Come si comunica il welfare inclusivo?

Mercoledì 20 Gennaio 2021
Come si comunica il welfare inclusivo?

Jagger, il più grande provider indipendente in soluzioni per lo Spend Management, lancia un programma per il welfare inclusivo, a partire dal linguaggio usato in azienda

Inserendosi nell’ampio dibattito dedicato all’inclusività della lingua, anche le aziende ripensano alle loro modalità di comunicazione. Ne è un esempio JAGGAER, il più grande provider indipendente al mondo in soluzioni per lo Spend Management, ha lanciato il programma denominato Human Equity Project, per rendere ambiente di lavoro e modalità di comunicazione sempre rispettose della diversità rimuovendo dal proprio linguaggio ogni espressione potenzialmente disturbante per la sensibilità di tutti i dipendenti, oltre che per ogni altra parte coinvolta. Nell’ambito di questo progetto l’azienda ha già iniziato ad eliminare terminologie in qualche modo riferibili a ingiustizie e pregiudizi storici di ordine razziale.

Stiamo perseguendo questo impegno prima di tutto perché è la cosa giusta da fare. Vogliamo che l’ambiente in cui operiamo sia confortevole per tutti” ha affermato Jim Bureau, CEO di JAGGAER. “Le parole che usiamo sono importanti. Anche se non ne abbiamo percezione, il linguaggio plasma il modo in cui vediamo il mondo. Modificare il modo in cui ci esprimiamo può servire da catalizzatore per un cambiamento positivo. E ammettiamolo, alcuni dei termini utilizzati nel linguaggio della tecnologia e degli acquisti rimandano a concetti di oppressione e servitù. Questo è sbagliato e può e deve cambiare”.

Nell’ambito del programma Human Equity Project, JAGGAER ha incaricato i team di sviluppo, marketing, comunicazione e supporto di analizzare ogni codice, documento e materiale di comunicazione per identificare ed eliminare espressioni potenzialmente offensive e sostituirle con alternative neutre e oggettive. Ad esempio, le espressioni black list e white list sono state sostituite con blocked list e safe list. Il termine master-slave system è stato sostituito con espressioni quali controller-agent. JAGGAER si sta anche occupando di terminologie potenzialmente discriminatorie con riferimento al genere, all’orientamento sessuale e ad altri pregiudizi.

Sullo stesso fronte, in Italia, la sociolinguista Vera Gheno sta portando avanti una serie di ricerche, interventi e pubblicazioni inerenti proprio all’inclusività della lingua italiana e a come l’uso di alcune parole determinino la realtà circostante, per cui è sempre più necessario partire dalla lingua per evitare intolleranze e discriminazioni. La vocale schwa “ə” si sta infatti imponendo nel mondo della comunicazione politico culturale, e non solo, come il simbolo dell’inclusività per l’accordo del genere e numero: “tuttə“, “benvenutə“, “sarete chiamatə” ecc…

Non pretendiamo di essere perfetti sotto questo aspetto e riconosciamo che stiamo intraprendendo un lungo viaggio” ha sottolineato Bureau. “Incoraggiamo i nostri colleghi in tutto il mondo, in particolare coloro che operano nell’ambito delle tecnologie per il procurement, a seguire il nostro esempio, per perseguire un obiettivo comune. Ci auguriamo che altri operatori del nostro settore seguano il nostro esempio. Saremo lieti di condividere il nostro percorso e le nostre esperienze con chiunque voglia partecipare, traendo vantaggio dall’inclusività. Garantire un ambiente più accogliente a persone di etnie e background differenti amplia il perimetro dei talenti, delle esperienze e delle reti sociali” ha aggiunto Bureau.

Lucia Medri

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Ultimo aggiornamento: 29 Gennaio, 10:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA