle 10 di martedì mattina. Subito dopo, la donna sarebbe scesa al primo piano per raggiungere la colf, l’unica altra persona presente in casa mentre i genitori erano al lavoro. «Adesso è libero», le avrebbe detto, ripetendolo poi con insistenza. Un primo elemento, questo, che ha portato gli inquirenti a ipotizzare un gesto volontario.
All’arrivo degli operatori del 118, giunti sul posto con un’ambulanza e un elicottero, Tommaso è stato portato all’ospedale Maggiore di Bologna, dove si trova ancora ricoverato in condizioni critiche, seppur non in immediato pericolo di vita.

La donna, quel giorno, è rimasta nella caserma dei carabinieri per ore, senza proferire parola. Soltanto nelle ultime ore sembrerebbe aver superato lo shock e ieri, nel carcere di Sant’Anna, ha ammesso la sua responsabilità. L’avvocato non si è opposto alla misura di custodia cautelare – convalidata dal gip Andrea Scarpa per pericolo di reiterazione – poiché ritiene che «in questo momento lei sia maggiormente tutelata in carcere che all’esterno». Per Santi potrebbe essere chiesta una perizia psichiatrica nel tentativo di valutare le sue condizioni mentali e capire cosa l’abbia portata a compiere quel gesto, dopo che da sempre avrebbe avuto con quella famiglia un comportamento del tutto professionale. Anche la colf ha riferito che lavoravano insieme da diversi mesi e che fino a quel giorno la donna non aveva mai avuto comportamenti «non congrui» con il bambino.

© RIPRODUZIONE RISERVATA