Muore a 99 anni in ospedale, i figli avvisati del decesso della madre dopo una settimana

L'ospedale di Adria e la signora Avelina Braghin
di Guido Fraccon
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Martedì 25 Maggio 2021, 14:20

ADRIA (ROVIGO) - Anziani dimenticati. In epoca di pandemia, accade all’ospedale Santa Maria Regina degli Angeli di Adria. Una donna di 99 anni muore e il nosocomio si sarebbe dimenticato di avvisare i figli del decesso. Lo avrebbe fatto, secondo i parenti, con grave ritardo. La comunicazione sarebbe arriva solo una settimana dopo la scomparsa della donna, quando il suo corpo riposava già da giorni in una delle celle frigorifere dell’obitorio
Vicenda delicata e dai contorni non chiari quella della signora Avelina Braghin, vedova Bellettato, le cui esequie sono state celebrate ieri pomeriggio in cattedrale.

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La donna si è spenta il 14 maggio, lasciando i figli Pietro e Gabriele. I due fratelli, che ora puntano il dito contro l’ospedale, nei prossimi giorni valuteranno se e quali azioni intraprendere contro l’Ulss 5 Polesana; prima hanno aspettato di dare degna sepoltura all’anziana genitrice. Nel frattempo si sono rivolti all’avvocato Sandra Passadore. «Mia madre - racconta Gabriele Bellettato, persona molto conosciuta in città - fino a qualche mese fa era autosufficiente. Viveva da sola nella sua abitazione; c’era solo una signora che la aiutava nelle faccende domestiche». Il destino ha voluto però che la signora cadesse e si rompesse il femore. «Vista l’età - prosegue il figlio - circa un mese fa abbiamo deciso di farla ospitare al Centro servizi anziani. Si sa che la rottura del femore in una persona anziana è un grosso rischio, può rappresentare la fine. E così purtroppo è stato per nostra madre».

MANCATA INFORMAZIONE

Avelina Braghin si è aggravata ed è stata ricoverata in Medicina. «Nessuno chiedeva che l’ospedale facesse miracoli - prosegue Bellettato - ma quello che abbiamo vissuto è stato davvero increscioso. Il giorno 13, quindi poche ore prima spirasse - è morta nella notte tra il 13 e 14 - ero andato a trovarla in ospedale». Poi cosa è accaduto? «Di notte, saranno state le 2, sono stato cercato al telefono dall’ospedale. Mi sono accorto delle telefonate, due, solo al mattino. Mi sono subito allarmato. Ho telefonato, ma mi è stato riferito che si erano sbagliati. Essendoci restrizioni sulle visite e trovandomi anch’io oberato da altri impegni, al momento non ho approfondito la cosa. E poi, come detto, erano passate solo poche ore da quando avevo fatto visita alla mamma». Quando ha saputo del decesso? «Solo il 21. Dopo qualche giorno da quelle telefonate notturne, ho provato ad informarmi delle condizioni di mia madre. Tra chiamate a vuoto e mancate risposte, per farla breve sono venuto a sapere che non risultava più in reparto. Mi sono ovviamente allarmato. Ho chiesto anche tramite il Pronto soccorso dove fosse stata ricoverata, la risposta è stata che risultava ancora in Medicina. Sono diventato matto. Solo alla fine della scorsa settimana mi hanno comunicato che era morta ed era stata portata in obitorio».

INDAGINE INTERNA 

Cosa le hanno detto? «Si sono scusati o meglio non sapevano cosa fare. Hanno detto che sarà svolta un’indagine interna. Io voglio sia fatta luce su questo caso. Ho visto mia madre viva il 13 e l’ho ritrovata morta il 21, in cella frigorifera. Era tutta congelata e nera. Aveva un specie di bastone sotto il collo per sollevarle il mento».

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